l'importanza delle relazioni: nessun uomo è un'isola - Psicologo Milano
Enpap: istruzioni per il voto
14 gennaio 2013
Enpap 2013 in 10 foto
2 febbraio 2013
Mostra tutto

l’importanza delle relazioni: nessun uomo è un’isola

Nessun uomo è un’isola

Nessun uomo è un’isola,

completo in se stesso;

ogni uomo è un pezzo del continente,

una parte del tutto.

Se anche solo una nuvola

venisse lavata via dal mare,

l’Europa ne sarebbe diminuita,

come se le mancasse un promontorio,

come se venisse a mancare

una dimora di amici tuoi,

o la tua stessa casa.

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,

perché io sono parte dell’umanità.

E dunque non chiedere mai

per chi suona la campana:

essa suona per te.

(John Donne- 1572/1631).

 

Nessun uomo è un’isola

Nessun uomo è un’isola,

completo in se stesso;

ogni uomo è un pezzo del continente,

una parte del tutto.

Se anche solo una nuvola

venisse lavata via dal mare,

l’Europa ne sarebbe diminuita,

come se le mancasse un promontorio,

come se venisse a mancare

una dimora di amici tuoi,

o la tua stessa casa.

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,

perché io sono parte dell’umanità.

E dunque non chiedere mai

per chi suona la campana:

essa suona per te.

(John Donne- 1572/1631).

 

Questa poesia del 1600 è ideale per introdurre un concetto alla base della psicologia che studia le dinamiche relazionali: siamo e resteremo parte di un tutto che non possiamo eliminare. 

Non possiamo non entrare in relazione.

Possiamo esprimerla in senso negativo o positivo, o tacere al suo interno,

ma questo non ci toglie dalla relazione con gli altri.  

– Marisa Ferrario

Adamo ed evaHo avuto il piacere di partecipare a un incontro tenuto in Regione Lombardia da Marisa Ferrario sul tema della relazione, e voglio riportare in questa sede alcuni punti che mi hanno particolarmente colpito, nella speranza che la loro condivisione possano essere utile anche ad altri.

La nascita “biblica” della relazione

La Bibbia è composta da racconti che, seppur privi di valenza storica, hanno una forte importanza simbolica, a prescindere dal fatto che uno sia credente o meno.

La genesi, il quinto libro dell’antico testamento, narra della creazione di Adamo ed Eva, e racconta che Yahweh dopo aver creato Adamo, da una di lui costola avrebbe originato Eva: la creazione è stata di un’unità di due persone che si differenziano solo per l’aspetto sessuale.

 

La “nascita” di Adamo ed Eva, in altri termini, rappresenta quella della relazione

Si poteva scegliere un uomo autosufficiente ma così non è stato: l’uomo ha bisogno di altro essere umano per crescere. 

Altro episodio biblico significativo è quello relativo alla mela proibita.  Sebbene l’unica raccomandazione fatta da Dio fosse quella di non toccare l’albero del male Adamo ed Eva decidono di trasgredirla. 

Colti sul fatto si attivano per attribuire ad altri le loro colpe: Adamo dice che è stata colpa di Eva, Eva riporta tutto al serpente.  Ecco un’altra dinamica tipica nella relazione: l’eteroattribuzione. Tendiamo sempre a dire che la verità è nostra e fatichiamo ad autoattribuirci le nostre incapacità. E’ però solo seguendo questa seconda via che potremo andare incontro alla crescita e all’evoluzione.

Chi è capace solo di attribuire ad altri le colpe, per cambiare la situazione non vedrà altra via che sopprimere colui che sbaglia.

 

Relazioni e attaccamento

Noi pratichiamo principalmente due tipi di relazioni: quella con le parole e quella sessuale, che è sconvolgente perchè è l’entrare di una persona in un’altra. È l’unico atto di compenetrazione, necessario alla creazione. 

Per analizzare la modalità attraverso la quale entriamo in una relazione occorre comprendere che il sistema a cui ci riferiamo è complesso e ha a che vedere in parte anche con il nostro passato.

