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Psicoterapia

Psicoterapia: similitudini e differenze tra i vari approcci

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Oggi rispondo a una domanda che mi viene spesso posta, per motivi diversi, sia giovani da colleghi psicologi che devono decidere come formarsi, sia da persone non addette ai lavori che vogliono rivolgersi a uno psicologo:

quale approccio psicoterapeutico scegliere?

Questa domanda è particolarmente saliente qualora si pensi che in Italia soltanto esistono oltre 110 scuole di psicoterapia che insegnano come produrre dei cambiamenti nelle persone.

Cambiamento è la parola chiave con la quale occorre fare i conti, perché  il problema che tutti i diversi approcci psicoterapeutici si pongono è relativo al tipo di rapporto da tenere con la dimensione del cambiamento.

Psicoterapia: similitudini e differenze tra i vari approcci

Oggi rispondo a una domanda che mi viene spesso posta, per motivi diversi, sia giovani da colleghi psicologi che devono decidere come formarsi, sia da persone non addette ai lavori che vogliono rivolgersi a uno psicologo:

quale approccio psicoterapeutico scegliere?

Questa domanda è particolarmente saliente qualora si pensi che in Italia soltanto esistono oltre 110 scuole di psicoterapia che insegnano come produrre dei cambiamenti nelle persone.

Cambiamento è la parola chiave con la quale occorre fare i conti, perché  il problema che tutti i diversi approcci psicoterapeutici si pongono è relativo al tipo di rapporto da tenere con la dimensione del cambiamento.

 

Quale la chiave per produrre cambiamento nella persona?

Se lo chiediamo a 10 terapeuti di differenti approcci, probabilmente, avremmo 10 risposte diverse, ma tutte comunque incentrate su un tema comune e fondamentale: l’esperienza

Cosa ci facciamo dell’esperienza che la persona porta in seduta è un primo punto che distingue i diversi approcci psicoterapeutici, perché portano il clinico a concentrarsi su alcuni aspetti dell’esperienza del soggetto, e ignorandone volutamente altri.

Ad esempio:

  • I cognitivisti lavorano sulla dimensione concettuale cognitiva (utilizzano quindi tecniche come il disputing, ABC; e altri strumenti che hanno la funzione di entrare sui concetti e sulle credenze a loro sottostanti);
  • I sistemici lavorano sulla dimensione interpersonale del contesto e delle relazioni, quindi lavorano sul sistema famigliare, sulla modalità che abbiamo di interconnetterci nelle relazioni con gli altri, e così via;
  • Un terapeuta di stampo psicodinamico o psicanalitico – e chiedo scusa a tutti i colleghi per le generalizzazioni che forzatamente devo fare in questo breve video – si concentra sui conflitti del passato, sulle esperienze traumatiche, quindi c’è il tentativo di agire in qualche misura sull’inconscio attraverso una serie di strumenti quali l’analisi dei sogni, le libere associazioni, e molto altro;

E così via

La cosa interessante della psicoterapia è che qualunque sia l’aspetto sul quale mi concentro, posso produrre un cambiamento.

Questo vuol dire che io posso cambiare punto di partenza, ma arrivare sempre e comunque al cambiamento: tutte le scuole di psicoterapia, infatti, propongono modelli per la maggior parte funzionanti.

Quindi il primo punto da tenere a mente è che ogni scuola si rapporta in maniera diversa al fattore esperienza. E questo implica  una serie di ripercussioni sugli strumenti sui quali poi fare conto.

 

Terape tob down e terapie bottom up

Il secondo punto che credo possa essere interessante lo introduco con una riflessione di Safran e Greenberg, i quali hanno notato una cosa che forse ad alcuni potrà apparire banale, ma che assume salienza se contestualizzata dentro un processo di cambiamento come quello della psicoterapia.

Se analizziamo qualsiasi terapia clinica, possiamo distinguere due elementi chiave: il punto di partenza e il punto di arrivo.

Safran e Greenberg distinguono due macro tipologie di terapie, nelle quali possono rientrare tutti i diversi approcci a oggi esistenti: gli approcci dall’alto al basso (top-down) e quelli dal basso verso l’alto (chiamati anche bottom up).

Rientrano negli approcci dal basso all’alto quelli che partono focalizzandosi sulla dimensione percettiva, ossia dall’analisi delle emozioni, e dalla descrizione delle sensazioni che provo con l’obiettivo di amplificare i processi cognitivi, e quindi spostandosi verso l’alto.

Nell’approccio dall’alto al basso avviene il contrario, lo psicologo parte ad analizzare la dimensione cognitiva e cerca poi attraverso questa di modificare i comportamenti e i modi di interpretare la realtà.

Questa è secondo Safran e Greenberg la differenza più importante tra i vari approcci: da dove si parte e dove si arriva.

 

La via d’accesso intuitiva e quella basata sul ragionamento

Il terzo elemento da tenere a mente se si parla di diversi approcci psicoterapeutici è un punto evidenziato dal Kahneman (uno psicologo che ha vinto il premio nobel per l’economia) il quale ha scoperto che abbiamo al nostro interno due sistemi deputati al cambiamento che, quando si attivano, influenzano il mostro modo di leggere la realtà: uno più intuitivo e uno più razionale,

Attenzione però perché, come Freud aveva già intuito, se funziona il sistema intuitivo, non funziona quello riflessivo e viceversa: nel momento della decisione prevale uno solo tra questi due sistemi decisionali.

Questo è un punto importante rispetto al quale le psicoterapie si differenziano: alcuni approcci puntano sull’intuizione e la sua stimolazione e crescita, che solitamente è più veloce, automatica e immediata e parallela, altri si focalizzano sul ragionamento, più lento e controllato e seriale.

Se l’intervento sul sistema razionale è maggiormente codificato (i cognitivisti sventolano con orgoglio le ricerche che danno loro credibilità e attendibilità scientifica, come anche il fatto che hanno strumenti di intervento concreti e ripetibili anche se applicati da differenti persone), il sistema dell’intuizione è più incentrato sulla creatività pura…. Le scuole di questo secondo tipo spesso hanno avuto grandi capi scuola geniali che con le loro intuizioni su come gestire e accrescere la parte intuitiva dei clienti hanno fatto scuola, dopo hanno cercato di codificare questi conetti in termini pratici, ma non sempre e non tutti sono riusciti in maniera efficace.

Ecco, in questa dicotomia tra razionalità scientifica e creatività a me piace vedere la psicoterapia a metà strada tra arte e scienza, proprio come Vittorio Guidano intitolava un suo interessantissimo libro che consiglio a tutti di leggere.

La dicotomia tra il sistema intuitivo e quello razionale rimanda in terapia alla differenza spesso citata tra sapere e sapere fare.

Ci sono pazienti che sanno benissimo cosa devono fare: pensiamo all’alcolista: sa che non dovrebbe più bere, ma il fatto che non riesce a farlo.

Ci sono una serie di patologie dove lavorare solo su una dimensione razionale non funziona, perché non è sufficiente.

Lo stesso vale per il contrario: ci sono persone che sanno benissimo fare una cosa ma non riescono a spiegarsela, a darle un’interpretazione, ad andare nel profondo.

Ecco allora l’importanza di avere un approccio psicoterapeutico che non sia fondamentalista, ma aperto a influenze di orientamenti differenti perché è proprio nella differenza che è possibile poi trovare un forte arricchimento, per terapeuti e per i loro clienti.

Luca Mazzucchelli

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.