Uso di sostanze stupefacenti e salute mentale: 5 news dal report USA 2014 - Psicologo Milano
arte psicologia sofferenza
Sofferenza psicologica, arte e guarigione – intervista a Marco Garzonio
2 ottobre 2015
psicologia dell'olfatto
Psicologia degli odori
7 ottobre 2015
Mostra tutto

Uso di sostanze stupefacenti e salute mentale: 5 news dal report USA 2014

effetti psicologici droga

a2e35020-cefc-4989-9d07-5ece9e18948c.jpg

Ogni anno il SAMHSA (Substance Abuse and Mental Health Services Administration) pubblica un report che esamina il consumo di sostanze stupefacenti e i problemi di salute mentale che interessano gli americani sopra i 12 anni. (…)

Da poco tempo è disponibile il rapporto 2014, i cui risultati sono allo stesso tempo incoraggianti e scoraggianti.

Ecco alcuni dati significativi:

1) Troppe persone tossicodipendenti sono ancora sole

Innanzitutto il report rivela che, sebbene i disturbi da uso di sostanze possano essere prevenuti e trattati, lo sono ancora molto poco. Sono circa 22,5 milioni le persone che nel 2014 hanno necessitato un aiuto rispetto ai loro problemi di tossicodipendenza, ma solo 2,6 milioni (circa l’11,6%) sono riuscite ad accedere alle cure.

Non si tratta di una improvvisa défaillance del sistema assistenziale: il numero è simile a quello degli anni passati

I motivi per cui così tante persone non accedono alle cure sono i seguenti:

– L’1,1% ritiene di avere bisogno di un aiuto e ha cercato di ottenerlo, ma ha fallito.

– Il 2,9% ritiene di avere bisogno di un aiuto ma non ha fatto alcuno sforzo per ottenerlo.

– Il 96% ritene di non avere bisogno di alcun trattamento.

Coloro che hanno cercato di ottenere aiuto senza riuscirci hanno addotto due principali motivazioni: la loro assicurazione sanitaria non era abbastanza buona oppure non potevano permetterselo.

Globalmente, questi dati suggeriscono alcune misure auspicabili:

– Permettere l’accesso al trattamento a più persone possibili e a lungo termine.

– Fornire copertura assicurativa completa al trattamento delle tossicodipendenze, così come avviene per condizioni prettamente mediche.

– Promuovere una maggior condivisione delle storie di vita di soggetti che sono usciti dalla condizioni di tossicodipendenti, in modo tale che sempre più persone capiscano che il trattamento è possibile e può valere lo sforzo.

 

2) Siamo solo a metà strada nella cura della salute mentale

Il numero di soggetti che soffre di disturbi mentali è rimasto stabile negli ultimi anni, a circa 18% della popolazione in età adulta.

All’interno di questi, il 45% riceve un qualche trattamento, e questa è una buona notizia. Ciò che non è incoraggiante è che vi è un altro 55% che non riceve alcun supporto, cosa avviene soprattutto nella fascia 18-25 anni. Nel 2014, ben due terzi dei soggetti in questa fascia di età non sono ricorsi a servizi di salute mentale, rispetto alla metà di quelli tra i 26 e i 49 anni, o sopra i 50. Ciò rappresenta un aspetto problematico in quanto spesso le patologie mentali esordiscono proprio durante l’adolescenza e la prima età adulta.

L’indagine si è anche dedicata ai soggetti in fascia 12-17 anni, trovando questi risultati: nel 2014, circa 3,4 milioni di adolescenti (12-17) hanno ricevuto servizi di salute mentale, e circa la metà di loro ha chiesto aiuto per “depressione”. Più nel dettaglio, il 29% hanno necessitato aiuto per aver pensato o tentato il suicidio, il 29% aveva sintomi d’ansia, il 26% presentava problemi familiari, il 20,8% problemi di natura esternalizzante (infrazione di regole, agiti impulsivi), e il 16,7% problemi nella gestione della rabbia.

Tra gli adulti, circa in 12 milioni hanno percepito un bisogno di essere aiutati dai servizi di salute mentale durante l’anno 2014, ma circa la metà non ha ricevuto alcuna cura. La ragione principale? Non se lo potevano permettere. Tra le altre motivazioni, più del 28% ha riportato di avere pensato di potere gestire il problema da solo, il 23% di non sapere a chi rivolgersi e il 16,4% di non avere tempo per un trattamento.

Questi dati dovrebbero condurre a ripensare l’attuale offerta in termini di servizi di salute mentale, cercando di avvicinare anche coloro che attualmente non giungono all’attenzione clinica nonostante il vissuto di sofferenza, ed includendo nell’assicurazione sanitaria anche le spese che riguardano la salute psichica.

 

3) I minorenni amano ancora l’alcool, ma meno di prima

Secondo il rapporto 2014, 8,7 milioni di soggetti tra i 12 e i 20 anni hanno riportato di aver bevuto almeno una bevanda alcolica nell’ultimo mese. Questo numero è comprensivo di 5,3 milioni di ragazzi che hanno effettuato “abbuffate alcoliche” (almeno 5 bevande alcoliche in una sola occasione) e di 1,3 milioni di “bevitori pesanti” (il che significa aver avuto abbuffate alcoliche per 5 o più volte in un mese). Sono cifre preoccupanti, ma iniziano ad essere leggermente migliori di quelle di qualche anno fa.

