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8 tipi di relazioni pericolose tra madri e figlie

relazione madre figlia

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E’ abbastanza vero che tutte le figlie che hanno avuto madri non amorevoli e poco sintonizzate con loro dal punto di vista emotivo hanno esperienze comuni.

Il deficit di calore materno e la mancanza di validazione hanno un impatto negativo sul senso di sé della figlia, rendendola poco fiduciosa o diffidente da relazioni strette e plasmandola in modi che sono sia visibili sia invisibili.

Cosa è mancato a queste figlie? Per rispondere citiamo Judith Viorst, perchè la sua descrizione di ciò che una madre emotivamente sintonizzata comunica a sua figlia attraverso la sguardo, i gesti o la parole è molto evocativa: “Tu sei quello che sei. Tu sei quello che senti. Inizia pure a tirare fuori il tuo fragile sé autentico ed esporlo alla crescita, qui è sicuro”.

Le figlie non amate sentono qualcosa di molto diverso e imparano tutt’altra lezione che poi applicano alla vita e alla relazioni successive.

Sebbene dunque sia possibile identificare esperienze dolorose comuni, le modalità in cui le madri poco sintonizzate interagiscono con le figlie variano in modo significativo da una coppia all’altra, e questi diversi comportamenti influenzano le figlie in modi specifici.

Ecco 8 esempi di possibili relazioni tra madri e figlie che rischiano di diventare fortemente problematiche:

1) La madre sprezzante

Ecco come una figlia ha descritto una di queste madri: “Mia madre mi ha sempre ignorata” ha confidato Gwen, 47 anni. “Facevo qualcosa che pensavo la potesse far sentire orgogliosa e lei lo respingeva in quanto insignificante o inferiore. E io le ho creduto per lungo tempo…..”. Figlie allevate da madri incuranti rischiano di sviluppare dubbi in merito alla validità dei loro bisogni emotivi. Si sentono non degne di attenzione e piene di dubbi e insicurezze, pur avendo intensi desideri di amore e convalida. Ecco un’altra testimonianza: “Mia madre non mi ha mai ascoltata o sentita. Mi chiedeva se avevo fame e, anche se dicevo di no, mi aveva già messo il cibo davanti come se non le avessi detto niente. Mi chiedeva cosa volessi fare nel fine settimana o in estate, poi ignorava la mia risposta e faceva piani per me. E sui vestiti.. la stessa cosa. Ma il punto importante era un altro: non mi ha mai chiesto come mi sentissi o quello che stavo pensando. Mi ha comunicato che ero in gran parte irrilevante per lei”. I bambini sono programmati per cercare la vicinanza delle loro madri, e proprio qui sta il “problema”: il bisogno d’amore e di attenzione da parte della madre non diminuisce nonostante la noncuranza materna. Il bisogno può anzi risultare amplificato e condurre ad una ricerca attiva di considerazione (“se prendo ottimi voti a scuola, o vincerò quel premio, poi la mamma mi amerà di sicuro”). L’esito, purtroppo, spesso non si modifica e quello che avviene è unA ulteriore non considerazione da parte di queste madri.

 

2) La madre non disponibile

Madri emotivamente non disponibili, che si ritirano attivamente dai tentativi di avvicinamento di una figlia o che concedono l’amore ad un figlio e non ad un altro, possono creare diversi tipi di conseguenze dolorose. Scrive una figlia: “Mia madre era completamente disconnessa da me dal punto di vista emotivo… e lo è ancora”. La non disponibilità include comportamenti come mancanza di contatto fisico (abbracci o conforto), insensibilità al pianto del bambino, incapacità di esprimere emozioni, poca cura dei bisogni emotivi della figlia durante la crescita e, naturalmente, l’abbandono fisico. L’abbandono fisico lascia cicatrici particolari, soprattutto in una cultura che crede nell’amore di una mamma nei confronti dei figli come istinto primario. Oltre ad essere estremamente doloroso, questo comportamento è soprattutto sconcertante. Lo è stato certamente per Eileen, 39 anni. I genitori di Eileen divorziarono quando lei aveva 4 anni e la bimba visse con la madre fino a 6 anni, momento in cui la donna decise che era il padre il genitore “appropriato”. Il padre, nel frattempo, si era risposato e aveva avuto un figlio dal nuovo matrimonio, ma la questione più importante per Eileen era un’altra: “Non sono mai riuscita a capire perchè ad un certo punto non avesse più voluto stare con me. Sentivo una grande mancanza nella mia vita e solo mia madre avrebbe potuto riempirla”. Comportamenti come questi solitamente lasciano le figlie emotivamente “affamate” e bisognose. Quelle più fortunate troveranno un altro membro della famiglia, un padre, un nonno, una zia o uno zio, che le aiuteranno, ma non sempre potranno riempire la mancanza.

