Lo psicologo ti insegna a capire i pensieri degli altri - Psicologo Milano
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Lo psicologo ti insegna a capire i pensieri degli altri

Lo psicologo ti insegna a capire i pensieri degli altri?

 
Premessa
Chi mastica un po' di psicoanalisi sa che secondo questa disciplina le motivazioni delle nostre azioni non sono tutte consapevoli perchè le loro radici affondano nell'inconscio.
Stesso discorso per i sintomi di cui soffre un paziente: apparentemente possono essere senza senso, ma in realtà un significato ce l'hanno. Solo che questo significato non è del tutto conscio.
Gli analisti lavorano proprio tenendo presente questo concetto. L'analista aiuta cioè a esplorare il significato inconscio dei sintomi per permettere al paziente di affrontarli e superarli.

Lo psicologo ti insegna a capire i pensieri degli altri?

 
Premessa
Chi mastica un po’ di psicoanalisi sa che secondo questa disciplina le motivazioni delle nostre azioni non sono tutte consapevoli perchè le loro radici affondano nell’inconscio.
Stesso discorso per i sintomi di cui soffre un paziente: apparentemente possono essere senza senso, ma in realtà un significato ce l’hanno. Solo che questo significato non è del tutto conscio.
Gli analisti lavorano proprio tenendo presente questo concetto. L’analista aiuta cioè a esplorare il significato inconscio dei sintomi per permettere al paziente di affrontarli e superarli.
 
Ecco la bufala
Dunque, l’analista maneggia questa cosa strana che è l’inconscio. E qui secondo me nasce tutto l’equivoco: siccome egli esplora strati della mente normalmente non visibili, qualcuno può pensare che egli compia una operazione simile alla lettura del pensiero. Ma non è certo la stessa cosa.
Poi c’è un secondo errore: si fa coincidere “psicologo” con “psicanalista”. Sbagliato, perchè può essere così ma può anche non esserlo.
Ma torniamo alla nostra bufala. In pratica si crea una concatenazione di errori. Più o meno così:
 
Psicologo = Psicoanalista
Psicoanalista = colui che legge nell’inconscio
Leggere nell’inconscio = leggere i pensieri
QUINDI, RICAPITOLANDO
Psicologo = colui che sa leggere i pensieri della gente
 
Gli psicologi sanno leggere nel pensiero della gente?
No. Uno psicologo può lavorare solo sulle cose che il paziente racconta. Quel che un paziente non vuole o non riesce a dire, uno psicologo non può scoprirlo: perché non è uno stregone.
Sento già arrivare una grossa obiezione: ma se un paziente non si apre completamente e lo psicologo non sa leggergli nella mente quel che non dice, come si può pensare di aiutarlo?
E’ una osservazione che si riceve abbastanza spesso. Succede, per fare un esempio, di avere in terapia una persona e di essere contattati da qualcuno della sua cerchia (parente, partner o altro). Questo qualcuno vuole sapere se il paziente ci ha parlato di determinate cose o se ce le ha nascoste. Nella opinione di chi telefona, infatti, se durante la terapia non emergono certi argomenti la terapia non può funzionare.
Purtroppo in questi casi uno psicologo rischia di deludere la persona che ha chiamato: egli infatti non può risponderle. Per due motivi.
 
Perchè non può?
Il primo motivo: c’è il segreto professionale.
Vediamo cosa dice il Codice Deontologico, cioè le regole di comportamento che tutti gli psicologi devono rispettare nel loro lavoro. Non c’è dubbio: “Lo psicologo è strettamente tenuto al segreto professionale. Pertanto non rivela notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del suo rapporto professionale” (art. 11). Attenzione: sto parlando di pazienti adulti e perfettamente padroni della loro autonomia di giudizio; in altre condizioni le cose possono essere diverse, ma qui mi limito al caso “classico”.
Il secondo motivo è che un paziente racconta sempre e solo quel che è pronto a raccontare. Se non parla di determinate cose: o non ne è consapevole (e allora che senso ha insistere?), oppure non è pronto per parlarne (e allora va piuttosto aiutato ad arrivarci, e non costretto a confessare, quasi fosse un interrogatorio della polizia).
Ad esempio, una persona può avere nel suo passato ricordi piuttosto dolorosi e può non sentisela di tirarli fuori perchè pensa che non riuscirebbe a sopportarne il peso. Tutti sappiamo che a volte anche solo riparlare di un dolore che si è patito fa stare molto male: non parlarne diventa quindi una strategia che ci protegge da un dolore ulteriore. Giudicate allora voi: in questi casi è rispettoso spingere una persona a parlare, costi quel che costi? O non è più sensato darle tempo, attendere che sia pronta lei a tirare fuori il rospo e intanto aiutarla ad avere più forza, in modo che soffra di meno quando vorrà fare emergere le cose?

Per gentile concessione della Dott.ssa Silvia Bianconcini www.psicologia-imola.it

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.