I pericoli dei Social network: realtà o finzione? - Psicologo Milano
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I pericoli dei Social network: realtà o finzione?

pericoli social networkI pericoli dei social network per bambini piccoli e adolescenti

L’utilizzo di Internet da parte dei più giovani è già da molto oggetto della preoccupazione di genitori ed educatori. Il timore di non riuscire sempre a controllare l’accesso alle numerose informazioni che popolano i siti web, oggi si unisce alla diffidenza per le piattaforme virtuali che incoraggiano una condivisione di contenuti priva di filtri. Vorrei allora parlare del fenomeno dei social network, facendo nuova luce sulla loro influenza psicologica. Nell’esporre quelli che credo essere alcuni pericoli, rispetto ai quali una pausa di riflessione è dovuta, sfioro il tema dell’educazione emotiva.

Iniziamo con alcune domande:

In che modo la realtà virtuale e le emozioni di un soggetto entrano in contatto? Ci possono essere rischi?

pericoli social networkI pericoli dei social network per bambini piccoli e adolescenti

L’utilizzo di Internet da parte dei più giovani è già da molto oggetto della preoccupazione di genitori ed educatori. Il timore di non riuscire sempre a controllare l’accesso alle numerose informazioni che popolano i siti web, oggi si unisce alla diffidenza per le piattaforme virtuali che incoraggiano una condivisione di contenuti priva di filtri. Vorrei allora parlare del fenomeno dei social network, facendo nuova luce sulla loro influenza psicologica. Nell’esporre quelli che credo essere alcuni pericoli, rispetto ai quali una pausa di riflessione è dovuta, sfioro il tema dell’educazione emotiva.

Iniziamo con alcune domande:

In che modo la realtà virtuale e le emozioni di un soggetto entrano in contatto? Ci possono essere rischi?

Le teorie dell’identità sociale e della Self Categorization Theory (Turner et al. 1987) distinguono diversi Sé (self-categories) nel soggetto. Abbiamo un’identità sfaccettata, alcune caratteristiche di personalità sono “innate” e, come tendenze caratteriali, ci accompagnano durante la nostra crescita, altre sono dovute alla nostra appartenenza ai gruppi sociali (valori, norme, opinioni che abbiamo fatto nostre).

È possibile considerare l’ambiente virtuale dei social network alla stregua di un qualsiasi altro contesto sociale di cui fa parte il soggetto?

Data la loro capacità di accogliere e supportare gruppi e comunità disperse, i social network sono veri e propri cyberspaziossia luoghi virtuali che permettono la creazione e lo sviluppo di gruppi e comunità(Barak e Suler 2008). In generale il rapporto uomo – virtualità è soggettivo; esso risente delle caratteristiche peculiari della persona nonché del suo modo di interagire con la tecnologia prima, con la virtualità poi.

Cosa rappresenta un social network per un uomo?

Innanzitutto un punto di incontro tra le reti reali e le reti virtuali. Considerando solo questo punto di vista, i social network consentono all’uomo di aumentare le opportunità di cambiamento della sua posizione o di aumentare le proprie relazioni all’interno di una rete sociale. In tal maniera essi creano o modificano l’esperienza sociale, fornendo al soggetto un’arma a doppio taglio. L’“impression management” è un’espressione che sta ad indicare la possibilità del soggetto di scegliere la propria presentazione quindi tagliare, nei limiti del possibile, la propria immagine secondo il suo desiderio (personalizzando il profilo, scegliendo le foto che lo rappresentano, i contenuti da condividere per esprimere se stesso). Si potrebbe pensare che dietro un grande profilo c’è un grande “self made man”, una persona che si serve di una realtà virtuale per autopromuoversi.

Si può parlare di realtà, riferendosi a quanto avviene nei Social Network?

Ovviamente l’interazione tra il mondo reale e il mondo virtuale è bidirezionale, il risultato è un’interrealtà nella quale l’uomo è in grado di controllare e modificare l’esperienza e la sua e le altrui identità sociali in maniera totalmente nuova rispetto al passato; se alcuni fanno un utilizzo inconsapevole dei social network a questo scopo, d’altro canto alcuna reti virtuali nascono consapevolmente per favorire l’uomo nella promozione della sua professionalità. Fino ad ora, non a caso, ho parlato dell’“uomo”. Le criticità che volevo mettere in luce colpiscono proprio chi “uomo”, nel senso di adulto, ancora non è. 

 
Quali i rischi principali per gli adolescenti?

L’adolescenza è il periodo più importante per la definizione dell’identità del soggetto. Come sottolinea Erikson (1995), il superamento della crisi d’identità tipica della fase adolescenziale richiede l’integrazione di una serie di componenti: di tipo personale (attitudini e capacità), di tipo sociale (l’inserimento nei ruoli sociali) e di tipo esperienziale (le identificazioni infantili e le vicissitudini emotive).

