Psicologia di Snapchat: perchè funziona, quali rischi e chi seguire - Psicologo Milano
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Psicologia di Snapchat: perchè funziona, quali rischi e chi seguire

Snapchat Video

Psicologia di Snapchat: cosa devi sapere (e chi devi seguire) per usarlo al meglio

Snapchat VideoIn questo articolo voglio darvi alcuni elementi pratici per capire cosa sia, e degli spunti di riflessione sui pro e i contro di Snapchat, raccontarvi la mia personale esperienza vissuta in questo contesto, nonché un breve elenco di utenti che potete seguire per farvi un’idea di come sfruttare al meglio il mezzo.

SNAPCHAT: CHE COSA E’?

Snapchat è un’applicazione per smartphone e tablet usata per scambiarsi e condividere foto e video che si autodistruggono dopo essere stati visualizzati.

Nata nel 2011 ad opera dello studente di Stanford Even Spiegel, allora 21enne, insieme ai suoi collaboratori Robert Murphy e Reggie Brown, la sua popolarità è cresciuta esponenzialmente fino ad oggi. Nel 2014 l’app ha raggiunto i 700 milioni di messaggi scambiati ogni giorno, un successo straordinario che ha permesso ai suoi ideatori di rifiutare un offerta da ben 3 miliardi di dollari avanzata da Facebook. Nel maggio 2015 i contenuti visualizzati giornalmente sono saliti ad oltre 2 miliardi, per raggiungere gli 8 miliardi nel gennaio 2016 e i 10 miliardi a maggio 2016, un numero altissimo che rende Snapchat una delle piattaforme più interessanti del momento

Utilizzata ogni giorno da oltre 100 milioni di utenti (numeri in crescita), in prevalenza americani, Snapchat si è affermata come l’app attualmente in assoluto più popolare tra i teenager Usa tra i 14 e i 19 anni, lasciandosi alle spalle Instagram e Facebook, e sta conquistando sempre più terreno anche in altre fasce d’età e nazioni.

In Italia l’utilizzo dell’app è ancora piuttosto moderato: si contano circa 673mila utenti attivi (dati 2015), che rappresentano circa il 2,3% della popolazione Internet italiana, il 61% dei quali di un’età compresa tra i 16 e i 25 anni.

Recentemente il lungimirante Gary Vaynerchuck (imprenditore digitale abile a sfruttare in anticipo i trend dell’online) sta puntando sempre più su Snapchat e lo stesso si può dire per i “guru” italiani più “visionari” in questo ambito (vedi il buon Marco Montemagno).

COME FUNZIONA SNAPCHAT?

La peculiarità di Snapchat riguarda il poter condividere brevissimi video e fotografie che possono essere visibili al destinatario per un tempo limitato (massimo 10 secondi) e che si autodistruggono dopo essere stati visualizzati. I contenuti condivisi sono, insomma, “a termine”: caratteristica molto strana per chi è abituato ai social odierni, ma a ben vedere è un qualcosa che rappresenta la nostra realtà di tutti i nostri giorni, nella quale le parole “volano” invece che essere archiviate in hard disk e conservate all’infinito.

snapchatDunque l’utente crea la sua foto o il suo video (in gergo “snap”) e lo modifica a suo piacimento aggiungendo filtri speciali, disegni, emoji e testi. Tra i filtri, vi sono le cosiddette “Lenti” (Lenses), animazioni 3D che utilizzano il riconoscimento facciale per animare i propri selfie e che costituiscono uno degli elementi più appealing e divertenti dell’applicazione, anche perchè vengono variati quotidianamente (nella foto qui a fianco la mia faccia rielaborata da uno di questi filtri automatici…).

Terminato di ideare il proprio snap, l’utente ha due possibilità.

La prima è scegliere il destinatario tra una lista di contatti personali (gli “amici”) e inviargli il contenuto in forma privata. Gli “amici” sono acquisibili in diversi modi: attraverso la propria rubrica, ricercando il nome dell’utente, oppure mediante uno “snapcode”, un particolare QR Code.

Il destinatario riceve quindi lo snap, e dopo la visualizzazione, questo scompare per sempre. Vi è la possibilità di ripetere una sola volta la visualizzazione del contenuto (tramite la funzione “replay”), di cui il mittente viene prontamente informato con la notifica “è stato fatto un replay”. Allo stesso modo, se il destinatario fa uno screenshot della schermata, il mittente ne riceve una comunicazione immediata (“è stato fatto uno screenshot”).

La seconda possibilità rispetto a video e foto realizzati, invece, è quella di inserirli nella sezione “Storie”, dove divengono pubbliche e restano visibili a tutti gli “amici” per un periodo di  24 ore, trascorse le quali scompaiono per sempre.