 

3) La madre invischiata

Mentre i primi due tipi di comportamenti descrivono madri che si allontanano dai loro figli, l’invischiamento è il contrario: queste madri non riconoscono alcun tipo di confine tra loro stesse e i loro figli. Un rapporto materno sano ed empatico offre sicurezza ma anche libertà di movimento: il bambino viene rilasciato dalle braccia della madre affinchè inizi a muoversi da solo, l’adolescente viene consigliato ma anche ascoltato e rispettato. Tutto ciò manca completamente nei rapporti invischiati, dove la separazione è ostacolata. Queste donne sono completamente e continuamente concentrate sui loro figli: vivono attraverso le loro vite e i loro successi, che chiedono e incoraggiano. Il testo Fierce Attachments di Vivian Gornick rappresenta una lettura molto significativa per tutte le figlie cresciute con mamme come queste. Dunque, mentre la figlia di una madre sprezzante o non disponibile “scompare” a causa della disattenzione e della poca capacità genitoriale, il senso del sé della figlia invischiata viene “ingoiato”.

 

4) La madre controllante

Come la madre sprezzante, anche quella controllante non riconosce la propria figlia. Le madri controllanti, però, sono solite “gestire” in tutto le loro figlie, si rifiutano attivamente di riconoscere la validità delle loro parole o scelte e finiscono per infondere loro un senso di insicurezza e di impotenza. Molte di queste azioni sono motivate dal fatto di essere “per il bene della figlia”, ma il messaggio è, di fatto, che la figlia è inadeguata e che fallirà senza la guida della madre.

 

5) La madre aggressiva

La guerra “aperta” caratterizza le interazioni con queste mamme, anche se l’aggettivo “aperto” è tra virgolette per un motivo specifico: di solito queste madri non riconoscono i loro comportamenti bellicosi e sono molto attente a non attuarli in pubblico. Fanno parte di questo gruppo quelle madri che denigrano attivamente le loro figlie, sono ipercritiche e intensamente competitive. Insomma, queste madri sfruttano il loro potere sulle figlie, anche se le parole “gioco di potere” e “madre” non dovrebbero stare nella stessa frase. La madre combattiva utilizza l’abuso verbale ed emotivo per “vincere”, ma può ricorrere anche alla forza fisica. Poi, razionalizza i suoi comportamenti giustificandoli in quanto necessari a causa di difetti di carattere o di comportamento della figlia. Un bambino non può competere con questa regina guerriera e finirà per interiorizzare i messaggi denigratori da lei comunicati. Molte figlie riferiscono che il dolore di sentirsi responsabili in qualche modo del comportamento della madre nei loro confronti è paralizzante quanto la mancanza di amore materno.

 

6) La madre imprevedibile

Questo è, per molti versi, uno dei comportamenti più difficili da affrontare: la figlia non sa mai se quella che apparirà sarà la “mamma buona” o la “mamma cattiva”. Tutti i bambini si formano delle “rappresentazioni mentali” sulla base dei rapporti precoci con le loro madri, in funzione delle quali interpretano le relazioni successive con gli oggetti del mondo reale. Le figlie di queste madri vivono le relazioni come precarie, imprevedibili e pericolose. Jeanne, la figlia di una mamma imprevedibile, ha raccontato: “Mia mamma era emotivamente imprevedibile: terribilmente critica un giorno, incurante di me quello successivo, e poi dal nulla tutta sorridente e interessata. A posteriori mi sono resa conto che la mamma sorridente spesso appariva quando c’era un “pubblico” davanti a cui esibirsi. Comunque, non ho mai saputo cosa aspettarmi. Poteva essere intollerabilmente presente, inspiegabilmente assente, e poi recitare una parte. Pensavo che fossi io a comportarmi in modo tale da farmi trattare in quel modo da lei, solo ora ho capito che io centravo poco…”

 