L’interrealtà è un contesto che favorisce la moltiplicazione delle identità piuttosto che la loro integrazione. Questo ha delle ripercussioni sul processo di maturazione dell’identità del soggetto, esso può essere rallentato e ci sono effetti sui rapporti sociali e personali dell’adolescente.  Sempre Erikson nota che il superamento della crisi d’identità ha due conseguenze: lo sviluppo di un senso di fedeltà ai propri schemi di riferimento (valoriali e ideologici) e la capacità di aprirsi a rapporti intimi e stabili con l’altro. Al contrario, la generazione dei <<nativi digitali>> (parliamo dei giovani nati a partire dalla metà degli anni Novanta che hanno vissuto usando Internet e i nuovi media) rischia di restare nel solco di questa crisi.

Le motivazioni sono contenute nei meccanismi suggestionanti delle rete: i loro continui feedback, le opportunità di modificare la propria identità e di svelarla a piacimento, attraggono l’adolescente e lo portano a cercare un’approvazione smisurata nel mondo virtuale. Motivato dai suoi bisogni di appartenenza sociale e di sicurezza, l’adolescente può rimanere invischiato nel rapporto con i social network e, nell’eterna attesa di gratificazioni e sopravvivenza nell’interrealtà, assecondare logiche che non favoriscono la maturazione di un’identità autentica. Ovviamente, come in principio ho affermato, il social network è un contesto sociale o cyberspazio alla stregua di molti altri “concreti”, per tale ragione i rischi o ripercussioni sulla maturazione dell’identità del soggetto sono ravvisabili anche in altre realtà “mal gestite”.

Le emozioni e i social Network: è tutto come nella realtà o si va incontro a un nuovo modello di relazione?

Un secondo aspetto critico è l’“analfabetismo emotivo” (emozional litteracy). Con questa espressione Goleman (1995) intende:

  • La mancanza di consapevolezza e quindi di controllo delle proprie emozioni e dei comportamenti ad esse associati;
  • La mancanza di consapevolezza delle ragioni per le quali si prova una certa emozione;
  • L’incapacità a relazionarsi con le emozioni altrui – non riconosciute e comprese – e con i comportamenti che da esse scaturiscono.

Un fattore di incremento dell’analfabetismo emotivo è l’utilizzo massiccio dei media che favoriscono un modello di relazioni mediate, privando il soggetto di quegli script utili alla lettura e l’applicazione dei comportamenti sociali. A venir meno è soprattutto la capacità di riconoscere le emozioni dell’altro e, di riflesso, di comprendere le proprie; ciò in prima istanza porta al disinteresse emotivo. Sto parlando di ragazzi che comunicando spesso tramite la tecnologia w hanno disimparato a riconoscere la ricchezza della comunicazione diretta (le sfumature importanti della comunicazione non verbale ad esempio). Certo è che il social network spesso facilita l’espressione di sé, abbattendo il timore del giudizio immediato. Svelare se stessi ad un social network in ogni caso non offre la giusta ricompensa relazionale: l’uomo è fatto di emozioni e pensieri fluidi che, nella forma “stentorea” dei messaggi/status virtuali vengono stabilizzati. I pensieri e le emozioni di un adolescente sono ancor più fluidi, alla ricerca di risposte e conferme che sono frustrate dalla comunicazione mediata.

Cosa può fare un genitore per prevenire gli aspetti negativi legati ai Social Network?

Senza dubbio l’utilizzo dei social network (la quale iscrizione è riservata ai maggiori di 13 anni), non corrisponde automaticamente all’acquisizione di questi problemi. Come non perdere di vista le potenzialità e i limiti della comunicazione mediata? La vigilanza delle figure adulte, in un mondo in cui le giovani menti abbisognano di estendersi con gli artefatti e la realtà virtuale,  non può essere applicata con la semplice restrizione o privazione. Se da una parte l’immersione in una realtà virtuale è bene che occupi una percentuale di tempo minima durante la giornata, d’altra parte gli “adulti” (coloro che godono di una identità stabile) devono tenersi allenati a distogliere l’attenzione degli adolescenti. I genitori devono garantire agli adolescenti sufficienti opportunità di identificazione sociale ossia occasioni appaganti e solidamente ancorate alla realtà che possano far fluire liberamente pensieri e emozioni, riconoscere quelle altrui e, non per ultimo, permettere il rispecchiamento sociale. Con questa attenzione l’estensione della rete sociale di un adolescente nell’interrealtà apporterà vantaggi e un senso di appartenenza e condivisione non nocivo per l’identità.

E voi cosa ne pensate?
Silvia Scorrano

Bibliografia

    • Turner, J. C., Hogg, M. A., Oakes, P. J., Reicher, S. D. & Wetherell, M. S. (1987). Rediscovering the social group: A self-categorization theory. Oxford: Blackwell.
    • Barak A.-suler J.R. (2008), Reflection on the psychology and social science of cyberspace.
    • Erikson (1995), Infanzia e Società, Armando editore, Roma.
    • Goleman D. (1995) L’intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano.
    • Riva G. (2010), I social network, Il Mulino, Bologna.

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.