In poche parole su snapchat è possibile accedere a un breve videoriassunto delle ultime 24 ore delle persone che ci interessano: amici, parenti, personaggi famosi, testate giornalistiche (recentemente anche il Corriere della Sera ha aperto un account ad hoc).

C’è da dire che l’interfaccia dell’app, a meno che non siate veri nativi digitali, non è di immediata comprensione. L’applicazione si apre infatti attivando direttamente la fotocamera anteriore, come fosse un invito a produrre immediatamente uno snap e, solo in un secondo momento, è possibile esplorare le altre sezioni e funzionalità. Almeno durante le prime esperienze d’uso, rischierete di sentirvi disorientati nel tentativo di navigare attraverso le schermate (il tasso di abbandono di questa app dopo pochi giorni è molto elevato).

Tuttavia, concedendovi un po’ di tempo per fare pratica, riuscirete a prendere più dimestichezza (per intenderci… io a 36 anni ho impiegato circa un paio di settimane a prendere le giuste misure).

4 MOTIVAZIONI PSICOLOGICHE ALLA BASE DEL SUCCESSO DI SNAPCHAT

Snapchat, che ci piaccia o meno, è un fenomeno che sempre più si sta affermando. Le motivazioni di questo, da un punto di vista psicologico, sono diverse. Eccone alcune:

  1. Succeso Snapchat10 secondi di attenzione: Secondo una ricerca condotta dallo Statistic Brain Research Institute, l’attuale span medio di attenzione umana è di soli 8,25 secondi, con una diminuzione del 31% a partire dal 2000. La regola dei “10 secondi” di Snapchat sembra quindi sposarsi perfettamente con le nostre capacità di prestare attenzione. E’ vero che si possono creare storie più lunghe unendo diversi snap da 10 secondi, ma il limite temporale (un po’ come su twitter) impone uno sforzo di sintesi da parte di chi lo registra e uno sforzo attentivo minimo dal lato del fruitore.
  1. Maggiore onestà e autenticità: Sui social media più noti e popolari ci sentiamo spinti a mostrare i nostri aspetti desiderabili. Postiamo le foto più belle e i grandi eventi della nostra vita, in modo che siano visti, condivisi e ottengano commenti di approvazione dagli altri utenti. Intanto, il resto della nostra legittima e vera esperienza umana (spesso divertente, strana, o semplicemente scadente) viene come “scotomizzata”. L’idea alla base di Snapchat è invece quasi l’esatto contrario: non importa quanto una foto o un video siano buoni, dato che resteranno online per poche ore. Inoltre è più difficile “barare” sull’inquadratura o su altri effetti speciali per il fatto che tutti gli “Snapchatter” hanno a disposizione le medesime armi: un telefonino con in quadratura fissa e nulla d’altro. Al contrario di un post su Facebook, su Instagram o di un Tweet, Snapchat limita l’ansia degli utenti nell’esprimere se stessi: non dobbiamo preoccuparci di come appariranno agli altri le nostre foto e possiamo permetterci di mostrare anche le nostre parti buffe, scadenti e indesiderabili, essendo dunque più autentici, onesti, “umani”. Insomma, Snapchat può essere usato per godere della natura effimera di momenti condivisi con gli amici, senza la necessità di dover mantenere, curare e modificare la propria presenza online.
  1. Liberi dai likes: Non solo il meccanismo di autodistruzione del materiale che caratterizza Snapchat ci consente di esporci agli altri in maniera più autentica e anche nelle nostre parti non desiderabili, ma questa volta non c’è nemmeno l’obbligo di mettere dei “likes”, commentare o validare in qualche modo. Su Snapchat, likes, commenti, cuori, retweet, reactions e simili non sono previsti. L’utente viene validato in maniera semplice e rassicurante grazie al fatto di vedere che gli amici l’hanno guardato, che si sono presi abbastanza tempo per ascoltarlo e l’hanno fatto nonostante la qualità dei suoi snap.
  1. Desiderio di “impermanenza”: Snapchat sembra incarnare anche un certo desiderio della nuova generazione di “impermanenza”, una sorta di ribellione verso il fatto che il nostro comportamento on-line sembra destinato a seguirci per il resto della nostra vita. In un’epoca in cui possiamo ritrovarci a dover ripulire i nostri profili Facebook dalle prove di baldorie notturne prima di procedere con una richiesta di assunzione, in un mondo in cui continuamente veniamo a conoscenza di una nuova storia di una celebrità sorpresa a fare qualcosa grazie ad una foto condivisa sui social, per una generazione di individui le cui singole mosse sono state raccontate al pubblico (da se stessi o da qualcun altro)… quale soluzione migliore di foto che si autodistruggono?

