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Psicologo, paziente e social Network: come cambiano i rapporti?

psicologo facebookPsicologo, paziente e social Network: come cambiano i rapporti tra loro? e la privacy dove va a finire?

Di fronte alla sempre crescente popolarità dei social media, gli psicologi incontrano nuovi dilemmi riguardanti i loro principi etici e professionali.

Negoziare l’equilibrio tra la natura pubblica della partecipazione sociale ai media e quella altamente privata della relazione terapeutica, infatti, può essere una sfida che occorre capire se (e come) raccogliere oppure accantonare.

Dato il successo della diffusione dei media tra bambini e adolescenti, tale sfida si gioca soprattutto all’interno della dinamiche professionali degli psicologi clinici, sociali e dell’infanzia.

Come gestiscono gli psicologi le questioni di sicurezza e privacy dei loro baby clienti?

psicologo facebookPsicologo, paziente e social Network: come cambiano i rapporti tra loro? e la privacy dove va a finire?

Di fronte alla sempre crescente popolarità dei social media, gli psicologi incontrano nuovi dilemmi riguardanti i loro principi etici e professionali.

Negoziare l’equilibrio tra la natura pubblica della partecipazione sociale ai media e quella altamente privata della relazione terapeutica, infatti, può essere una sfida che occorre capire se (e come) raccogliere oppure accantonare.

Dato il successo della diffusione dei media tra bambini e adolescenti, tale sfida si gioca soprattutto all’interno della dinamiche professionali degli psicologi clinici, sociali e dell’infanzia.

Come gestiscono gli psicologi le questioni di sicurezza e privacy dei loro baby clienti?

A partire da una serie di interviste a professionisti, e attraverso la traduzione di un articolo comparso sulla rivista dell’Apa, scritto da Rachel A. Tunick, Lauren Mednick e Caitlin Conroy, tracceremo ora alcune linee guida e considerazioni per la pratica professionale degli psicologi. 

 

Nell’era digitale di internet e facebook, gli psicologi si trovano ad avere la possibilità di accedere ai profili facebook dei loro clienti e viceversa capita che anche i pazienti possano attingere a informazioni in merito ai loro terapeuti. Questo flusso bidirezionale di informazioni ha il grande potenziale di modificare i rapporti professionali.

Diversi studi hanno dimostrato che molti professionisti fanno uso di blog e profili digitali accessibili al grande pubblico, rendendo visibili fotografie, discussioni di esperienze cliniche, partecipazioni a gruppi e associazioni. Tutto ciò ha portato a coniare il termine “e-professionalità”, che sta ad indicare questo nuovo aspetto di professionalità on-line.

Il codice etico APA, tuttavia, a oggi non contiene norme relative a comportamenti terapeutici online.

 

Dilemmi etici e professionali nascono però, ad esempio, quando lo psicologo decide di visualizzare informazioni digitali sul cliente senza averne il consenso, e in tal caso raccoglie informazioni a cui non avrebbe accesso senza autorizzazione (in questo caso, inoltre, si viola l’autonomia del cliente e si intercorre potenzialmente nel pericolo di interrompere la fiducia che si è creata).  Allo stesso modo quando i clienti possono accedere alle informazioni online sul loro terapeuta, si potrebbero verificare  cambiamenti irreversibili nella natura del rapporto clinico.

Un ampio corpus di letteratura, come è comprensibile che sia, sostiene per più motivi la necessaria salvaguardia dei confini tra cliente e clinico, con attenzione particolare alla dimensione del transfert.

Indagini svolte attraverso la compilazione di questionari hanno evidenziato che la protezione dei confini tra cliente e utente è possibile grazie alle restrizioni che non permettono a tutti di visualizzare i profili digitali dei terapeuti.

I principali social network, infatti, offrono ai partecipanti una serie di impostazioni di privacy che consentono di limitare il pubblico che può accedere alla loro pagina.

Il modo più semplice e diretto per risolvere le problematiche connesse all’online, sarebbe certamente quello di evitare per gli psicologi la partecipazione a queste piattaforme, prime tra tutte Facebook e Linkedin.

Ma quanto è giusto l’obbligo di questa astensione?

Soprattutto c’è da considerare che nella società moderna tale presa di posizione unilaterale sarebbe sempre meno realistica. 

Quando il clinico (ma anche l’utente) si trova nella posizione di consultare il materiale online dell’interlocutore senza suo consenso, è caldamente invitato a pesarne rischi e benefici.

 

Chiediamoci allora sempre:

  • Le informazioni acquisite potrebbero portare potenziali benefici da un punto di vista clinico?
  • Tali informazioni potrebbero promuovere la sicurezza e il benessere del nostro paziente, oppure si tratta solo di una curiosità pruriginosa?
  • Quali sono i potenziali rischi se scegliamo di vedere o non vedere informazioni online?

Se persistono buoni motivi per credere che ci potrebbe essere un beneficio clinico, si potrebbe allora chiedere l’autorizzazione al cliente stesso e, perché no, pensare ad una sua condivisione nella terapia stessa.

Questa condivisione e collaborazione potrebbe servire anche, nel caso di processi terapeutici con minorenni, come punto di partenza per educarli sui rischi legati a internet (vedi il cyberbullismo).

 

In definitiva pensiamo che l’utilizzo del materiale online possa essere anche altamente informativo e utilizzato in maniera terapeutica, fornendo una spinta in più al nostro lavoro perché capace di aprire nuove prospettive cliniche.

Certo come ogni strumento va utilizzato con cautela e all’interno di un processo di condivisione e comunicazione improntato alla massima fiducia e trasparenza tra terapeuta e utente.

 

Lisa Preda

Luca Mazzucchelli

 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.