Psicologia online, rischi, vantaggi e prospettive - Psicologo Milano
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Psicologia online, rischi, vantaggi e prospettive

Vantaggi e svantaggi della psicologia online

Pubblico una lunga intervista che mi ha fatto il sito internet Iovalgo.it in cui faccio il punto della situazione sulla psicologia online e sugli sviluppi futuri che avrà questo campo.
L'intervista è divisa in 4 puntate, ma per comodità la posto tutta di seguito.
Buona lettura,
Luca Mazzucchelli

Vantaggi e svantaggi della psicologia online

Pubblico una lunga intervista che mi ha fatto il sito internet Iovalgo.it in cui faccio il punto della situazione sulla psicologia online e sugli sviluppi futuri che avrà questo campo.
L’intervista è divisa in 4 puntate, ma per comodità la posto tutta di seguito.
Buona lettura,
Luca Mazzucchelli

 

www.iovalgo.com/tag/luca-mazzucchelli

Prima puntata:Psicologo via Skype, come funziona?

Cari amici di Iovalgo, pubblichiamo oggi il primo approfondimento del nostro speciale in compagnia del dottor Luca Mazzucchelli,  da noi già citato a proposito della consulenza psicologica che si avvale dei moderni strumenti comunicativi, tra cui Skype e le applicazioni iPhone.

Il dottor Mazzucchelli ci chiarirà alcuni punti su questo nuovo approccio e discuteremo con lui di altri interessanti argomenti d’attualità del mondo della psicologia, focalizzandoci sull’utilizzo della tecnologia al servizio degli psicologi e dei pazienti.

La figura dello psicologo si evolve, dallo studio alla strada (vedi psicologi on the road a Milano), dalla nicchia specialistica alla proposta di uno psicologo di base, dal lettino a Skype, dai manuali cartacei alle applicazioni iPhone. Una psicologia sempre più vicina alle esigenze reali del paziente di cui condivide gli strumenti comunicativi. In quest’ottica come si immagina lo psicologo del futuro?

Il compito dello psicologo è quello di sapere entrare in contatto con le persone per portarle ad aumentare il loro benessere. La modalità di comunicare cambia costantemente, e con essa anche il modo in cui entriamo in relazione tra noi. E’ proprio con l’evoluzione di questo modo di comunicare e relazionarsi che lo psicologo del futuro deve fare i conti se vuole restare al passo con le nuove forme di patologia, perchè è nella comunicazione e nella relazione che esse insorgono e si manifestano.
Certo alcuni aspetti restano e resteranno invariati: si pensi solo per esempio al provare emozioni, il contatto fisico, il piacere di condividere lo stesso spazio con altre persone, la paura verso i cambiamenti, i pensieri che quotidianamente ci fanno preoccupare o ben sperare per il futuro.
A cambiare saranno gli strumenti attraverso i quali comunicheremo questi punti fermi, e lo psicologo del futuro dovrà avere sempre maggiore dimestichezza con queste dimensioni.

Ci parli della consulenza psicologica online di cui si è fatto promotore. Nello specifico, come si svolge una seduta via Skype?

Una seduta via skype inizia solitamente con una mail, attraverso la quale si fissa un appuntamento online. E’ necessario che utente e professionista abbiano webcam e microfono ben funzionanti, oltre a una buona connessione online.
Nel primo incontro (talvolta questa fase, molto delicata, prende più tempo) si cerca di analizzare la domanda portata dal cliente e mettere a fuoco a quale bisogno occorre dare una risposta.
Spesso il proseguo della consultazione non può avvenire online, perchè si valutano le problematiche essere troppo delicate per trattarle a distanza e sia pertanto necessario un contatto ravvicinato. Questa fase è cruciale proprio per questo motivo: occorre selezionare chi può beneficiare di questo supporto e chi invece no.
Si aprono quindi due strade: la presa in carico online, che avviene comunque su obbiettivi a breve termine e limitati nel tempo, oppure l’invio a una struttura sul territorio.
Esercitando la professione attraverso le nuove tecnologie, mi sono reso conto di come sia importante mantenere un costante dialogo con altri colleghi per avere un confronto sul proprio operato.
E’ per questo che, assieme agli psicologi Davide Algeri e Francesco Pagnini abbiamo deciso di strutturare meglio il servizio creando una equipe di psicologi e psicoterapeuti che potessero lavorare su questo tema. E’ nato così il Servizio Italiano di Psicologia Online dove le prese in carico psicologiche tendono a porsi sempre degli obiettivi a breve termine da verificare dopo poche sedute assieme al cliente, per capire se abbia senso proseguire in questa direzione o meno.
Vi è poi un percorso parallelo e molto importante che viene svolto sul professionista, il quale, data la particolarità della situazione di presa in carico, è soggetto a periodica supervisione da parte degli esperti del gruppo AlgeriMazzucchelli con i quali può confrontarsi circa l’andamento della consultazione e, in caso, correggere il tiro.