 

4 RISCHI CONNESSI ALL’UTILIZZO DI SNAPCHAT

  1. Rischi per la privacy: Nonostante Snapchat si adoperi per tutelare la privacy dei propri utenti, ad esempio inviando
    Rischi Snapchatun messaggio di avviso quando un amico tenta di salvare un contenuto inviato con uno screenshot prima che questo si autodistrugga, vi sono comunque dei modi in cui foto e video possono essere catturate a tradimento. Ad esempio, è sempre possibile fotografare i contenuti inviati con altri dispositivi. Inoltre, il successo dell’app ha attirato molti hacker che non passano giorno senza creare nuovi modi e applicazioni (come Snaphack o SnapPsy) per salvare le foto senza essere scoperti. Gli stessi ideatori dell’app, nella Privacy Policy, avvisano gli utenti di fare attenzione: “…Inoltre, come per qualsiasi altra informazione digitale ci possono essere modi per accedere alle foto, mentre sono in visione sui dispositivi dei destinatari o, anche dopo che sono stati eliminate“.
  2. Sexting e gelosia: Per diverso tempo, Snapchat è stata “etichettata” come la piattaforma del sexting. Infatti, poiché i messaggi inviati vengono condivisi prevalentemente con una sola persona e si dissolvono in pochi secondi, l’app rappresenta potenzialmente una buona occasione per inviare contenuti provocanti e sessuali mantenendo un certo livello di privacy. Il punto che ci interessa approfondire tra i possibili rischi di Snapchat non riguarda il sexting, bensì il fatto che, in virtù di questo possibile uso dell’applicazione, essa è risultata avere alcuni potenziali effetti negativi sulle relazioni sentimentali, evocando un significativo livello di gelosia tra i partner qualora uno dei due ne faccia uso. Tale effetto, per altro, è risultato molto maggiore rispetto a quello evocato dallo scambio degli stessi contenuti in Facebook (Utz et al., 2015).
  3. Uso e abuso: Anche nel caso di Snapchat, i rischi sono quelli degli altri social e dei nuovi media in generale, ossia quelli relativi all’abuso. Certamente, che ci troviamo ad un concerto o stiamo camminando verso la vetta di una montagna con un gran panorama, sarebbe molto più importante afferrare e apprezzare il momento, piuttosto che cercare di condividerlo con gli altri. Uno dei rischi che accompagna i nuovi media è dunque relativo all’idea che la vita non sia degna di considerazione se non viene immortalata e che le cose devono essere condivise per poterne fare esperienza. Al contrario, l’utilizzo dei social media come “strumenti”, piuttosto che come “fini”, consente di godere dei diversi benefici che la tecnologia può apportare alle nostre vite, nel caso di Snapchat il piacere di condividere momenti divertenti ed effimeri con i propri amici, senza la necessità di adattare la nostra autenticità agli occhi del resto del “mondo” online.
  4. Altri rischi (cyberbullying?): Ci sono altri e più oscuri rischi che Snapchat potrebbe portare con sé, come il fatto di poter entrare in contatto con persone con il desiderio di essere prepotenti o di molestare senza paura di ripercussioni, dato che si suppone che l’app non lasci alcuna traccia e al fatto che – più in generale – possa sollecitare un certo effetto “disinibizione”. Tuttavia questo è un aspetto ancora piuttosto buio e ancora poco conosciuto di questo strumento.

 

LA MIA ESPERIENZA SU SNAPCHAT

In un primo momento la mia storia con Snapchat è stata complessa: non riuscivo a capire come utilizzarlo e nemmeno quale potesse essere il valore aggiunto di questa applicazione.
Chi mi conosce lo sa: lo strumento video è integrato all’interno del modo che io ho di interpretare la professione di psicologo e per questo motivo ho deciso di mettermici di impegno e andare a fondo della questione.

E’ così che nel tempo mi sono ricreduto e ad oggi cerco di produrre ogni giorno dei contenuti inediti per chi mi segue sul mio account Snapchat (a proposito, il mio username “sigifreud”). Ho capito che per molti è proprio il fatto che i video restino visibili solo per 24 ore a fornire loro un fascino unico che ti porta a pensare: “o lo guardo ora o lo perdo per sempre”.

Questa leva psicologica, che su facebook e YouTube non esiste, è a mio avviso l’elemento differenziante più importante rispetto agli altri competitor. Ed è anche il fattore che permette di creare una relazione particolarmente stretta con i tuoi followers.

