4 falsi miti sulla schizofrenia - Psicologo Milano
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4 falsi miti sulla schizofrenia

falsi miti schizofrenia

pazzi

Secondo il National Institute of Mental Health (NIMH), circa l’1,1 % degli adulti americani sono affetti da schizofrenia.

Per dare un un’idea di questa proporzione, delle 52.964 persone che visitano Disney World ogni giorno, circa 582 potrebbero esser affette da schizofrenia. Naturalmente, quei 582 individui rappresentano solo una piccola parte dei 2 milioni di persone che presentano la malattia in tutti gli Stati Uniti.

In Italia vi sono circa 245.000 persone che soffrono di questo disturbo (De Masi et al., 2007).

 

Tra mito e realtà

Contrariamente alla rappresentazione proposta da alcuni mezzi di comunicazione, molte persone affette da schizofrenia sono oggi in grado di vivere una vita relativamente “normale”.

Per molti potrebbe essere una notizia sorprendente.. Ma come? Gli schizofrenici non dovrebbero essere rinchiusi in un istituto alla “Qualcuno volò sul nido del cuculo”? La schizofrenia non è una diagnosi di fine-vita?

Ebbene, come anticipato, sono i miti, e non i fatti, ad influenzare le persone quando pensano ad un malato di schizofrenia. Ecco quindi alcuni miti da sfatare sulla schizofrenia e perchè farlo.

1° MITO: Le persone con schizofrenia hanno personalità multiple

Secondo un sondaggio condotto nel 2008 dalla National Alliance on Mental Illness (NAMI), il 64% delle persone non ha idea di quali sintomi caratterizzino la schizofrenia, e ritiene che tali pazienti siano affetti da personalità multiple. Questo è falso. La schizofrenia comporta una varietà di sintomi, ma non coinvolge personalità multiple.

Questo mito probabilmente deriva dal fatto che la parola “schizo” significa “divisione/scissione”, tuttavia con quel termine non ci si riferisce ad una scissione in diverse personalità bensì ad una scissione della persona nella capacità di pensare ed esprimere emozioni. Le persone con “personalità multiple” fanno invece riferimento al cosiddetto “disturbo dissociativo dell’identità”.

2° MITO: La schizofrenia rende pericolosi

Nella visione comune, le persone affette da schizofrenia sono spesso rappresentate come violente e imprevedibili. Anche se è vero che alcuni individui con la schizofrenia commettono reati, la stragrande maggioranza dei pazienti non sono violenti. Inoltre, tra i (pochi) delinquenti affetti da schizofrenia, solo una percentuale molto bassa dei crimini risulta essere correlato ai loro sintomi (Peterson et al., 2014)

Purtroppo, l’idea che tutti gli individui con schizofrenia siano pericolosi contribuisce fortemente allo stigma che ancora circonda la malattia (Penn et al., 2003). Così, le persone affette da schizofrenia hanno spesso ridotto accesso ad abitazioni ed opportunità di lavoro, con conseguenti maggiore stress, bassa autostima e diminuzione della qualità di vita.

3° MITO: La schizofrenia coinvolge solo deliri e allucinazioni

Molte persone credono erroneamente che i pazienti schizofrenici soffrano solo di allucinazioni e deliri. Non è una sorpresa: i sintomi psicotici sono qualcosa di insolito e generano paura, dunque la cultura popolare si concentra più su questi che su altri sintomi associati alla schizofrenia.

Insieme a deliri e allucinazioni, però, le persone affette da schizofrenia possono vivere altri sintomi tra i quali appiattimento emotivo, ritiro nelle relazioni sociali, mancanza di motivazione, eloquio disorganizzato e difficoltà cognitive.

4° MITO: La schizofrenia non può essere trattata

Nei vecchi film, e in generale nel passato, le persone affette da schizofrenia venivano confinate negli istituti e passavano il resto della loro vita in isolamento. Vedersi diagnosticare questo disturbo era qualcosa di molto simile a ricevere una condanna in prigione a vita. Per questo motivo, molte persone credono erroneamente che la schizofrenia non possa essere in alcun modo trattata e che l’istituzionalizzazione sia l’unica soluzione.

Invece, anche se è vero che la schizofrenia non può essere guarita, può essere trattata con successo. Grazie all’impiego di farmaci, pratiche di riabilitazione, terapie psicologiche e psicosociali, i pazienti affetti da schizofrenia possono arrivare a vivere una vita per loro soddisfacente e produttiva.

Ancora molto da capire

La ricerca attorno a questo disturbo coinvolge ogni giorno milioni di ricercatori e i risultati non sono ancora conclusivi. Chissà che quelli che crediamo oggi dei “fatti” diverranno nel futuro dei miti.

Vai alla fonte in lingua originale 

 

La schizofrenia è un disturbo psichico grave, complesso e debilitante. Colpisce dallo 0,5 al 1,5% della popolazione e ha un origine multifattoriale alla quale concorrono diversi fattori genetici e ambientali.

All’interno del corteo sintomatologico, i pazienti possono sperimentare la cosiddetta “sintomatologia positiva”, composta da deliri (convinzioni erronee sulla realtà sostenute dalla persona in maniera incriticabile) e allucinazioni (percezioni senza oggetto). Nella schizofrenia si verifica insomma la rottura dell’esame di realtà, motivo per cui questa patologia è da sempre considerata l’archetipo della follia.

Negli ultimi anni, i progressi nel campo della psichiatria e nella psicologia hanno permesso a molti dei pazienti affetti da schizofrenia di migliorare notevolmente la loro condizione e raggiungere una buona qualità di vita grazie a trattamenti multidimensionali integrati (terapia farmacologica + psicoterapia + interventi psicosociali e riabilitativi).

Eppure la malattia è ancora circondata da numerosissimi pregiudizi, ad esempio che i pazienti schizofrenici siano violenti e aggressivi o che non vi sia alcuna possibilità di miglioramento, pregiudizi che oltre ad essere falsi aumentano lo stigma nei confronti di queste persone.

In questo articolo analizziamo 4 tra i pregiudizi più diffusi.

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.