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Twitter: un nuovo strumento per predire le morti per infarto?

twitter

Ecco una domanda per chi è attivo su Twitter:

Come definireste il tono emotivo impresso nei Tweet delle persone che fanno parte della vostra rete social, in particolare di coloro che vivono nella vostra area geografica? Sulla base dei Tweet pubblicati, direste che le persone della vostra comunità sono generalmente felici, depresse, ansiose, arrabbiate, ottimiste?

Domanda non banale, in quanto pare che Twitter possa rivelare importanti informazioni circa la salute psicologica e fisica di una comunità..

La ricerca

In un interessante articolo pubblicato nel 2015 sulla rivista Psychological Science, i ricercatori dell’University of Pennsylvania hanno analizzato 148 milioni di tweet provenienti da 1.347 contee degli Stati Uniti.

Ciò che hanno scoperto è un’associazione tra emozioni negative espresse attraverso il social network in una specifica geografica, e tassi di mortalità per patologie cardiovascolari in quel territorio.

In particolare i ricercatori hanno rilevato che i tweet che esprimevano emozioni negative provenivano generalmente da contee con tassi di mortalità più elevati per malattie cardiovascolari. Dall’altra parte, i tweet che esprimevano emozioni positive provenivano da contee con tassi inferiori di mortalità per malattie cardiovascolari.

Le malattie cardiovascolari sono un gruppo di patologie a carico del cuore e/o dei vasi sanguigni. Nonostante tale definizione faccia rientrare nella categoria qualsiasi processo morboso a carico del sistema cardiovascolare, nel linguaggio comune si fa in genere riferimento alle varie patologie correlate all’aterosclerosi. Quest’ultima si riferisce alla formazione di placche aterosclerotiche che conducono al restringimento o all’ostruzione delle arterie, esitando in patologie coronariche (come l’infarto) e cerebrovascolari (come l’ictus). L’aterosclerosi è causata dal concorso di fattori molteplici: oltre alla familiarità genetica, vi sono il fumo, l’ipercolesterolemia, il diabete mellito, l’ipertensione, l’obesità e la sedentarietà.

Tornando alla ricerca, la notizia più interessante e sorprendente è che il modello predittivo di mortalità per malattie cardiovascolari basato sul linguaggio di Twitter superava il modello basato sui fattori di rischio tradizionali, cioè variabili demografiche, variabili socio-economiche e variabili relative alla salute (tra cui le già citate diabete, obesità, fumo, sedentarietà e ipertensione).

Questo significa che, a livello di contea, i tassi di mortalità per malattie cardiovascolari potrebbero effettivamente essere meglio predetti dai post su Twitter che da informazioni sulla demografia e la salute degli individui. (Comunque, la mortalità per malattie cardiovascolari era ancor meglio predetta da un modello che includeva, contemporaneamente, le informazioni provenienti  da Twitter e quelle relative ai fattori di rischio tradizionali).

La figura sottostante mostra un confronto tra i tassi di mortalità per patologie cardiovascolari reali (come riportate dal Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie; CDC) e quelli previsti tramite l’uso di Twitter: la somiglianza tra i due è evidente e sorprendente.

Come è possibile tutto ciò? Effettivamtwitter-and-heart-disease2ente, emozionalità negativa e stress costituiscono fattori concorrenti al rischio di sviluppare patologie cardiovascolari.

Ad esempio, la rabbia intensa può  far aumentare il rischio di infarto  moltiplicando  la possibilità che le placche aterosclerotiche si distacchino formando dei trombi.

A questo punto si potrebbe obiettare che l’utente medio di Twitter è molto più giovane rispetto alla media delle persone che sono a rischio di malattie cardiovascolari (il rischio per queste patologie aumenta infatti con l’età). Questo è vero, infatti i ricercatori hanno precisato che “non sono coloro che twittano che poi muoiono di patologie cardiovascolari”.

Piuttosto, i ricercatori ipotizzano che i tweet provenienti da individui più giovani “tradiscono” le caratteristiche della comunità circostante, riflettendo quindi una sorta di “contesto” economico, fisico e psicologico che non viene valutato nei tradizionali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. In sostanza, ciò significa che il nostro comportamento su Twitter fornisce una finestra non solo dei nostri problemi e fattori di stress giornalieri, ma anche dei problemi e fattori di stress giornalieri che condividiamo con gli altri individui della nostra comunità. Semplicemente, “gli altri” potrebbero non condividere la loro rabbia o la loro ansia sui social media.

Dunque, la prossima volta che accedete ad un social network per “sfogarvi” sulla vostra vita, prendetevi un minuto di tempo per riflettere: le vostre emozioni negative sono connesse ad un problema che state affrontando da soli in questo momento della vostra vita, oppure riflettono una sfida più generale che state condividendo con altre persone all’interno della vostra comunità?

Conclusioni

In generale, il valore principale di questo lavoro è di portare alla luce un nuovo strumento che, nel ventunesimo secolo, potrebbe significativamente contribuire alla ricerca epidemiologica.

Come hanno commentato gli autori: “Gli approcci tradizionali per la raccolta dei dati psicosociali da grandi campioni rappresentativi, come il Behavioral Risk Factor Surveillance System (BRFSS) del Centers for Disease Control and Prevention (CDC), tendono ad essere costosi, si basano su poche migliaia di persone e sono spesso limitati ad un elenco minimo e predefinito di costrutti psicologici. Un sistema basato su Twitter per monitorare le variabili psicosociali, al contrario, è relativamente poco costoso e può potenzialmente generare stime basate su decine di milioni di persone con risoluzione molto più elevata in termini di tempo e spazio”.

Inoltre, hanno aggiunto “Il nostro approccio apre le porte a una nuova generazione di epidemiologia psicologica e potrebbe portare i ricercatori più vicino alla comprensione dei fattori psicologici importanti per la salute cardiovascolare delle comunità”.

La speranza è che questa nuova generazione di epidemiologia psicologica conduca ad un miglioramento degli sforzi a livello di comunità per identificare popolazioni a rischio, educare i cittadini, e prevenire malattie future.

Bibliografia

Eichstaedt, J.C., Schwartz, H.A., Kern, M.L., Park, G., Labarthe, D.R. Merchant, R.M., Jha, S., Agrawal, M., Dziurzynski, L.A., Sap, M., Weeg, C., Larson, E.E., Ungar, L.H., & Seligman, M.E.P. (2015). Psychological language on Twitter predicts county-level heart disease mortality. Psychological Science, 26(2) 159 – 169. DOI: 10.1177/0956797614557867

Vai alla fonte in lingua originale

E se Twitter diventasse uno strumento al servizio della ricerca epidemiologica?

Un gruppo di ricercatori dell’Università della Pennsylvania ha portato alla luce un fatto interessante: maggiori erano i tweet intrisi di emozionalità negativa provenienti da una determinata contea degli Stati Uniti, maggiori erano i tassi di mortalità in quell’area per patologie cardiovascolari (nelle quali l’emozionalità negativa e lo stress giocano un ruolo significativo).

Che ne pensate?

Se siete curiosi di scoprire in che modo la tecnologia rivestirà un ruolo sempre maggiore nel coadiuvare la terapia fisica e psicologica, non perdetevi il mio articolo sulle tendenze che caratterizzeranno la sanità del futuro (QUI).

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.