Psicologo Milano

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L'importanza dell'ascolto in terapia

Oggi parlo di un tema sul quale molti sono i luoghi comuni che si spendono: lo psicologo e l'ascolto, e lo farò prendendo a esempio un racconto tratto dall'Odissea: Ulisse alla corte dei Feaci.

 

Perché lo psicologo ascolta?

Spesso riscontro tra le persone con cui parlo l’idea che lo psicologo sia come viene dipinto nei film: in ascolto di un paziente sdraiato sul divano, trascorrendo in silenzio religioso tutto il tempo a disposizione della seduta.

La realtà dei fatti è diversa: lo psicologo oggigiorno interagisce, domanda, fa fare esercizi, restituisce il suo punto di vista, interpreta e molto altro ancora, a seconda dell’approccio di riferimento del suo metodo.

Certo la capacità di fornire un ascolto qualificato e attento è condizione fondamentale in un percorso di cambiamento, benché talvolta un po’ troppo bistrattata dai luoghi comuni che girano attorno alla mia professione.

Perché è importante ascoltare?

Lo psicologo lavora principalmente sui racconti che le persone portano in seduta.

Le persone possono raccontare storie tra loro molto differenti. Alcune producono una buona qualità della vita, altre generano sofferenza e psicopatologia, altre ancora sono talmente imbarazzanti che le persone nemmeno riescono a raccontarle all'interno della relazione terapeutica: ecco l'importanza di creare lo spazio per l'ascolto, necessario prima a rendere raccontabili le storie, successivamente a comprendere come risignificarle.

Per svolgere questo tipo di ascolto preliminare all’intervento terapeutico, è necessaria una preparazione del professionista che non sia improvvisata: l'interlocutore richiede una qualificazione elevata da parte dell'operatore per autorizzarlo a entrare nel suo intimo, nella sua vita più sacra.


La storia di Ulisse alla corte dei feaci

Questa funzione psicologica può essere ben spiegata attraverso un'immagine molto esplicativa, presa a prestito dall'Odissea e dal brano in cui Ulisse si trova alla corte dei feaci.

In breve, Ulisse dopo un lungo e difficoltoso viaggio approda alla corte dei feaci e si presenta a una serata di festeggiamenti in incognito per non farsi riconoscere. Durante la festa, come da tradizione, un aedo canta le gesta degli eroi e, tra questi, racconta anche le vicende dell'eroico Ulisse.

E' in questa occasione che Ulisse, improvvisamente, si rivela agli astanti togliendosi il mantello nel quale si nascondeva e scoppiando a piangere: ascoltando dall’esterno il racconto della propria storia essa assume agli occhi di Ulisse un nuovo significato.

La morale di questo brano è la risposta alla nostra domanda iniziale: perché lo psicologo ascolta?

L’ascolto congiunto e condiviso di un racconto è il primo passo necessario a trovare nuovi significati e approdi per la nostra storia di vita.

Hai mai provato a raccontare in terza persona un evento della tua vita che ti ha visto – nel bene o nel male – protagonista? Solitamente provoca un effetto di estraneazione particolare e permette di ascoltarsi in modo differente dal solito.

Oppure: hai mai vissuto un’esperienza in cui hai potuto godere di un ascolto attento e professionale che ti ha fatto sentire meglio?

Racconta i tuoi successi e i tuoi dubbi nello spazio sottostante e iscriviti al mio videocanale per non perdere le prossime puntate dei miei video! 

Luca Mazzucchelli

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Esci dalla zona di comfort!

Suggerimento per crescere e creare valore: esci dalla zona di comfort!

Suggerimento per crescere: esci dalla zona di comfort

 

Quante volte nella vita ti è capitato di trovarti davanti alla scelta se stare sulla strada conosciuta o se intraprenderne una nuova, mai percorsa prima?

E’ una scelta che compi ogni giorno, anche solo relativamente alle piccole abitudini che compongono la quotidianità e che potrebbero essere semplicemente modificate:

  • fare una strada diversa per andare al lavoro,
  • sederti di fianco a una persona sul tram invece che isolarti nella tranquillità dell’ultima fila;
  • chiedere di lavorare in un gruppo con i compagni di sempre invece che provare a confrontarti con il collega che fa sentire a disagio, e così via.

Uscire dalla zona di comfort vuol dire questo: abbandonare la routine e i meccanismi che assicurano che le cose siano abbastanza sotto il tuo controllo, e affrontare ciò che non si sa fare, o che provoca difficoltà emotive.

Perché è importante uscire dalla zona di comfort?

Perché è solo uscendo da questa che generi valore, mentre restando al suo interno consumi il valore che hai creato nel passato.

Le cose che possiedi e che hanno valore sono state ottenute uscendo dalla zona di comfort.

Pensa alla persona che ami: uscire la prima volta con lei, non ha forse significato per te affrontare la timidezza o alcune remore che ti mettevano paura?

Se fossi rimasto nella tua zona di comfort non avresti conquistato il partner, e avresti rinunciato al valore della relazione.

 

Certo le abitudini ci tranquillizzano perché rappresentano dinamiche a noi note: ciò che conosciamo ci spaventa di meno, e questo è un peccato perché confrontarci ogni giorno con le stesse situazioni è una prigione per l’individuo. 

Se fai riunioni di lavoro solo con persone che la pensano allo stesso tuo modo, ad esempio, da una parte ne esci rinvigorito perché ti convinci di avere ragione, ma dall’altra a rinforzarsi è la tua staticità, perché è solo nella diversità che l’individuo apprende e  cambia. 

Spesso nel mio lavoro osservo persone intrappolate in situazioni veramente scomode ma che, poiché questa scomodità è a loro conosciuta, preferiscono starvici dentro piuttosto che provare a cambiare facendo qualcosa di diverso.

  • Vivere una coppia malsana ma non decidersi a uscirne perché spaventa stare da soli;
  • Odiare il proprio lavoro ma non provare nemmeno a inviare altri curriculum per la paura di andare a finire in un posto peggiore;
  • stare male con se stessi ma rinunciare a chiedere aiuto perché l’idea di ricominciare a mettersi in gioco spaventa troppo;

 

In tutte queste situazioni spesso è la paura a cambiare che rende la persona rinunciataria.

Questo anche perché una volta spinti fuori dalla zona di comfort, abbiamo una tendenza innata a rimetterci dentro essa il prima possibile, evitando di affrontare e restare in contatto con il disagio di fare qualcosa di diverso.

Ecco allora l’importanza di prendere l’abitudine a uscire talvolta dalla zona di comfort, partendo anche dalle cose piccole, per arrivare a quelle più importanti e decisive.

Lungi da me affermare che occorra sempre e ad ogni costo cercare qualcosa di diverso: anche la continuità e le abitudini giocano un ruolo importante nei processi di crescita, ma non sempre vivere nella sicurezza è la cosa migliore per l’uomo.

Come diceva un matematico inglese già nell’800 – ”se nessuno si perde, chi troverà nuove strade”?

Allora ogni volta che senti resistenza interna verso le cose che sai che dovresti fare ma che ti mettono in difficoltà, pensa che solo affrontandole potrai iniziare a conviverci e renderle tollerabile e, magari,  fonte di valore e crescita personale.

E tu? Che rapporto hai con la tua zona di comfort? Quale è stato l’episodio che ti ricordi in cui abbandonando la via certa per quella ignota sei riuscito a portare a casa un grande risultato?

Luca Mazzucchelli

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