Si parla molto a questo proposito dell’attaccamento che un bimbo instaura con le sue figure di riferimento.  Le tesi che per anni sono state proposte sono quelle di un attaccamento che deve essere fatto con i genitori, ma l’importante in realtà è che questo possa avvenire a prescindere dal tipo di figura chiamata in causa. Come farebbero altrimenti gli individui orfani di padre o madre? 

Pensiamo a Ulisse, che viveva in una società dove i genitori non avevano vicinanza affettiva con i figli e che quando torna a casa dopo un viaggio lunghissimo viene riconosciuto dalla tata e dal cane. 

In generale oggi si parla del rapporto madre bambino sbagliando a fare i conti, perchè nelle case solitamente si è in tre, con il padre che non si può ignorare. E non si può dimenticare la sua presenza non perchè lo allatta artificialmente o perchè fa i giochi con lui, ma perchè fa parte di questa triade: è nella mente del bambino quanto della della madre.

Se anche fosse un padre che non esercita la sua funzione paterna perché sempre al lavoro, o se scappasse in Nicaragua e non si facesse più vivo, non è che per questo si slega dal bambino: si rimane sempre in tre. Siamo noi abituati a sminuzzare le relazioni come ci serve a seconda di ciò che viviamo.

 

Si parla molto spesso di una relazione eterna

Dal punto di vista scientifico nel corso della vita stabiliamo diversi equilibri che, quando non hanno più funzione di esistere, decadono e danno addito a nuove organizzazioni.

È ciò che noi vediamo nei matrimoni con la separazione o con gli abbandoni quando i cicli finiscono.

Quando ci si fidanza con tizio o caio, ci si mette con lui, e insieme si costruisce un noi. Poi possono succedere accadimenti per cui finisce il ciclo.

Quando succede tale evenienza, non è che ci si riprende il nostro “io” dal “noi” e lo si porta via come se fossero dei libri da uno scaffale in cui si condivideva lo spazio con il partner. Le cose sono cambiate e non si trova più quello che era il nostro “io”, perché si era messo assieme al “tu” del compagno per formulare il “noi”.

 

potere relazioniLa potenza della relazione

Se si osservano i vincitori di premi Nobel, le grandi scoperte scientifiche e ricerche, si vede che la vecchia modalità dello studioso chiuso da solo in laboratorio che esce e dice “eureka!” non esiste più. 

Oggi esiste il team, l’importanza della mente collettiva che insegna che se si è in 5 a pensare su un determinato argomento, in realtà ci si ritrova in 6, perché c’è la mente collettiva del gruppo che emerge in più. 

 

I ruoli all’interno della relazione

Già nella Bibbia gli ebrei avevano il levirato: quando due parnter si sposavano, se il marito moriva succedeva che uno dei fratelli ancora liberi prendeva il posto del morto, sia come marito sia come padre.  

In Africa si assiste a situazioni quali la seguente: una donna e uomo fanno tre bambini, il padre muore e al suo posto entra in famiglia la sorella, che ne ricopre il ruolo. 

I tre bimbi la chiameranno papà, e lei farà il compito del papà: è un ruolo che può assumere, al contrario del ruolo di marito.

Se questa seconda signora nel frattempo si innamora di altro uomo e con lui si sposa e fa altri tre bambini, loro la chiameranno mamma, e occuperà anche questo secondo ruolo: di poca importanza appare essere l’aspetto biologico, molta invece ne ricopre l’attribuzione di significato.

In Africa questa situazione non crea problemi perché è un modello condiviso dalla società.

 

La relazione per la crescita

È necessaria una posizione di apertura rispetto alle relazioni con persone da noi differenti, perché il cambiamento è ciò che ci salva e confrontarci con gente tutta uguale è una prigione per l’individuo. 

Se facciamo riunioni di lavoro solo tra noi che la pensiamo allo stesso modo ne usciamo rinforzati perché ci convinciamo di avere ragione, ma è solo nella diversità che noi apprendiamo e cambiamo. 

Altrimenti siamo tagliati fuori, ma da noi stessi. 

 

Luca Mazzucchelli

 

 

Ti è piaciuto l’articolo? iscriviti alla mailing list!

* indicates required
Su che argomenti vuoi restare aggiornato?

 

Commenti
Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.