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Togliere o non togliere il figlio a Martina Levato?

martina levato

>>>ANSA/ SFREGIATO CON L'ACIDO PER IL NO A UN 'TRIANGOLO MORBOSO'E’ la questione che sta dividendo l’Italia in questi ultimi giorni e su questa volevo condividere 3 considerazioni con voi.

La storia la conoscerete tutti, quindi la faccio molto breve: questa donna assieme al suo fidanzato (uomo peraltro contemporaneamente sposato con altra persona) ha commesso una serie di atti criminosi tra i quali lo sfregio in volto con l’acido dell’ex di lei, proprio in concomitanza con la nascente gravidanza. Attualmente sia Martina sia Alexander sono  in carcere ed è nato Achille, il figlio della coppia.

Intellettuali, psicologi, medici e non solo si stanno confrontando sull’opportunità di lasciare Achille alla mamma o darlo in affidamento a terzi.

In linea di massima – per quello che ho potuto leggere e apprendere dai vari articoli in rete – la mia posizione è che se non si allontana il bambino in questo caso, fatico a comprendere in quali altri casi sarebbe da farlo.

3 riflessioni a sostegno di questa mia posizione

N14600351. Un bambino non è un salvagente

La prima riflessione è che un figlio non può e non deve curare le ferite psicologiche della madre.

Un figlio non è e non deve essere una cura per i genitori perché non ha le capacità e nemmeno il ruolo all’interno di quel sistema per farli guarire. Ovviamente un bambino ci cambia e trasforma, ma non ci fa guarire da problematiche psicologiche forti e conclamate, non come regola almeno.

Ho potuto osservare le evoluzioni delle storie di bambini nati come “farmaci” per guarire importanti lacune di uno dei due genitori e vi assicuro che il ruolo di salvagente della mamma o del papà è veramente scomodo e andrebbe in tutti i modi scongiurato.

2. Non tutti siamo genitori sufficientemente buoni

La seconda riflessione nasce da un incontro che abbiamo organizzato come OPL, dove Concita de Gregorio aveva posto una riflessione senza risposte per cui lei dopo essersi spesa per accudire e proteggere al meglio i suoi figli aveva scoperto che ben 37 premi nobel sono stati orfani, ossia cresciuti verosimilmente in condizioni precarie e con poco affetto attorno a loro. Allo stesso incontro Ammanniti aveva comunque sottolineato che per 37 fortunati eletti ci sono poi una marea di orfani che hanno avuto ben altro destino.

Cosa c’entra questo spunto con la vicenda della Levato?

C’entra perché indica che da una parte non esiste un unico modo per essere genitori “sufficientemente buoni”, ed è chiaro che anche da situazioni complesse possano nascere grandi sorprese. Ma in linea di massima per essere genitori all’altezza di questo compito occorre avere sviluppato prima una personalità adulta solida e con alcune caratteristiche ben precise che secondo me male si sposano con i gesti fatti da questi due neogenitori.

3. I figli non sono un possesso

La terza e ultima riflessione è che dobbiamo uscire dall’idea che il figlio sia un qualcosa “di chi lo fa”. È una mentalità del possesso più tipica della figura infantile che di quella genitoriale e che va contrastata perché credo che il ruolo di madre non sia un qualcosa che semplicemente hai in quanto partorisci. Ora capisco che alcune potranno pensare: ma come, io l’ho tenuto 9 mesi in pancia, non è mio?

La mia idea è che il possesso sia il contrario dell’amore incondizionato, che invece è ciò che caratterizza una genitorialità sana e adulta a tutti gli effetti.A questo proposito è molto bella una poesia di Khalil Gibran in cui dice “i vostri figli non sono figli vostri, sono i figli e le figlie della forza stessa della vita”.

I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran) – tratta da “PensieriParole”

E’ con le sue parole che chiudo questo mio articolo,

Luca Mazzucchelli

 

 

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.