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Twitter, il nuovo strizzacervelli che scova i depressi?

Luca Mazzucchelli – www.psicologo-milano.it‘s insight:

Il mio parere: l’articolo che segue, se letto per intero, sembra polemico e scettico circa l’utilità che le comunicazioni che avvengono sui social (ad esempio Twitter) possano avere per comprendere meglio i problemi di chi li abita.

Io invece credo molto che – perfezionando gli strumenti oggi a disposizione – veramente si possano studiare interventi e strumenti ad hoc per prevenire disagi e aumentare il benessere.

Per chi fosse interessato a sapere come immagino la psicologia nel futuro rimando a questo video, a tutti gli altri suggerisco comunque la lettura dell’articolo che segue.

Luca Mazzucchelli

(…) Ormai dal web non si scampa e ora sarà questo lo strumento che scoprirà gioie e dolori dell’umanità. Almeno così pensano gli scienziati che, per esempio, sono convinti di scovare gli afflitti dal male oscuro sommando quattro dati cliccati su Twitter. 

(…) alcuni di loro sono convinti che per la «sanità pubblica», il social in 140 caratteri sia un inestimabile termometro dei problemi psicologici della società.

Non a caso, negli Usa, proprio l’istituto Nazionale della Sanità distribuisce fondi al Center for Statistics and the Social Sciences della University of Washington e alla University of California San Diego, per analizzare dati provenienti dai social network. 

Il Microsoft Research Redmond invece, ha già sfornato i primi dati offerti dai suoi analisti che hanno scandagliato il vasto modo di Twitter (500 milioni di dati al giorno) per mettere a punto un sistema capace di riconoscere il pericolo di depressione tra i suoi utenti. Il lavoro svolto è stato certosino. Il team di ricercatori ha infatti scannerizzato più di 2 milioni di tweet e alla fine ha individuato 476 utenti, di cui 171 «gravemente depressi». 

Ma come sono arrivati a questa conclusione senza aver parlato o analizzato la cartella clinica di ognuno di questi signori?

Semplice, per individuare i sintomi della depressione hanno cercato parole chiave come «ansia, appetito, nausea, nervosismo, attacchi e sonno» accanto a termini molto meno sospetti e più generici come «casa, lui, lei, divertente, amore e tolleranza».

Queste parole sono state incrociate con altri dati comuni a tutti quelli sospettati di soffrire di disturbi psicologici del tipo depressivo. Per esempio, il numero di tweet effettuati e l’ora del giorno a cui si inviano, il numero di interazioni e il tipo di linguaggio utilizzato. Chi è a rischio, secondo gli esperti, è attivo soprattutto di notte, fra le 9 di sera e le 6 del mattino. 

Alla fine dello studio, comparando l’attività dei twitteri «sani» con quelli «malati» , i ricercatori hanno potuto sviluppare un modello affidabile al 70%. Dunque il margine d’errore, del 30%, non è trascurabile. 
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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.