In questi mesi ho seguito diversi snapchatter, più o meno famosi, e mi sono accorto che con questa applicazione sono entrato dentro la loro vita e personalità in maniera di gran lunga maggiore rispetto ai video youtube e le bacheche Facebook. Lo stesso credo che sia per chi mi segue, che può farsi una idea più ravvicinata di come sono fatto, di quello che penso, del mio modo di rapportarmi sul momento alle varie cose che mi accadono nella giornata.

Certo, c’è modo e modo di snapchattare e se è vero che è pieno di utenti che si limitano a mettere video di loro che mangiano da Mac Donalds o che prendono il sole in spiaggia (citazione del bell’articolo del grande Riccardo Scandellari), credo presto emergeranno personalità capaci di popolare questa applicazione di contenuti diversi, di interesse pubblico o per la loro nicchia di riferimento.

CHI SEGUIRE SU SNAPCHAT

Luca Mazzucchelli su SnapchatA titolo esemplificativo, ecco di seguito alcuni utenti che ho seguito a sufficienza per potervi dire che sono interessanti modelli di studio per qualche linea guida su come sfruttare al meglio l’applicazione.

Luca Longo (username luca_longo9) è uno psicologo che incentra la sua strategia di snapchat sulla produzione di contenuti facilmente fruibili da tutti. Il tema dei suoi video è la paternità. Ogni giorno fa una rubrica chiamata “psicopapà” con brevi riflessioni tratte dalla quotidianitià del suo “lavoro” di genitore.

Pataepisi (username pataepisi) è una persona comune che utilizza snapchat per raccontare in maniera divertente la sua giornata. Sono snap “leggeri” e simpatici nei quali – tra le altre cose – svela alcuni retroscena della cultura napoletana. Sulla stessa linea suggerisco anche Carola (username carolshesaid) che intrattiene in maniera autoironica e originale i suoi followers.

RITA (username emmrrita) è una ragazza che lavora sui treni. Rita racconta la sua giornata con un sacco di anedoti interessanti (spesso ironici) in maniera spontanea e talvolta irriverente. Credo che le ferrovie dovrebbero assumerla come loro social media manager.

Greta Sclaunich (username sclaunich) è una giornalista del Corriere della Sera che racconta la professione di giornalista dal suo peculiare punto di vista, portando i suoi followers dietro le quinte della redazione di via Solferino a Milano.

Stefano Mongardi (username stemonga) è uno dei punti di riferimento in Italia sull’utilizzo di Snapchat assieme al suo socio Dario Vignali (username dariovignali). Seguendo il suo account potrete ascoltare le sue lezioni su come utilizzare al meglio questa app (e per gli interessati anche come monetizzarne la presenza).

Ola (username ornmig) racconta la sua esperienza di italiana in Inghilterra, fornendo suggerimenti di vario tipo a chi fosse interessato a ricalcare il suo viaggio (da come fare il cv a come trovare un lavoro in inghilterra).

Oltre a questi utenti “comuni” è interessante vedere come si muovono i VIP o vari GURU del digital su questo strumento per noi nuovo.

Marco Montemagno (username marcomontemagno), il già citato Gary Vaynerchuck (username garyvee), Federico Clapis (username federicoclapis) sono utenti che utilizzano parecchio Snapchat e possono rappresentare interessante materiale di studio 😉

Per i più curiosi date un occhio anche al mio account sigifreud, sul quale sto sperimentando diverse modalità di interazione con i followers. Ad oggi parlo abbastanza liberamente della mia materia (la psicologia) e dei miei vari impegni e progetti in questo ambito, dando in esclusiva tante informazioni che posto solo dopo diversi giorni sugli altri social e raccontando in maniera più libera la mia giornata.

APPROFONDIMENTI

La piattaforma è in continua evoluzione e crescita, per chi fosse interessato ad avere del materiale in italiano per capire meglio il funzionamento suggerisco:

Direi che è tutto… voi che idea vi siete fatti di Snapchat?
Quali altri esempi “modello” di utenti da seguire consigliereste?

alla prossima,

Luca Mazzucchelli

 

Bibliografia

  • http://www.bustle.com/articles/145733-5-unexpected-psychological-ways-snapchat-improves-your-life
  • https://gigaom.com/2012/12/29/snapchat-and-our-never-ending-quest-for-impermanence/
  • http://www.prowlmagazine.com/2015/05/what-has-snapchat-done-to-generation-z/
  • http://bestthenews.com/article/psychology-behind-snapchats-success-tue-05032016-0255.html
  • http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25667961
  • http://www.statisticbrain.com/attention-span-statistics/
  • http://www.juliusdesign.net/29503/snapchat-statistiche-numeri-utenti-in-italia-e-nel-mondo-case-study/
  • http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-04-28/snapchat-user-content-fuels-jump-to-10-billion-daily-video-views
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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.