Il motto di spirito - Psicologo Milano
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Il motto di spirito ha assolto da sempre alla funzione di risvegliare ed illuminare coscienze assopite, di dar la carica emotiva a soggetti tendenti all’isolamento e alla tristezza, di riportare, anche per un solo attimo, inconsapevolmente,  l’individuo a certi stadi infantili della vita. Il primo a teorizzare sul riso fu Aristotele che affermò ”il comico è qualcosa di sbagliato che si verifica quando in una sequenza d’avvenimenti s’introduce un evento che altera l’ordine abituale dei fatti.”

Il motto di spirito ha assolto da sempre alla funzione di risvegliare ed illuminare coscienze assopite, di dar la carica emotiva a soggetti tendenti all’isolamento e alla tristezza, di riportare, anche per un solo attimo, inconsapevolmente,  l’individuo a certi stadi infantili della vita. Il primo a teorizzare sul riso fu Aristotele che affermò ”il comico è qualcosa di sbagliato che si verifica quando in una sequenza d’avvenimenti s’introduce un evento che altera l’ordine abituale dei fatti.”

 Ma si deve a Freud la più estesa e profonda analisi psicologica del fenomeno del comico. Nel suo scritto “Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio” (1905) dopo aver citato Kant (“Il comico ha, in genere, una caratteristica singolare: quella di poterci ingannare solo per un momento”) Heymans (“L’effetto di un motto deriva dal fatto che allo stupore succede l’illuminazione”) e Shakespeare (“Il successo di uno scherzo giace nell’orecchio di colui che lo ascolta e mai nella lingua di chi lo fa.”) il Padre della psicoanalisi afferma che il motto di spirito, utilizzando gli stessi meccanismi d’espressione del sogno, rivela qualcosa che è segreto o nascosto, permettendo così all’individuo di poter accedere, con piena libertà a dei contenuti quali l’aggressività, la sessualità e le funzioni corporali, abitualmente repressi dal Super Io.

Ed è  proprio la liberazione improvvisa di questa energia psichica “censurata”, in questo “risveglio dell’infantilità” che, secondo Freud, scatena la risata.

Bergson, Pirandello, Bachtin ed altri autori rilevano che l’umorista, esponendo con ironia le proprie debolezze, mettendo in scena i propri difetti, conquista lo sguardo indulgente dello spettatore ed attira così non solo la sua simpatia ed ammirazione ma anche il suo sostegno, solidarietà  e benevolenza. 

Tratto da: www.cinemaepsicoanalisi.com

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.