Un decennio fa, ad esempio, il 28,7% della popolazione minorenne faceva uso di alcol, rispetto al 22,8% di oggi. Coloro che praticavano abbuffate erano il 19,6% rispetto al 13,8% di oggi e i cosiddetti bevitori pesanti erano il 6,3%, rispetto al 3,4% di oggi. (…).

Dunque, se da una parte il trend globale di diminuzione è rincuorante, dall’altra la percentuale di consumatori è simile a quella del 2013 e questo potrebbe significare che il trend di diminuzione sta rallentando.

 

4) L’ abuso di marijuana è un fenomeno che esiste, ma potrebbe andare peggio

Quando diversi stati americani hanno acconsentito all’uso della marijuana a scopo ricreativo, alcune persone hanno manifestato preoccupazione riguardante la possibilità che ciò facilitasse l’accesso alle droghe da parte dei più giovani. In realtà, questo non è avvenuto.

All’interno della fascia 12-17 anni, la percentuale di coloro che hanno riferito di aver fatto uso di marijuana nel mese precedente al sondaggio si attesta al 7,4%. Tale percentuale è sostanzialmente simile a quella del 2013 e più bassa di quella del 2002, che si calcolava attorno all’8,2%.

Per quanto riguarda la fascia 18-25 anni, il report mostra come il consumo di marijuana sia leggermente aumentato: 19,6% nel 2014 rispetto a 19,1% nel 2013. (…)

Per coloro che hanno più di 26 anni, l’uso è rifiorito a partire dal 2002, fino a raggiungere l’attuale percentuale del 6,6%.

Un aspetto rincuorante riguarda il fatto che la percentuale di coloro che hanno ricevuto diagnosi di “disturbo da uso di marijuana” è rimasta circa la stessa tra il 2013 il 2014. Inoltre, nei soggetti 12-17 anni, il numero di coloro con un uso problematico di marijuana è sceso al 2.7% rispetto al più alto 4.3% nel 2002.

La cannabis rimane senza dubbio la sostanza illecita in assoluto più popolare e usata in tutto il mondo (…)

 

5) L’eroina è usata poco, ma ha esiti letali

Sia l’eroina che i farmaci antidolorifici maggiori (come l’OxyContin, il Percocet e il Vicodin) sono sostanze esogene in grado di mimare l’effetto di alcune molecole endogene, gli “oppioidi” endogeni appunto, e in particolare la loro azione analgesica.

Quando l’America, dopo diversi anni, ha cominciato a regolarizzare la dilagante e pericolosa prescrizione di farmaci antidolorifici, l’eroina è divenuta un sostituto poco costoso e facile da reperire. Di conseguenza, l’epidemia di prescrizione di antidolorifici si è trasformata in epidemia di eroina. Le morti dovute all’eroina, infatti, sono quadruplicate dal 2002, e il rapporto SAMHSA conferma che una droga ha sostituito l’altra. Da un lato, l’uso di antidolorifici a scopo non medico è sceso in tutti i gruppi di età, e questo è un segnale incoraggiante. Dall’altro, l’uso di eroina è aumentato rispetto ad un decennio fa, specialmente nella fascia di età sopra i 26 anni.

E mentre il numero complessivo di consumatori di eroina è molto contenuto (435.000 consumatori nel 2014, contro, ad esempio, i 22,2 milioni di consumatori di marijuana), le conseguenza possono essere molto gravi. L’overdose da eroina è infatti un esito piuttosto facile, specialmente se si considera che essa è spesso tagliata con altre sostanze (come il fentanil) che possono aumentare notevolmente il rischio, e il suo uso diventa una roulette russa.

Un’altra informazioni sulla crescente popolarità dell’eroina: il numero di soggetti che ricevono un trattamento per dipendenza da eroina sono più del doppio rispetto al 2004 (…)

 

Conclusioni

Globalmente, i risultati del report forniscono un’istantanea di una nazione che ha fatto numerosi progressi per aiutare le persone con problemi di salute mentale (comprese le dipendenze da sostanze), ma ha ancora molta strada da fare prima che la disponibilità dei trattamenti saturi la domanda e che la consapevolezza superi lo stigma. Tra le righe del report emerge un chiaro messaggio: coloro che lottano con problemi di salute mentale e di dipendenza da sostanze non sono solo “gli altri”, ma sono persone con cui lavoriamo, con cui viviamo e che amiamo, e le politiche sociali che aiutano loro, aiutano anche noi.

 

Vai alla fonte in lingua originale

 

Da settembre 2015 è disponibile la nuova edizione del “National Survey on Drug Use and Health”, un report che fornisce una fotografia del consumo di sostanze stupefacenti e dei problemi di salute mentale tra gli americani durante l’anno 2014.

Nell’articolo vengono elencati i 5 spunti più significativi, alcuni dei quali rincuoranti (i minorenni sembrano bere meno alcol rispetto a 10 anni fa), altri dei quali allarmanti (lo sapevate che l’eroina, che si pensava ormai debellata, sta riprendendo una quota, per ora piccola ma significativa, di “mercato”?).

Vero è che i trend sono quelli americani, che però molto spesso anticipano la situazione europea…

Commenti
Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.