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Luca Mazzucchelli - "Lo psicologo che non usa il lettino..."

  
  
  
  
  

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Piccolo principe brailleIn questo articolo vorrei soffermarmi sull’importanza che ha anche per chi non vede quella che mi piace chiamare lettura non mediata, cioè diretta, senza l’uso di computer o di qualsiasi altro mezzo che si interponga tra il lettore e il libro cartaceo. Farò anche qualche accenno alla mia esperienza personale di lettrice non vedente.

Per capire fino in fondo cosa significa leggere per un disabile visivo ho bisogno di fare un breve accenno alle diverse modalità che un ipo o non vedente ha a disposizione per leggere oggi.

I libri cartacei si possono passare a scanner, diventare digitali ed essere letti tramite computer. Un computer è utilizzabile tramite screen reader, software che leggono lo schermo e mandano all’utente un outut vocale tramite sintesi vocale, braille tramite una barra braille e ingrandito tramite un videoingranditore.

I libri cartacei possono essere letti da un donatore di voce, essere registrati e poi ascoltati con un lettore CD o ancora tramite computer.

Con l’avvento degli smart phone, chiunque, vedenti e non, può acquistare un libro e leggerlo comodamente sullo schermo dello smartphone, con gli occhi o con la sintesi vocale. Tutti questi ausili permettono a chiunque di leggere in modo immediato e più semplice. Ma non è detto che questa modalità sia la più efficace.

C’è un altro modo di usufruire di un testo scritto, ed è quello di leggerlo direttamente, senza alcuna mediazione, tramite gli occhi o le mani, nel caso dei ciechi. 

Quanta importanza ha per voi leggere con gli occhi e che differenze riscontrate tra leggere un libro sullo schermo di un computer o averlo tra le mani, sfogliarne le pagine, tornare a rileggere frasi sottolineate per qualche motivo o saltare qui e là pezzi che non vi piacciono?

La st

essa importanza che ha per voi leggere la carta ce l’ha per un non vedente che ha a disposizione il codice braille.Anche un non vedente, se ne ha voglia, può sottolineare i concetti che ritiene importanti, ad esempio utilizzando della carta adesiva da porre all’inizio e alla fine della parte di testo interessata e scorrendo col dito alla ricerca dei vari pezzi sottolineati. Anche un non vedente può sfruttare i rientri,le interlinee e le spaziature tipiche di un testo scritto per memorizzarne meglio i concetti. Tutto questo accade normalmente anche a chi vede, solo che usa gli occhi anziché le mani.

Avere un testo scritto davanti permette di consultarlo molto più velocemente andando a cercare il titolo o il capoverso che interessa. Col computer si ottiene lo stesso risultato col comando cerca, è vero, ma si guarda uno schermo o, addirittura nel caso delle barre braille, una riga alla volta, niente a che vedere con una pagina alla volta!

A riprova di quanto sia importante la lettura non mediata porto una riflessione: vi succede mai di stampare qualcosa per non doverlo leggere sullo schermo del computer? A me è capitato spesso di sentire vedenti che fanno così.  

E’ importante che i bambini disabili visivi si approccino fin da piccolissimi con questo tipo di lettura non mediata, è importante che abbiano tra le mani un libro da sfogliare e da toccare, ed ecco perché esistono i libri tattili. Per favorire una buona interazione tra bambino e genitore, questi libri sono scritti sia in nero che in braille in modo che il genitore possa leggere ad alta voce al bambino, ma a fianco di ogni pagina ci sono delle illustrazioni tattili in modo che il bambino possa toccare l’immagine allo stesso modo di come un bambino vedente può vederla. Il poter toccare un libro tattile fin da piccoli permette, tra le altre cose, di far toccare con mano ai bambini tanta parte della realtà che altrimenti non potrebbe conoscere perché intoccabile dalle sue mani: un sole, le nuvole, il mare, le montagne, gli animali ecc. I libri tattili sono molto utili anche in una relazione dov’è il genitore ad essere non vedente ed il figlio vedente. In questo caso, il genitore leggerà in braille il libro a suo figlio che potrà guardare le stesse illustrazioni che il bambino non vedente deve toccare. 

