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Luca Mazzucchelli - "Lo psicologo che non usa il lettino..."

  
  
  
  
  

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L’approccio strategico
L’approccio ai problemi psicologici che la psicoterapia breve strategica vuole promuovere, è l’arte di risolvere complicati problemi mediante utilizzo di tecniche e tattiche che presentano il massimo di efficacia ed efficienza.
In questa intervista a Giorgio Nardone, approfondisco i punti salienti di questo approccio.

La terapia strategico breve - Intervista a Giorgio Nardone

Dopo avere discusso in altra sede le basi teoriche sottostanti questo modo di intendere la psicologia, vorrei qui soffermarmi su altri due concetti importanti in ottica strategica:
  1. La differenza rispetto alle teorie psicologiche tradizionali
  2. La logica sottostante la Terapia breve strategica

nardone mazzucchelli

 

Teorie psicologiche tradizionali e la psicoterapia breve strategica

Molte tecniche psicologiche oggi in voga sostengono la tesi per cui sia necessario, al fine di cambiare il comportamento, innanzitutto modificare il modo di pensare della persona.
La psicosintesi ad esempio, che è una corrente psicologica vicina alla psicoanalisi ricca di tecniche interessanti, condivide la necessità in terapia di partire da ciò che una persona pensa, piuttosto che dall’opportunità di fare esperire una nuova realtà in prima battuta alla persona bisognosa di aiuto.
Vorrei ora chiedervi di fare questo esperimento:
 
Proviamo a pensare al concetto di trauma, magari evocando alla nostra memoria a quando un’esperienza traumatica che abbiamo vissuto sia stata capace, nell’arco di pochi secondi, di modificare il nostro pensiero su una determinata situazione.
 
La psicoterapia breve strategica si chiede se è possibile utilizzare il concetto del trauma invertendolo, come per innescare una sorta di trauma positivo, e cerca di perseguire questo effetto attraverso le prescrizioni, ossia una serie di indicazioni che i terapeuti danno ai loro utenti in cui si chiede di fare o pensare alcune cose particolari tra una seduta e l’altra.
Ma la strategica si discosta non soltanto dagli orientamenti psicologici più prossimi alla psicanalisi, ma anche dalle cosiddette terapie comportamentali e cognitiviste, secondo le quali è cambiando la consapevolezza che si modifica il comportamento. La terapia breve strategica ideata da Giorgio Nardone (nella foto al mio fianco) invece, sostiene l’opposto, ossia che è cambiando il comportamento che cambio la cognizione dentro di me.
Pensiamo all’arduo compito di smettere di fumare:  
 
Tutti quanti sanno bene che è una cosa che fa, ma non cambiano per questo il loro comportamento. Se uno ha una diagnosi di tumore, invece, smette immediatamente. Perché tutto questo?
 
Ci colpisce un trauma, un’esperienza emotiva che ti fa cambiare ottica senza il bisogno di fornire ulteriori spiegazioni o interpretazioni alla persona.

 

La logica alla base della terapia breve strategica

Per 2000 anni l’evoluzione scientifica si è basata su logiche aristoteliche ordinarie.

Aristotele parlava del principio di determinazione, di quello di coerenza, di non contraddizione e del terzo escluso, dando poco credito alle logiche del paradosso e della contraddizione, che furono così oscurate a lungo. Quelle di Aristotele, però, permettevano di vedere solo una faccia della Luna, ignorando l’esistenza dell’altra.
La logica alla base della terapia breve strategica è una logica non ordinaria per cui si privilegiano stratagemmi e prescrizioni che fondano sulla logica della credenza, del paradosso, dell’autoinganno e della contraddizione. Se vedrò interesse attorno a questo argomento penserò di fare un articolo ad hoc per meglio spiegare le differenze implicate nell’adottare una logica piuttosto dell’altra.
 
In questa sede sarà sufficiente dire che quella strategico breve è un tipo di logica non ordinaria che rinuncia a seguire una prospettiva rigida. Rinuncia a fornire in modo deterministico indicazioni su come procedere e non pretende neanche di dare descrizioni aprioristiche ed esaustive dei fenomeni che si studiano. L’intervento, piuttosto, è messo a punto sulla base degli obiettivi e delle specifiche caratteristiche del problema: è la soluzione si adatta al problema e non viceversa.
 
La logica che sottostà al modello strategico mette l’azione prima della consapevolezza, perseguendo il motto del “cambiare per conoscere”, costrutto che deriva dalla psicologia sociale di Kurt Lewin, il quale sosteneva che si possono osservare i cambiamenti di un sistema solo se si introduce una variabile e si sta a vedere cosa succede. Allo stesso modo nella terapia breve strategica si perturba il campo e poi se ne osserva il cambiamento.
Una logica pertanto estremamente operativa, per cui se una persona ha un problema necessita prima di tutto una soluzione e non di spiegazione. La spiegazione, infatti, appartiene a un livello logico diverso, superiore, che è quello della teoria.  Una teoria bella ma lontana dalla risoluzione del problema è, purtroppo, poco utile.

Luca Mazzucchelli
 

 

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