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Il wrestling fa male ai bambini?

wrestling psicologia

wrestling psicologiaIl Wrestling e i bambini

La discussione è accesa tra politici, genitori, pediatri, educatori.
Lo scorso anno anche la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) si è espressa in merito: “ Non disponiamo di dati precisi – affermava il presidente della Fimp, Pierluigi Tucci – ma da quando il wrestling sta spopolando in Italia, abbiamo notato un aumento degli incidenti tra i bambini a causa dell’emulazione di questo sport: il rischio di incidenti si è in qualche modo accentuato ”.
Infatti è uno show in cui non si lotta per davvero ma si cerca di diventare il beniamino del pubblico attraverso azioni spettacolari e aggressive che sfiorano l’avversario dando l’impressione di colpirlo violentemente.

Ebbene si, ammettiamolo, il wrestling può far male ai bambini, essere spunto di emulazione e portare al verificarsi di episodi spiacevoli. Probabilmente l’aumento del verificarsi degli incidenti tra i bambini a scuola ne è prova inconfutabile.  Tuttavia una più profonda riflessione ci potrebbe portare a interrogarci anche su una serie di aspetti trasversali alla nostra società, per risolvere i quali non è sufficiente attribuire le colpe a terzi nascondendoci dietro responsabilità altrui ma mettendo noi stessi educatori in prima persona sotto accusa.

La nostra società, oggi, è sovraccarica di stimoli potenzialmente dannosi.
Basti guardare un telegiornale: guerre tra popoli, assassini matricidi, ragazzi che buttano sassi da un cavalcavia e così nasce la moda.
Anche nello sport possiamo incontrare altri fenomeni di questo tipo: saluti romani sotto la curva, sputi in faccia tra calciatori e persino specifiche competizioni (si pensi al pugilato, disciplina olimpica) potrebbero fornire modelli comportamentali inadatti ai bambini.

Potrebbero appunto, ma non sempre lo fanno. Il pugilato, ad esempio, è capace di insegnare anche cose apprezzabili e positive: il rispetto delle regole, l’incanalare l’aggressività limitandone la sua espressione in palestra addosso a un sacco da boxe, il piacere di curare il proprio fisico e magari smettere di fumare. Anche nel nostro piccolo, nei nostri hobby quotidiani vi sono molti esempi in tal senso: canzoni inneggianti satana, videogiochi violenti, una domenica allo stadio… Eppure non tutti quelli che ascoltano Marilyn Manson diventano satanisti, non tutti quelli che giocano alla guerra la fanno nella realtà, non tutti i tifosi diventano teppisti. L’aggressività è un comportamento intrinseco all’uomo-animale che può essere esternata anche in maniera costruttiva, per imparare a padroneggiarla sarebbe meglio praticare uno sport, giocare piuttosto che stare a guardare chi la sfoga con quasi piacere per l’orrido.
L’avvicinarsi a un determinato ambiente può influenzarci in qualche modo nel rapportarci alla realtà ma non è detto che questo debba accadere, così come non è scontato che qualora dovesse verificarsi avvenga in maniera negativa.

Ho voluto porre l’accento sulla molteplicità di situazioni “pericolose” alle quali bambini e adolescenti possono essere soggetti per chiarire la difficoltà di nascondere ai loro occhi le cose “brutte” della vita. Non solo: farlo sarebbe oltre che impossibile probabilmente sbagliato. E’ rapportandoci con le parti malate della società che spesso scopriamo quelle sane insite in noi (posso andare allo stadio, vedere teppisti lanciare un motorino dagli spalti e decidere che non diventerò mai come loro). La capacità di tollerare le frustrazioni nasce dalla possibilità di poterle sperimentare, capacità che non potrà mai essere appresa se mai esperita.

Un bambino che non prova frustrazioni nell’infanzia diventerà probabilmente un adulto facilmente soggetto a depressione al primo imprevisto. La frustrazione è una parte della vita che bisogna conoscere, sebbene un suo eccesso possa condurre a gravi patologie. Un po’ come il colesterolo: averne troppo si rischia un infarto, troppo poco la morte per altri motivi (c’è un tipo di colesterolo buono senza il quale si morirebbe di Tumori, ictus, impossibilità di crescita e divisione cellulare, ecc.).
Decidere di spostare il wrestling in orari protetti, metterci il bollino rosso, può essere deterrente a questi comportamenti ma non la soluzione del problema.
O si decide di far vivere i nostri figli con gli occhi bendati, tenendoli al riparo da qualsiasi cosa che potrebbe essere per loro pericolosa, oppure si decide di affrontare il problema, che non è nel wrestling ma a monte, nei nostri sistemi educativi, nelle nostre concezioni di educazione, nelle nostre modalità di ricerca e attribuzione delle colpe.

Se un bambino non distingue la finzione dalla realtà di chi è la colpa?
“Della televisione ” – rispondono con tono scontato molte persone.
Non ne sarei così convinto. Sicuramente la televisione può avere delle responsabilità ma (restando nell’ottica già espressa in passato che per cambiare gli altri occorre prima cambiare se stessi) affermazioni di questo tipo potrebbero essere lette come tendenze ad eteroattribuire (attribuire ad altri) quelle che possono essere anche proprie responsabilità. Questa tendenza è spesso costruita su una modalità di pensiero (e spesso di azione) improntata alla delega delle responsabilità e degli aspetti problematici della nostra vita. Affermare che il Wrestling, Marilyn Manson, i videogiochi o chi per loro creino dal nulla bambini disturbati è indice di pressappochismo e di una forma mentis limitata.

E’ compito (oltre che della televisione stessa) dei genitori e degli educatori riuscire a far crescere persone in grado di capire il mondo che li circonda senza farsi traviare da show televisivi.
Certo è più facile e meno impegnativo lasciare un figlio davanti al televisore senza spiegare nulla di quello che vede piuttosto che sederci al suo fianco e guardare con lui il mondo dipinto dallo schermo: “Fondamentale – sostiene a questo proposito il Presidente della Fimp, Tucci – resta comunque il ruolo dei genitori. Sono, infatti, proprio i genitori che devono aiutare i piccoli a leggere i messaggi che vengono dal mondo esterno, insegnando loro come “decodificarli ”. E questo vale anche per il wrestling”.

Luca Mazzucchelli

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.