Lo psicologo ti dice cosa fare - Psicologo Milano
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Lo psicologo ti dice cosa fare

Lo psicologo ti dice cosa devi fare?

Per piacere, mi dica lei!
Come sarebbe bello e rassicurante, quando la vita si fa difficile e si devono fare scelte impegnative, se qualcuno prendesse il nostro posto! Un po' come quando eravamo bambini: nessuno si aspettava che decidessimo noi sulle cose dei "grandi" perché c'era chi pensava e sceglieva per noi. Ecco, certe volte si va da uno psicologo proprio con questo stato d'animo: sperando che sia lui a dirci come agire di fronte alle scelte più difficili della vita.
Ma se lui decidesse al posto nostro sarebbe veramente nostra, quella decisione?
E se poi, metti caso, quella scelta si rivelasse la peggiore?
Ci troveremmo a dover pagare le conseguenze di una decisione non nostra. Ci muoveremmo nella nostra vita facendo passi decisi da altri. Di cui saremmo noi a dover rendere conto.
Assurdo, no?

Lo psicologo ti dice cosa devi fare?

Per piacere, mi dica lei!
Come sarebbe bello e rassicurante, quando la vita si fa difficile e si devono fare scelte impegnative, se qualcuno prendesse il nostro posto! Un po’ come quando eravamo bambini: nessuno si aspettava che decidessimo noi sulle cose dei “grandi” perché c’era chi pensava e sceglieva per noi. Ecco, certe volte si va da uno psicologo proprio con questo stato d’animo: sperando che sia lui a dirci come agire di fronte alle scelte più difficili della vita.
Ma se lui decidesse al posto nostro sarebbe veramente nostra, quella decisione?
E se poi, metti caso, quella scelta si rivelasse la peggiore?
Ci troveremmo a dover pagare le conseguenze di una decisione non nostra. Ci muoveremmo nella nostra vita facendo passi decisi da altri. Di cui saremmo noi a dover rendere conto.
Assurdo, no?
 
Qual è il dovere di uno psicologo in questo caso?
Non sostituirsi al suo paziente, anche quando la tentazione è forte. Parlo ovviamente di pazienti pienamente capaci di “intendere e volere”, come comunemente si dice. E’ chiaro che se lo psicologo ha davanti a sè un adulto non nel pieno possesso delle sue facoltà mentali o un bambino il suo comportamento sarà diverso, ma questi sono casi a parte: io qui parlo delle persone con piena autonomia di giudizio e di scelta. Diamo allora uno sguardo al Codice Deontologico degli psicologi, cioè al comportamento che ogni psicologo deve tenere nel suo lavoro. C’è scritto:
“Lo psicologo rispetta (…) il diritto all’autodeterminazione e all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori” (art. 4).
 
In soldoni: lo psicologo deve lasciare decidere il suo paziente
Quando il Codice dice che debbo astenermi dall’imporre il mio sistema di valori, significa che io devo lasciare fuori dal discorso fra me e il mio paziente ogni indicazione su cosa sia giusto o sbagliato. Non vuol dire che io, nella mia vita personale, non debba avere dei criteri per decidere quel che è giusto e quel che non lo è. Vuol dire che quelli devono restare i miei criteri. Il paziente deve scegliere in base ai suoi, e io non posso cercare di influenzarlo.
 
E se uno psicologo non riesce a restare neutrale?
Può succedere. Può capitare che di fronte a episodi con un fortissimo impatto emotivo lo psicologo interpellato senta di non riuscire a mantenere la distanza ottimale fra i propri valori e le scelte del suo paziente. Gli psicologi sanno molto bene che questo può capitare a ognuno di loro e sono ben allenati a stare in guardia di fronte a questo pericolo.
E qui vien fuori la serietà: il bravo professionista, infatti, sa che se non supera questo disagio ciò finisce per ostacolare il lavoro talvolta anche gravemente. In questi casi può anche – anzi, deve – arrivare a rifiutarsi di seguire quel paziente. Sentiamo ancora una volta che dice il Codice Deontologico:
“Lo psicologo si astiene dall’intraprendere o proseguire qualsiasi attività professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte” (art. 26).
Perciò, se chiedete aiuto a uno psicologo e lui risponde di non essere in grado di seguire il vostro caso, non prendetelo come segno di incapacità o di rifiuto. Tutt’altro: probabilmente avete incontrato un professionista che sa bene quello in cui riesce e quello in cui non riesce (non fidatevi di chi dice di saperci fare in tutti i campi!) e che non vuole farvi perdere nè tempo nè denaro. Che giudizio dareste su chi accetta di seguire un paziente pur sapendo che probabilmente non sarà in grado di farlo?
 
Ma allora lo psicologo si disinteressa del suo paziente?
No. Si interessa ai suoi problemi, considerando però che sono i problemi di una persona adulta: senza decidere per lui, ma aiutandolo a valutare i suoi sentimenti e a soppesare i pro e i contro. E lasciando che sia lui a dire la parola decisiva.
Non dirà quindi: “Lei deve fare questo e quest’altro”. Dirà piuttosto: “A mio modo di vedere…”, “Penso che le cose stiano così e così… “, “Mi sembra che i termini del problema siano questi… “, “Vediamo un po’ i pro e i contro delle varie possibilità che lei ha”, “Qui può esserci un rischio…”, “Il vantaggio di questa decisione sta qui…”.
Uno psicologo serio, insomma, lascia che la decisione finale sia del paziente, buona o cattiva che sia. Se richiesto, può dare tutt’al più un parere: che però è e rimane solo un parere. Cioè un elemento fra i tanti su cui il paziente deve basarsi per trarre le sue conclusioni. Anche quando le scelte per lui si fanno difficili e l’autonomia gli è di peso.

Per gentile concessione della Dott.ssa Silvia Bianconcini www.psicologia-imola.it

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.