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Come liberarsi dal peso opprimente di un segreto

segreto

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Numerosi studi hanno dimostrato che “portarsi dietro” un segreto è come portare sulle spalle un oggetto pesante.

In aggiunta una recente ricerca (Slepian et al., 2015) ha evidenziato come non sia la grandezza del segreto, ma quanto questo ci preoccupi, ad aumentare la sensazione di trasportare un fardello.

Potrebbe trattarsi di difficoltà finanziarie celate al coniuge, problemi psicopatologici come il gioco d’azzardo, oppure stravaganze comportamentali. Qualunque sia la natura del segreto, il peso psicologico di tener nascosto agli altri la verità è opprimente e può avere conseguenze negative anche per il benessere fisico.

Inoltre se aggiungiamo sentimenti come la vergogna del proprio comportamento, la frustrazione di non riuscire a risolvere la situazione e la paura di un’umiliazione se qualcuno dovesse scoprirlo, il peso diventa ancora più schiacciante e soffocante.

Il ricercatore Michael Slepian, autore dello studio, ha così commentato: “Più siamo preoccupati da un segreto e continuiamo a pensarci, più utilizziamo e sprechiamo risorse fisiche, cognitive ed emotive. Di conseguenza abbiamo meno energie da impiegare per raggiungere i nostri obiettivi quotidiani.” Nello studio si osserva come le persone riportino la sensazione di un “peso” che grava su di loro: “Anche le attività di ogni giorno diventano più impegnative e faticose da svolgere, in quanto è come se si portasse sempre con sé un macigno.” La fatica di dover celare questo segreto porta le persone a scappare dalle loro vite sociali e a peggiorare il proprio rendimento lavorativo. Slepian ha sottolineato: “Essere continuamente focalizzati sul segreto da nascondere ha anche la conseguenza di far crollare le nostre performance sul posto di lavoro.”

Slepian e colleghi hanno anche indagato quali possono essere le strategie che permettono di alleggerire questo peso. Il miglior modo di liberarsi da questo fardello che ci schiaccia è parlare con qualcuno. Non importa che si tratti di un amico, uno sconosciuto, o anche un sito web anonimo come PostSecret: la condivisione riduce il peso. Le persone si sentono immediatamente più rilassate quando confidano ad un altro quello che nascondono dentro. Inoltre, verbalizzando il segreto è come se lo si guardasse per la prima volta da un’altra prospettiva.

Slepian ha concluso: “Nel momento in cui lo si racconta, si inizia a pensare in modo più costruttivo. Anche con l’aiuto dell’altro che ci sta ascoltando si dà un senso nuovo al segreto, più realistico, e insieme si possono cercare delle strategie alternative per gestirlo. In questo modo la preoccupazione si riduce e, di conseguenza, il peso che stavamo portando.”

Vai alla fonte in lingua originale

 

Vi siete mai trovati nella situazione di nascondere dentro di voi un segreto personale?

Potrebbe trattarsi di un tradimento o di un problema di tipo economico, di un’azione che avete compiuto o di un evento che vi è accaduto e vi provoca vergogna o colpa, di una stravaganza del vostro modo di essere…

Quello che una nuova ricerca (Slepian et al., 2015) ci dice in merito è che nascondere dentro di sé un segreto personale è come portare sulle spalle un macigno, con conseguenze negative sul nostro benessere fisico, cognitivo ed emotivo.

Non sorprendentemente, condividere il segreto con qualcuno (una persona cara, uno sconosciuto o persino un sito web anonimo) ha il risultato di alleviare la nostra tensione emotiva…

Anche nella studio dello psicologo, la condivisione è il primo, significativo, step di lavoro; a questo segue poi l’elaborazione, all’interno della relazione terapeutica, dei contenuti che generano emozioni dolorose.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.