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Il ciclo risintonico emotivo

ciclo risintonico emotivoIl presupposto di base del Ciclo Risintonico Emotivo è la distinzione tra emozione primaria ed emozione manifesta. L’emozione, definita “primaria” è di fatto l’emozione così come il soggetto la sente e la vive prima che un evento doloroso inneschi un meccanismo di difesa atto ad allontanare il soggetto dall’emozione stessa. Il soggetto, così “staccato” dal contenuto emotivo intollerabile “si serve di” un’emozione falsata, qui detta “manifesta”, per poter comunque continuare a vivere nel suo mondo relazionale. Se non si servisse dell’emozione manifesta andrebbe incontro o ad un vuoto emotivo o ad un contatto con l’emozione primaria dalla quale si è attivato il meccanismo di difesa perché insopportabilmente dolorosa. Entrambe le alternative risulterebbero intollerabili. L’emozione manifesta consente al soggetto di evitare la condizione emotiva non più accessibile in quanto terribilmente dolorosa.

Il Ciclo Risintonico-Emotivo, attingendo da più approcci e indicandoli in un ordine strutturato e predefinito, si pone come uno strumento integrato atto a ripristinare il procedere emotivo individuale andando a lavorare proprio su quelle emozioni primarie “nascoste” e rimaste bloccate in circuiti relazionali carenti di sintonizzazione affettiva.

Il Ciclo si articola in sei fasi strutturate che riporto.

Fase 1. Identificazione emotiva manifesta

In tale fase viene chiesto al paziente di rispondere a domande finalizzate a indagare il vissuto quotidiano. In tale fase è possibile individuare l’evento vissuto dal soggetto e, per un processo di associazione emotiva, di riattivare un contenuto emotivo primario che però nel corso delle continue fughe simil-dissociative attivate da mancate sintonizzazioni è stato modificato in manifesto. Il paziente, nei suoi eventi quotidiani, di fatto mostra un’emozione trasformata e molto differente da quella primaria. In tale fase terapeutica l’obiettivo è quello di identificare l’emozione manifesta così come appare e come il paziente la vive e la sente.

 

Fase 2. Stimolazione episodica

Identificata l’emozione manifesta e percepita come disturbante dal paziente è il momento di entrare in una dimensione episodica. Seguendo la tecnica del float back utilizzata dall’EMDR (Shapiro, 2000), si tratta di attivare nel paziente la rievocazione di episodi del proprio vissuto che richiamano per associazione a quell’emozione manifesta identificata nella fase 1. Così facendo è possibile spostare il paziente da una dimensione sintomatica a una prettamente episodica.

 

Fase 3. Identificazione emotiva primaria

Le emozioni che emergono dai racconti di vita risultano essere le emozioni primarie, ovvero le espressioni emotive prima di essere state sottoposte a un processo trasformativo atto all’autoprotezione e derivato da mancate sintonizzazioni relazionali precoci. Superato l’ostacolo dell’accesso alla memoria episodica, il recupero dell’emozione primaria risulta quasi spontaneo. In tale fase è molto frequente che il paziente viva in diretta l’emozione primaria. Il tono della voce cambia, muta il ritmo e anche la postura. Tutti questi elementi vengono indagati dal terapeuta per meglio comprendere l’emozione genuina sottostante.

 

Fase 4. Identificazione semantica primaria

Il momento seguente all’identificazione dell’emozione primaria risulta essere il più utile per il terapeuta per indagare il contenuto semantico. Il paziente appare “smascherato”. È visibile nella sua totale genuinità. A tal punto, sempre tramite la tecnica dell’abc, è utile che il terapeuta indaghi in diretta il contenuto semantico associato all’emozione primaria e definito “primario” anch’esso e differente dal contenuto semantico manifesto che invece si pone come semantica associata all’emozione manifesta e quindi visibile in fase 1. A tal punto il terapeuta consente al paziente, dopo aver visto l’emozione primaria, di vedere anche la semantica primaria.

 

Fase 5. Risintonizzazione emotiva

Tale fase rappresenta la più delicata. E' bene che il terapeuta:

-      rinforzi l’emozione primaria emersa a anche il contenuto semantico associato;

-      consenta al paziente di focalizzare, ricorrendo ad un approccio esperienziale (Cornell, 1993 e Gendlin, 1996) sull'emozione primaria identificata facendogliela sentire fluire dentro di sé senza difese ricorrendo alla mindfulness (Crane, 2012)

In tale fase il terapeuta assume per il paziente un ruolo di adulto interno vicariante che richiama l'Adulto Funzionale della Schema Therapy (Young, Klosho, Weishaar, 2003) che però bilancia tra un contenuto emotivo non totalmente fin lì accettato e un contenuto semantico disfunzionale. In questa fase risulta essere massima la dimensione empatica della relazione terapeutica. Se il processo di focalizzazione funziona, è molto facile che il terapeuta riesca a sentire la stessa emozione provata del paziente. È a tal punto che avviene la risintonizzazione emotiva.

