La violenza psicologica in famiglia - Psicologo Milano
Ruby: le conseguenze psicologiche e sociali
29 luglio 2013
Francesco Panzeri
29 luglio 2013
Mostra tutto

La violenza psicologica in famiglia

violenza famigliaLa violenza in famiglia

Da un punto di vista generale, il concetto di violenza implica il mettere in atto azioni e comportamenti che producono sopraffazione fisica e/o psicologica ai danni di un altro individuo o gruppo. In altre parole, viene fatto riferimento ad ogni azione, comportamento, atteggiamento che viola i diritti di altre persone: che produce, cioè, danno a persone o cose, attraverso forza e costrizione fisica e/o psicologica.

Queste implicazioni semantiche rimandano a due dimensioni: una relazionale, che attiene alla qualità dei rapporti interpersonali, e una legata alle regole e alle norme codificate che guidano (o dovrebbero guidare) il comportamento.

violenza famigliaLa violenza in famiglia

Da un punto di vista generale, il concetto di violenza implica il mettere in atto azioni e comportamenti che producono sopraffazione fisica e/o psicologica ai danni di un altro individuo o gruppo. In altre parole, viene fatto riferimento ad ogni azione, comportamento, atteggiamento che viola i diritti di altre persone: che produce, cioè, danno a persone o cose, attraverso forza e costrizione fisica e/o psicologica.

Queste implicazioni semantiche rimandano a due dimensioni: una relazionale, che attiene alla qualità dei rapporti interpersonali, e una legata alle regole e alle norme codificate che guidano (o dovrebbero guidare) il comportamento.

Il comportamento violento si configura come un fenomeno eminemente interpersonale ed interessa soprattutto il rapporto dell’individuo con i suoi simili, i rapporti tra soggetti all’interno di uno stesso gruppo e tra soggetti appartenenti a gruppi diversi.

Nel nostro caso, faremo riferimento alla violenza domestica intesa quale forma di abuso tra i vari membri di una comunità di vita. Si tratta di quella violenza che viene commessa all’interno delle mura domestiche e che coinvolge persone legate da un vincolo affettivo e da una dipendenza psicologica.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2002), definisce la violenza come “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciata o reale, contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che esita o ha un’alta probabilità di esitare in una ferita, nella morte, in un danno psicologico, malsviluppo o deprivazione”.

Un elemento importante di questa definizione è l’uso del termine “potere”, per cui vengono inclusi non solo gli atti direttamente aggressivi, ma anche minacce ed intimidazioni. Inoltre, l’espressione “uso di potere” rimanda anche a trascuratezza o atti di omissione: in questo senso viene data dignità di riflessione all’abuso psicologico.

La violenza nelle relazioni familiari non va considerata, infatti, solo da un punto di vista fisico e/o sessuale, ma anche dal punto di vista psicologico ed emotivo (tenendo conto che, spesso, queste due forme di violenza sono compresenti).

È possibile rintracciare, tra le diverse forme di violenza (psicologica, fisica, sessuale) alcuni punti di contatto ed altri di specificità.

Un primo aspetto di somiglianza riguarda la dinamica di insorgenza. Le relazioni familiari violente vanno considerate secondo un modello processuale e sistemico. Tutti gli attori, in qualche modo, vi contribuiscono nel tempo: prima definiscono la relazione, poi le danno stabilità e continuità.

Certamente, un’altra caratteristica comune è che ogni forma di violenza rappresenta una disfunzione delle relazioni umane significative. In ognuna di esse, infatti, è possibile rilevare una distorta concezione delle relazioni di genere (se pensiamo a quella tra i partners) o di accudimento (verso i propri figli). Inoltre, si tratta di relazioni in cui vi è una distorta interpretazione dei ruoli familiari e delle modalità comunicative tra i membri.

La violenza psicologica presenta alcune peculiarità:

a) può caratterizzare anche le relazioni interpersonali che non sono accompagnate da violenza fisica e/o sessuale;

b) ha una “invisibilità maggiore” e corre il rischio di non essere percepita né dalle vittime né da chi osserva questi sistemi relazionali. Le vittime possono, infatti, impiegare molto tempo prima di prendere consapevolezza della situazione in cui sono coinvolte, e dell’eventuale danno emotivo e psicologico che possono subire. Le loro rivelazioni sono, quindi, tardive e difficilmente dimostrabili. A questo proposito, uno dei pericoli maggiori è il rischio di vedere sottovalutato, o addirittura ignorato, il problema;

c) nei casi in cui la vittima è un bambino, si tratta, nella maggioranza dei casi, di donne con funzioni di cura (ci riferiamo ai casi di violenza emotiva, patologia delle cure e Sindrome di Alienazione Parentale), al contrario di quello che avviene, invece, nei casi di violenza fisica e sessuale. In questi casi, un’ulteriore peculiarità riguarda la violenza assistita, dove il bambino è, appunto, vittima di una violenza tra due adulti per lui emotivamente significativi (ad esempio il bambino che assiste a scene in cui il padre picchia la madre).

Nell’ambito delle relazioni interpersonali violente, non è possibile definire un identikit univoco e netto delle vittime, né degli autori. Il fenomeno, infatti, è trasversale sia rispetto a categorie sociali, che economiche e geografiche.

La famiglia va considerata quale sistema di relazioni in cui acquistano rilevanza i rapporti interpersonali, in cui ogni comportamento individuale influenza ed è influenzato dal comportamento degli altri. Tuttavia, è possibile raggruppare la violenza psicologica in due grandi categorie: orizzontali e verticali. E’ su questo argomento che ci soffermeremo nel prossimo articolo.

Cecilia Pecchioli Catelani

 

Ti è piaciuto l’articolo? iscriviti alla mailing list!

* indicates required
Su che argomenti vuoi restare aggiornato?

 

Commenti
Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.