Il motto di spirito ha assolto da sempre alla funzione di risvegliare ed illuminare coscienze assopite, di dar la carica emotiva a soggetti tendenti all’isolamento e alla tristezza, di riportare, anche per un solo attimo, inconsapevolmente, l’individuo a certi stadi infantili della vita. Il primo a teorizzare sul riso fu Aristotele che affermò ”il comico è qualcosa di sbagliato che si verifica quando in una sequenza d’avvenimenti s’introduce un evento che altera l’ordine abituale dei fatti.”
Ed è proprio la liberazione improvvisa di questa energia psichica “censurata”, in questo “risveglio dell’infantilità” che, secondo Freud, scatena la risata.
Bergson, Pirandello, Bachtin ed altri autori rilevano che l’umorista, esponendo con ironia le proprie debolezze, mettendo in scena i propri difetti, conquista lo sguardo indulgente dello spettatore ed attira così non solo la sua simpatia ed ammirazione ma anche il suo sostegno, solidarietà e benevolenza.
Tratto da: www.cinemaepsicoanalisi.com
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Il motto di spirito