Sono non vedente dalla nascita e ho imparato il braille alle scuole elementari, mentre i miei compagni imparavano il codice normale. Per fare questo in genere passavo delle ore fuori dalla classe per fare in modo che il mio apprendimento non disturbasse quello della classe. Riferendomi alla mia esperienza, vorrei consigliare agli insegnanti di prevedere un momento formativo nel quale anche gli alunni vedenti imparino il codice braille. In questo modo si potrebbe creare uno spazio in cui il non vedente si possa sentire utile e possa accrescere la sua autostima perché potrebbe aiutare i compagni dove non riescono, correggere loro ciò che scrivono e così via. Parallelamente, sarebbe un modo per integrare sempre di più la classe con la disabilità del compagno. Sarebbe molto importante che questi momenti formativi fossero condotti anche da una persona non vedente in affiancamento all’insegnante curricolare. 

Non solo gli alunni, ma anche gli insegnanti dovrebbero conoscere il braille o, per lo meno, gli insegnanti di sostegno. Oggi sembra essere sempre meno importante che i docenti conoscano il braille, basta che l’alunno scriva a computer e il braille non serve più! E invece è proprio qui il problema, il computer potrebbe anche diventare un’arma a doppio taglio, un modo per evitare che i ciechi imparino il braille. In questo senso sarebbe, di nuovo, fondamentale, prevedere per gli insegnanti dei corsi di braille a scuola condotti da un non vedente.

Quali sono i vantaggi del braille e, di conseguenza, della lettura non mediata? Credo gli stessi che ha un foglio di carta.

Chi non vede può usare il Braille per prepararsi delle scalette da seguire per parlare in pubblico. Certo, si potrebbero realizzare anche col computer, ma questa seconda soluzione è molto meno agevole sia a livello di ingombro che di fruibilità dei contenuti: non tutti si possono permettere un mini computer e i vecchi portatili non sono certo leggeri da portare a spasso.

Braille

Chi perde la vista in età avanzata deve cambiare il modo di studiare: non è certamente facile passare dall’apprendimento tramite un libro cartaceo a quello mediante computer. Ho sentito tanti dire che apprendere ascoltando è più lungo e dispersivo rispetto all’apprendere leggendo. E’ una questione di attenzione. Con l’esercizio ci si riesce, ma è un percorso lungo.

Il braille è anche utile nella quotidianità, ad esempio sono certa che un braillista convinto preferirebbe studiare canto senza dover imparare a memoria un testo, ma leggendolo con le mani. Di nuovo, qui il computer potrebbe essere utile, ma se si usasse la sintesi vocale si dovrebbero ascoltare contemporaneamente la base e il testo. Esistono dei programmi che fanno da karaoke, ma se la base non è nel computer ma è qualcuno a suonarla questo sistema diventa impossibile. 

Leggere aiuta anche a saper scrivere bene. Chi è stato abituato solo ad ascoltare avrà probabilmente una grave lacuna: non si ricorderà immediatamente la giusta sequenza di lettere per scrivere una data parola. Per spiegare meglio questo concetto ricorrerò all’inglese. Sappiamo che la parola how si legge au e un cieco conoscerà perfettamente il suono au, peccato che probabilmente non saprà scrivere questa parola nel modo corretto. E lo stesso esempio si può fare con l’italiano. Cieco on o senza i? Si può anche correre il rischio che un cieco parli come una sintesi vocale. Dato che le sintesi non sempre pronunciano le parole in modo corretto, ci si troverà a sentire un non vedente che guarda la posta con outlook express o fa le tabelle con excel. 

Un’esperienza simile la vivono anche i “nati braillisti”. Pur conoscendo l’inglese sia letto che scritto, è difficile che sappiano scrivere i nomi di attori o cantanti,chi vede li legge continuamente sui tabelloni e li sa copiare sfruttando la memoria visiva.

E’ vero che anche i ciechi imparano la grammatica a scuola, ma è anche vero che poi per scrivere correttamente serve un costante allenamento alla lettura e il solo insegnamento delle regole grammaticali e sintattiche, oltre che ortografiche, spesso non basta.

Per concludere, vorrei spronare genitori e insegnanti a far conoscere prima di tutto il braille ai piccoli ciechi in modo che ci famigliarizzino e diventi per loro un amico per tutta la vita. Una volta conosciuto non si abbandonerà più!   

Chiara Schiroli

 

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