Disturbo da alimentazione incontrollata: quale approccio più efficace? - Psicologo Milano
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Disturbo da alimentazione incontrollata: quale approccio più efficace?

 

Approccio Breve Strategico vs approccio Cognitivo-Comportamentale per pazienti affetti da Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

 

L’obesità, una delle problematiche mediche maggiormente rilevanti della nostra epoca, è spesso accompagnata da complicanze di ordine psicopatologico, quali il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder, BED) caratterizzato dall’alternanza di periodi di digiuno e momenti in cui l’individuo si abbandona completamente al piacere delle abbuffate. Contrariamente a quanto avviene per la Bulimia Nervosa, l’assenza di condotte compensatorie (es. uso di lassativi, vomito autoindotto, ecc.) porta inevitabilmente il soggetto ad aumentare di peso.

 

Approccio Breve Strategico vs approccio Cognitivo-Comportamentale per pazienti affetti da Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

 

L’obesità, una delle problematiche mediche maggiormente rilevanti della nostra epoca, è spesso accompagnata da complicanze di ordine psicopatologico, quali il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder, BED) caratterizzato dall’alternanza di periodi di digiuno e momenti in cui l’individuo si abbandona completamente al piacere delle abbuffate. Contrariamente a quanto avviene per la Bulimia Nervosa, l’assenza di condotte compensatorie (es. uso di lassativi, vomito autoindotto, ecc.) porta inevitabilmente il soggetto ad aumentare di peso.

Gli interventi volti a far fronte a tale problematica prendono, quindi, necessariamente in carico l’individuo nella sua totalità e, generalmente, la cura degli aspetti più prettamente psicologici della persona viene affidata alla Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). Grandi percentuali di soggetti obesi tendono, però, ad un anno circa dal termine della cura, a riacquistare circa un terzo del peso perso in regime di ricovero, per tornare ai valori ponderali iniziali nell’arco di pochi anni.

Poiché fine dell’intervento ospedaliero è anche permettere ai pazienti lo sviluppo di un senso di autonomia e competenza che possano perdurare nel tempo, nel tentativo di trovare una soluzione al problema “mantenimento dei risultati”, sono state messe a confronto l’efficacia della CBT”gold standard” per il trattamento dei disturbi alimentari, con la Terapia Breve Strategica (BST)[1], secondo cui, a rendere inefficace qualsivoglia dieta, è il tentativo di controllo che la stessa impone al soggetto, interferendo col piacere intrinseco dell’alimentazione. Principio di base di tale approccio è: se te lo (il piacere) concedi potrai rinunciarvi; se non te lo concedi diventerà irrinunciabile.

Aspetti centrali del progetto STRATOB (Systemic and STRATegic psychotherapy for OBesity) sono, inoltre, il trattamento intensivo del paziente durante il periodo di ricovero e la continuità assistenziale dello stesso a livello domiciliare, grazie al contatto prolungato con la medesima equipe di professionisti che si era occupata dello stesso durante il periodo di degenza, mediante telemedicina, nuova e promettente metodologia sanitaria a basso costo. Riduzione ponderale e benessere psicologico del soggetto rappresentano gli obiettivi primi del disegno sperimentale, riducendo, al contempo, tempi e costi propri delle visite specialistiche tradizionali nonché, avvalendosi di sistemi di monitoraggio e sostegno, incrementando l’adesione del curato a prescrizioni psicologiche e trattamenti medico-dietologico.

All’interno di un programma di riabilitazione nutrizionale due gruppi di soggetti sono rispettivamente sottoposti a sessioni individuali di CBT[2] o BST,

Una volta terminato il periodo di degenza i soggetti intrattengono, nell’arco di due mesi, 4 chiamate telefoniche coi loro psicoterapeuti. Dal terzo al sesto mese tali interventi sono, poi, previsti ogni 30 giorni. Compito dello psicoterapeuta è consolidare strategie ed abilità acquisite dal soggetto durante il periodo di ricovero, migliorarne autostima ed autoefficacia, supportarne motivazione al cambiamento, prevenire eventuali ricadute e fornire loro strumenti di problem solving e supporto psicologico in caso di crisi. S’indaga altresì l’esistenza di eventuali miglioramenti nei pazienti al di fuori del contesto di cura, il loro umore, il mantenimento da parte degli stessi di un corretta alimentazione e di una buona attitudine all’attività fisica, l’aumento/diminuzione del peso, nonché la presenza di eventuali momenti critici. Indicatori considerati nello studio sono la variazione dell’Indice Globale dell’Outcome Questionnaire (OQ 45.2), la remissione del sintomo BED (numero di episodi di abbuffata settimanali inferiore a due) e la perdita di peso.

I dati sono stati raccolti prima della somministrazione del trattamento, al termine del ricovero (circa 1 mese dopo) e dopo 6 mesi dalle dimissioni dalla clinica.

Per ognuna di queste variabili, non sono state riscontrate differenze tra gruppi prima del trattamento. Tra l’inizio del ricovero e le dimissione dal centro, così come dopo 6 mesi, invece, l’indice globale e quello dei sintomi clinici dell’OQ-45.2, atto a misurare l’efficacia della psicoterapia, mostrano punteggi di cambiamento più elevati relativamente al gruppo sottoposto a BST. Nessuna differenze tra i gruppi è stata rilevata per quanto riguarda la perdita di peso, mentre  e’ stata riscontrata associazione significativa tra tipo di trattamento e remissione della sintomatologia BED a 6 mesi dalle dimissioni, in favore del gruppo BST.

Si consideri, comunque, che il reale impatto terapeutico di CBT e BST potrebbe, tra le altre, essere stato inficiato dal necessario ricorso ad un setting insolito.

Dott.ssa Pietrabissa Giada
 


[1] Caratteristico di questo approccio è l’interesse verso il “come” un disturbo si struttura ed alimenta, piuttosto che “perché” esso si sia sviluppato; nonché la convinzione che i disturbi psichici siano generati dalle modalità percettive, cognitive ed emotive che le persone assumono nei confronti della realtà, le quali conducono a reazioni e comportamenti disfunzionali. Si punta, quindi, a cambiare il punto di vista del paziente sul mondo, così da modificarne il comportamento. A tal fine è necessario rompere il circolo vizioso di retroazioni che mantiene la soluzione problematica, rappresentato, solitamente, da ciò che le persone fanno e che, invece di risolvere i problemi, li complica ulteriormente (le cosiddette “tentate soluzioni”).

[2] Obiettivo della terapia è, essenzialmente quello di modificare ideazioni e cognizioni negative, nonché interrompere le sequenze comportamentali che le mantengono. Non è, quindi, una certa situazione ed esperienza a provocare reazioni e problematiche psicologiche, ma l’interpretazione cognitiva che la persona produce di essa ed i relativi comportamenti, negativamente rinforzanti, messi in atto dalla stessa..

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.