7) La madre coinvolta da se stessa

Queste mamme vedono la loro figlie come estensioni di loro stesse. A differenza della madre invischiata che è intensamente e continuamente focalizzata sulla figlia, questa madre regola il suo coinvolgimento a seconda di ciò che le conviene per nutrire il suo narcisismo. Queste madri sono incapaci di empatia e i loro legami emotivi con le figlie sono superficiali in quanto l’attenzione è rivolta solo a loro stesse, benchè siano molto interessate alle apparenze e alle opinioni degli altri. Infatti, da fuori, queste donne sembrano spesso delle ottime mamme: sono solitamente attraenti e affascinanti, si prendono cura delle loro case, possono avere talenti o carriere ammirevoli, e possono mostrare attenzione e premure nei confronti delle figlie. Tuttavia questi comportamenti non sono autentici ma manipolatori in quanto hanno lo scopo principale di alimentare il proprio ego e sentirsi bene con loro stesse.

 

8) Ruoli invertiti

Questo è lo scenario in cui una figlia, anche in giovane età, diventa l’assistente, la custode o anche “la madre” per la propria madre. A volte, questo modello emerge quando la madre ha dei figli quando è molto giovane oppure in situazioni in cui non ha le possibilità di gestirli. Questo era vero per Jenna, trent’anni, che ha riportato: “Mia mamma aveva 26 anni, quattro figli, pochi soldi e nessun supporto. Io ero la più grande, avevo 5 anni ed ero la sua “aiutante”. Ho imparato presto a cucinare, a fare il bucato e a fare i mestieri di casa. Quando sono cresciuta, la dinamica è rimasta la stessa, anzi è peggiorata. Mi diceva che ero la sua “roccia”, ma non ha mai badato a me, solo ai miei fratelli più piccoli. Ora che sono adulta, ancora non fa la mamma ma si comporta come una vecchia amica molto critica. A volte penso che mi abbia derubato della mia infanzia…”. Un libro che raffigura bene questo pattern è “Il club dei bugiardi” di Mary Karr, un testo autobiografico che racconta di Mary e la sorella più grande alle prese tra l’essere madri di se stesse e della loro madre, una donna alcolista. Figlie di madri alcoliste o affette da depressione non trattata possono ritrovarsi nel ruolo di “custodi”, indipendentemente dalla loro età. Anche altre madri fragili possono perpetuare questi modelli, rivendicandone il bisogno in virtù di problemi di salute. Ironia della sorte, queste madri possono anche amare le loro figlie, ma non hanno la capacità di trasformare in azione i loro sentimenti. Sebbene queste esperienze siano molto dolorose, con la terapia molte figlie riescono a riconciliarsi con queste madri in età adulta.

Considerazioni conclusive

Si stima che circa la metà delle persone abbiano “vinto la lotteria” e abbiano avuto mamme “buone” o “sufficientemente buone”.

Questo non vuole certo dire che queste madri siano “perfette”. Gli esseri umani, per definizione, fanno errori e anche le mamme tutto sommato adeguate possono, in alcuni momenti, sottoporre le figlie ad una delle interazioni pericolose sopra descritte. Ciò può capitare, tuttavia non costituisce un modello unico di comportamento.

Ma per coloro che non hanno comprato il biglietto vincente, c’è comunque speranza e possibilità di guarigione, grazie alle vicissitudini della vita e alla psicoterapia.

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Oggi parliamo di un argomento molto caro alla psicologia e delicatissimo: il rapporto con la propria madre.

Il rapporto con la propria madre costituisce la prima (anche se non l’unica) esperienza fondamentale per ogni bambino, nonché modello delle relazioni successive.

Senza avere la pretesa di esaurire l’argomento e di entrarvi troppo nel merito in quanto molto complesso, vi presento un articolo che racconta alcuni pattern relazionali tra madri e figlie che possono dare il via a conseguenze dolorose.

E’ bene ricordare che, per dare adito a queste conseguenze, tali pattern problematici devono costituire un modello unico e costante nel tempo. Questo non vuole certo dire che le altre mamme siano “perfette”. Anzi, anche le mamme tutto sommato adeguate possono fare errori e sottoporre le figlie ad una delle interazioni pericolose sopra descritte in alcuni momenti. Una madre che sia “sufficientemente buona”, per dirla con le parole dello psicoanalista Donald Winnicott, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per uno sviluppo sano.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.