Un trauma è quando ti succede qualcosa di negativo? - Psicologo Milano
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Un trauma è quando ti succede qualcosa di negativo?

Un trauma è quando ti succede qualcosa di negativo?

 
Anche le cose belle a volte mettono in crisi
Facciamo una prova. Immaginate di ascoltare qualcuno che, raccontando di una cosa che gli è capitata, commenti: "E' stato un vero trauma per me". Non conoscete l'argomento. Siete in grado di capire, solo da questa frase, se egli stia parlando di un fatto piacevole o spiacevole?
Probabilmente risponderete che ci si sta riferendo a un evento negativo. Potreste mai credere che lo stesso commento valga anche per fatti positivi?
Nel linguaggio comune il trauma è sempre e solo qualcosa di brutto. Qui sta l'ennesimo luogo comune.

Un trauma è quando ti succede qualcosa di negativo?

 
Anche le cose belle a volte mettono in crisi
Facciamo una prova. Immaginate di ascoltare qualcuno che, raccontando di una cosa che gli è capitata, commenti: “E’ stato un vero trauma per me”. Non conoscete l’argomento. Siete in grado di capire, solo da questa frase, se egli stia parlando di un fatto piacevole o spiacevole?
Probabilmente risponderete che ci si sta riferendo a un evento negativo. Potreste mai credere che lo stesso commento valga anche per fatti positivi?
Nel linguaggio comune il trauma è sempre e solo qualcosa di brutto. Qui sta l’ennesimo luogo comune. In realtà – e so di fare un’affermazione che può apparire sconcertante – anche certe esperienze particolarmente positive possono avere una ripercussione spiacevole su chi le vive: per la precisione, esse diventano traumatiche quando si rivelano troppo positive, quando provocano un impatto emotivo troppo forte.
Un bellissimo e struggente esempio preso dalla letteratura mi aiuterà a spiegarmi meglio. Omero, nell’Odissea, racconta del cane Argo che, al rivedere il suo padrone Ulisse dopo averne atteso il ritorno dalla guerra per vent’anni, è invaso da una emozione violenta: tanto violenta che non regge alla felicità e muore appena ne riconosce il volto. Evidentemente già gli antichi sapevano bene quanto una grande gioia possa essere “impegnativa” da gestire.
 
Quando l’arte ci emoziona troppo
Se avete presente quella che di solito si chiama “sindrome di Stendhal” avete sottomano un altro esempio, a dire la verità piuttosto “pittoresco”. E’ qualcosa che capita ad alcuni turisti che visitano luoghi particolarmente ricchi di opere d’arte: ciò li espone a una sollecitazione emotiva tanto forte che ne riportano vere e proprie crisi. L’Italia, che è il paese più ricco di opere d’arte al mondo, è un po’ l’habitat ideale per questa sindrome: e in effetti colui da cui prende il nome (lo scrittore Stendhal nell’Ottocento) la provò proprio viaggiando in Italia. Se volete leggere qualcosa sul tema, c’è un bel libro scritto da una psichiatra che lavorando a Firenze ha potuto vedere direttamente moltissimi casi di questa sindrome. Si intitola “La sindrome di Stendhal” (di Graziella Magherini, edizioni Ponte alle Grazie, Firenze, 1989).
 
Una vincita sfortunata
Voglio portare un altro esempio, questa volta tratto dal cinema. Mi riferisco ai vecchi film su don Camillo e Peppone, il vigoroso parroco e il sindaco comunista di Brescello. In un episodio di questa fortunata serie una grossa vincita alla schedina crea non pochi problemi a Peppone: egli infatti per gestire l’ingente somma che ha vinto va incontro a una serie tale di inconvenienti e pensieri che le difficoltà finiscono per prevalere sulla contentezza iniziale. Quello che dapprima era un evento felicissimo diventa così, poco per volta, causa di una preoccupazione dopo l’altra.
Per inciso, devo dire che quello che potrebbe essere solo un efficace spunto cinematografico ha un effettivo aggancio con la realtà: trovarsi improvvisamente a disporre di una quantità di denaro notevole può davvero rappresentare un motivo di forte disagio. E qui il discorso si allarga a un paio di altri concetti: quello di “ambivalenza” e quello di “stress“. A questi temi ho dedicato una pagina apposita.
 
Essere fortunati è dunque pericoloso?
Ovviamente non sto cercando di dare giudizi sul denaro o sui giochi che comportano vincite monetarie. Non voglio neanche dire che una vincita di denaro sia, di per sè, causa di disturbi emotivi.
Quel che provoca il disagio, infatti, non è tanto nella cosa in sè (la vincita, o qualunque altra cosa piacevole) ma dipende dalla maggiore o minore capacità delle persone di assorbirne l’impatto emotivo. Il trauma infatti – che sia scatenato da un evento negativo o positivo non fa differenza – non sta nel fatto che lo provoca, ma nel modo in cui la persona vi reagisce. Questo è il motivo per cui lo stesso evento può mettere a forte disagio qualcuno mentre qualcun altro può “smaltirlo” in tutta tranquillità.

Per gentile concessione della Dott.ssa Silvia Bianconcini www.psicologia-imola.it

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.