Chi volesse contattarLa per un consulto via Skype in quale studio virtuale La trova? Come prenotare una videochiamata e a che ora è reperibile?

Invito tutti i lettori che avessero voglia di approfondire l’argomento a consultare il Servizio Italiano di Psicologia Online all’indirizzo www.psicologi-online.it.
Troveranno molto più di uno psicologo appassionato delle nuove modalità di esercitare la professione: un’intera equipe di professionisti supervisionati e competenti potrà venire incontro alle diverse esigenze di tempo dei clienti.
Consideriamo tutti i nostri psicologi degli esperti, abbiamo infatti posto degli standard minimi di competenza che ne garantiscono la preparazione: iscrizione da almeno 3 anni all’albo professionale, supervisione continua, conoscenza dei principali approcci psicoterapeutici in circolazione, hanno lavorato o sanno come reperire le informazioni sui vari centri territoriali presso i quali eventualmente inviare gli utenti.

Seconda puntata: Psicologia innovativa, applicazioni iPhone e social network: ne parliamo con il dottor Mazzucchelli

Cari amici di Iovalgo, proseguiamo il nostro speciale sulla psicologia innovativa in compagnia del dottor Luca Mazzucchelli, che ieri ci ha chiarito il nuovo approccio della consultazione psicologica online che parte da Skype e dal contatto virtuale. Oggi parliamo di tecnologia al servizio di psicologo e paziente, in riferimento nello specifico alle applicazioni iPhone e alle potenzialità del social network come strumento di arricchimento e prevenzione. Le potenzialità della tecnologia nell’ambito della comunicazione tra medico e paziente sono sconfinate. Lei ad esempio ha creato insieme al dottor Algeri diverse applicazioni iPhone, tra cui la guida Genitori si diventa. Un binomio vincente: l’innovazione al servizio della psicologia. Quali prospettive si aprono da questo sodalizio?

L’idea di sfruttare a 360 gradi le potenzialità delle nuove tecnologie ha spinto me e Davide Algeri a sondare il tipo di curiosità attorno ai nuovi modi di fruire le conoscenze psicologiche. “Genitori si diventa” è nata dal lavoro e dalla passione di oltre 20 psicologi e psicoterapeuti curiosi di vedere cosa sarebbe scaturito da questo primo esperimento. I risultati ci hanno confermato un grande interesse non solo da parte del pubblico, ma anche dal mondo accademico, che ci ha chiesto di raccontare la nostra esperienza in un convegno tenutosi all’Università degli studi di Bergamo a settembre.
Ma un’applicazione per iPhone non deve essere intesa come “curativa”, quanto come spunto per confrontarsi con una serie di questioni: il primo passo di un percorso che poi, per chi interessato, va proseguito altrove, in un luogo dove l’interazione sia ancora maggiore.
Le nuove tecnologie, da questo punto di vista, vanno sempre più in questa direzione, permettendo a oggi cose che solo 10 anni fa erano impensabili.

La domanda-guida che accompagna me e gli altri colleghi del team AlgeriMazzucchelli è in effetti questa: “come sarà la nostra professione tra 20 anni?”.
Nel tentativo di dare una risposta a questo interrogativo stiamo cercando di potenziare una serie di servizi innnovativi, di cui mi preme citarne almeno uno, quello che reputo socialmente più urgente e realizzabile. Mi riferisco a I-kiwi,  un programma di prevenzione rivolto agli studenti della scuola dell’obbligo al quale ho lavorato assieme a Laura Duranti e Davide Algeri. L’idea che stiamo sviluppando e portando in giro in vari festival e incontri è quella di potere fornire a tutte le scuole dei corsi di prevenzione a un costo contenuto, coinvolgendo in questo processo anche insegnanti e genitori. Una grande innovazione a mio avviso è che il contesto che proponiamo non è più di semplice E-Learning, ma di Social Learning, attraverso una piattaforma che integri gli strumenti classici della didattica digitale all’interno di un social newtork, luogo di confronto e crescita per tutti i partecipanti al programma di prevenzione. “La maggior parte di quello che impariamo lo impariamo soprattutto grazie agli altri” diceva
Jay Cross, e quello che le tecnologie oggi possono dare è proprio questo: mettersi in rete con persone distanti e diverse, alla ricerca di un arricchimento reciproco.

Terza puntata: Identità virtuale e identità reale, quando entrano in conflitto? Risponde il dottor Mazzucchelli

Identità virtuale e identità reale: l’io che vive collegato è una proiezione, una trasposizione, un miraggio, un alieno? E quando bisogna preoccuparsi dell’interferenza di una vita online parallela all’esistenza fuori dal mondo della rete? Ne parliamo con il dottor Luca Mazzucchelli per sfatare il mito delle nuove tecnologie rèe dei peggiori crimini senza però tralasciare che un aspetto patologico esiste, quando si tagliano i ponti con l’esterno e si vive esclusivamente in una realtà fittizia.
Oggi c’è anche chi demonizza i nuovi strumenti offerti dalla rete e dalla tecnologia, dagli smartphone, rèi di togliere il respiro all’aspetto social del contatto reale, ai social network accusati di minare l’autostima e scatenare depressione. Ma si può ancora operare un distinguo tra realtà virtuale e vita reale? La nostra identità online non trova forse corrispondenza in ciò che siamo e vogliamo essere davvero? E ancora, si può parlare di conflitto tra l’io virtuale e l’io reale?