 

Fase 6. Integrazione nel vissuto

Dopo aver empatizzato con l’emozione primaria del paziente, il terapeuta deve legare il contenuto emotivo primario con quello emotivo manifesto sentito e identificato nella fase 1 dal paziente. Il terapeuta, ricorrendo nuovamente alla tecnica dell'EMDR, in tale fase deve consentire un’integrazione del vissuto originario in un vissuto presente (Fernandez, Maslovaric, Veniero Galvagni, 2011) al fine di attivare quel processo di naturale riorganizzazione semantica ed emotiva.  Il paziente vede e per la prima volta comprende che l’emozione e il pensiero identificati nel presente non sono primari, ma solo manifesti. Al fine di chiarire le fasi sopra esposte indico una figura riassuntiva (Fig.1) che può fungere da vera e propria mappa mentale per il terapeuta durante l’applicazione del ciclo.

 ciclo risintonico emotivo

Fig.1 Il ciclo risintonico-emotivo. Dalla identificazione emotiva primaria si procede verso le fasi successive fino all’integrazione nel vissuto. I colori scelti hanno la funzione di indicare un passaggio da una condizione emotiva dolorosa e conflittuale (rosso) a una condizione sintonica (azzurro e rosa) a ciclo concluso. Inoltre, il piccolo anello centrale vuole indicare una dinamicità interna che consente di accedere anche a fasi precedenti senza quindi obbligare il terapeuta a rigide procedure.

 

Indicate le fasi del Ciclo Risintonico-Emotivo, è utile indicarne anche le caratteristiche che lo distinguono.

 

Prodromico

Ogni fase è prodromica alla seguente percorrendo in senso orario, nel senso che non è possibile passare dalla fase 1 direttamente alla fase 5. Se ciò accadesse di fatto l’avvenuta integrazione risulterebbe solo illusoria. Il paziente integrerebbe una emozione manifesta e quindi non primaria senza accedere a una dimensione di riorganizzazione interna.

 

Dinamico

È molto frequente che durante la seduta il paziente mostri dei veri e propri blocchi nell’accedere alla fase successiva. A tal punto è indicato fermarsi e tornare alla fase precedente. Se la reticenza del paziente risulta essere molto alta, è consigliabile ritornare direttamente alla fase iniziale per poi ripercorrere e riassumere le fasi trascorse fino a prima dell’interruzione. Ciò consente al paziente di “essere rassicurato”  fino a quando si sentirà disponibile a un accesso alla fase successiva prima rifiutata. È il terapeuta a condurre il paziente nel ciclo continuamente verificando la disponibilità dello stesso a percorrere le fasi indicate. Il ciclo viene infatti definito dinamico e tale dinamismo è rappresentato dall’anello centrale del ciclo ed indicato nella Figura 1.

 

Ripetitivo

Il ciclo si pone come uno schema da tenere ben presente durante la seduta con il paziente. Viene costantemente ripetuto per ogni singola emozione manifesta. Ogni ciclo prevede un processo di risintonizzazione su una emozione manifesta.

 

Integrato

Il ciclo applicato d'emblée in seduta perde la sua valenza terapeutica. È assolutamente necessario utilizzarlo all'interno di un “tessuto terapeutico” di natura cognitiva non solo per il fatto che il ciclo stesso ricorre a tecniche cognitive bensì anche per il fatto che la terapia cognitiva consente di preparare il paziente a identificare le proprie emozioni, a comprendere i collegati aspetti semantici ed a riflettere in fase finale sulla possibilità di una ristrutturazione cognitiva.

 

Il Ciclo Risintonico-Emotivo non è sempre di facile accesso. Molti pazienti mostrano difficoltà ad accedervi. E’ bene che il terapeuta segua i tempi del paziente senza anticipare. E’ estremamente interessante osservare come in terapia il paziente a poco a poco riesca ad accedere al Ciclo, e non solo ci riesce, ma lo conclude evidenziando quindi un cambiamento ed una avvenuta risintonizzazione con l’emozione primaria.

Il Ciclo si mostra inoltre come utile strumento di auto-terapia. Molti pazienti infatti, una volta appreso lo strumento durante le sedute terapeutiche, iniziano ad applicarselo da soli proprio nel momento in cui l’emozione distrubante e dolorosa si manifesta nel vivere quotidiano. Il paziente impara, grazie al ciclo, a risintonizzarsi da solo ritrovando l’emozione primaria trasformatasi in emozione manifesta che determina la sofferenza nel presente.  

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Silvia La Chiusa

 

 

 

 

 

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