Rispondo a quelli che tendono a demonizzare con una frase di un matematico inglese, Joan Littlewood, che credo in sé possa riassumere bene un altro atteggiamento possibile da tenere di fronte a questi strumenti e le opportunità che ci aprono: “Se nessuno si perde, chi troverà nuove strade?”. Questo per dire che è ovvio che dobbiamo prenderci dei rischi e che ci dobbiamo addentrare in un mondo nuovo, ma è possibile farlo (anzi forse per gli psicologi è un dovere farlo) soprattutto se non si è in solitudine ma assieme a un gruppo di professionisti attenti alle implicazioni potenziali, anche negative, degli strumenti che stiamo usando.
Questo non vuol dire che i timori relativi all’aspetto social, smart o altro non siano fondati, ma io parto dal presupposto che questa realtà esiste e non basta ignorarla per renderla innocua. Impariamo piuttosto a come farla volgere a nostro favore: con un bisturi si può uccidere una persona, certo, ma anche salvarle la vita se il medesimo strumento si trova nelle mani di un medico. Il problema è a monte, nell’uso che il singolo individuo decide di farne.
La depressione magari verrebbe ugualmente, l’autostima si abbasserebbe a priori, e le tecnologie nuove, come dicevo all’inizio, sono solo uno strumento per comunicare al mondo il proprio disagio, che altrimenti probabilmente uscirebbe in altri modi.
L’identità virtuale diventa un luogo sul quale proiettare una parte di sé, spesso quella agognata, in modo da perseguirla e vederla almeno lì realizzata. In alcuni casi si finisce sicuramente nella patologia, quando ci si rifugia all’interno di una realtà fittizia e si chiudono i ponti con quanto c’è fuori: in questi casi il conflitto tra l’io virtuale e quello reale è ormai superato, e il contatto con la realtà viene smarrito. Sono queste alcune delle nuove patologie emergenti in questi anni, un motivo in più per interessarsi agli strumenti attraverso i quali si manifestano.

Quarta puntata: la VRET, la realtà virtuale come terapia contro le fobie: il parere di Luca Mazzucchelli

Cari amici di Iovalgo, si conclude oggi il nostro speciale psicologia e tecnologia in compagnia del dottor Luca Mazzucchelli, convinto sostenitore di una psicologia innovativa che esce dal percorso tradizionale ed inizia un discorso con il paziente utilizzando approcci comunicativi che si avvalgono di Skype, dei social network e delle applicazioni iPhone.
Gli strumenti ed i contesti comunicativi si evolvono ma la mission rimane quella di essere utile alle persone. Mazzucchelli cita la sua esperienza di psicologo nei parchi la notte, tra i senza fissa dimora, al posto del lettino la panchina e ci dà la sua opinione su una psicologia che si avvicini alle persone e che incuriosisca, arricchendosi di ulteriori strumenti oltre a quelli classici. A proposito di realtà virtuale, abbiamo trattato tempo fa del progetto VRET, Virtual Reality Exposure Therapy, la realtà virtuale come terapia contro le fobie. Che ne pensa di questo approccio al trattamento delle paure patologiche, mediato dagli avatar e dalla simulazione di situazioni scatenanti la fobia, come la riproduzione del volo, per citare solo un esempio?

Ho iniziato a fare lo psicologo con persone senza fissa dimora lavorando nei parchi la notte, cercando di condividere un “setting” formato da una panchina e un sacchetto con dentro del cibo. Se avessi proposto ai miei clienti di andare in un centro dove impostare un percorso tradizionale, li avrei persi tutti quanti e avrei finito per non essere utile a loro.
Ogni persona ha il proprio modo di entrare in relazione con gli altri: questo va innanzi tutto rispettato, e in un secondo momento rinegoziato. Con i senza fissa dimora occorrevano anche anni prima di riuscire a portarli in un luogo dove impostare una presa in carico “tradizionale”, ma non avevamo alternative percorribili. Io credo che questo esempio che ho fatto, dove si estremizzano alcune condizioni non spesso riscontrabili, possa esserci di aiuto per fare passare un concetto di base: è lo psicologo che deve cambiare, non il cliente, e il problema del setting è più frequentemente un problema del professionista che di chi cerca da lui aiuto.
La VRET ha diversi vantaggi: da una parte risponde a questo criterio cui ho accennato perché permette alle persone di avvicinarsi alla psicologia in un modo che non spaventa ma anzi incuriosisce, dall’altro arricchisce gli strumenti classici di intervento, permettendo quindi di aumentare la loro efficacia.

Per maggiori informazioni dottor Luca Mazzucchelli, www.psicologo-milano.it

 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.