Psicologo Milano

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Qual è il compito dello psicologo?

Alcuni compiti che lo psicologo dovrebbe perseguire

L'obbiettivo fondamentale di ogni terapia dovrebbe essere il rimettere in moto il motore del pensiero.

Negli articoli passati abbiamo visto che cosa non è uno psicologo, motivando a grandi linee le differenze rispetto alla figura del prete, degli amici e della prostituta. E' stata data quindi una “definizione per esclusione” di quello che uno psicologo fa, evitando però di entrare nei dettagli dei compiti e della specificità del ruolo del terapeuta. 
Visto che a questo riguardo esistono molte posizioni, mi limiterò a esporre il mio punto di vista, soffermandomi solo su un paio di caratteristiche proprie del rapporto tra psicologo e paziente, intorno alle quali mi sento di volere fornire alcuni spunti di riflessione.


Il punto primo sul quale occorre fare chiarezza è che troppo spesso lo psicologo viene considerato più competente della persona che a lui si rivolge. Il paziente viene frequentemente dipinto da certi orientamenti psicoterapici come inesperto e in posizione di sudditanza di fronte a una persona che dovrebbe essere onnipotente e onnisciente. Questa stigmatizzazione viene spesso accettata dal paziente stesso, che erroneamente sminuisce il proprio ruolo e rischia di abbandonarsi in maniera passiva all'inappellabile giudizio dello psicologo. Le cose non stanno propriamente così. Lo psicologo è competente di psicologia ma non certo della storia di ogni singola persona con la quale si trova a lavorare: sono i pazienti i veri esperti della situazione in cui si trovano, i conoscitori del contesto nel quale si sviluppano le problematiche, e sono quindi loro che devono essere considerati la fonte informativa prima dalla quale lo psicologo può cercare di muoversi.

Pensiamo un po' al contagocce: perché si chiama così se alla fine le gocce ce le dobbiamo contare noi? Perché facilita a distinguere una goccia dall'altra, a dare loro un nome (una, due, tre…), in modo da poterle dosare nel modo più vantaggioso e utile, talvolta facilitando i conti (con se stessi). Lo psicologo non è un meccanico del cervello che ripara il guasto e consegna il conto ad avvenuta riparazione, ma il lavoro è in equipe: psicologo e paziente lavorano in sinergia, sebbene con ruoli diversi.

In terapia si cerca di coinvolgere e stimolare le persone a un livello sia emotivo sia cognitivo affinché possano ampliare la loro visione delle cose, che tende a essere fortemente coartata, limitata e rigida nel momento in cui si affrontano situazioni personali problematiche, dove l'oggettività e la flessibilità vengono a mancare.

Riuscire a vedere il problema con occhi diversi vuol dire già cambiare, perché implica un diverso modo di rapportarsi alla questione e quindi, semplificando il ragionamento, si può affermare che stesse premesse, guardate con occhi diversi, possono condurre a diversi esiti.

Un altro luogo comune erroneo è che il compito principale dello psicologo sia cambiare le persone dal nulla. Chi viene dallo psicologo con richiesta di “fare risolvere il problema a un esperto”, difficilmente migliora: il desiderio di cambiare è ben diverso dal pretendere che qualcuno ci risolva il problema. Il primo atteggiamento, infatti, ha giàin nuce il germe del cambiamento e il compito dello psicologo consiste nel farlo sbocciare.

La motivazione personale è solitamente una condicio sine qua non per il buon esito del processo terapeutico, e lo psicologo cambia soltanto chi è disposto a farlo, offrendosi di accompagnarlo lungo un percorso sconosciuto, la cui meta però è già stata decisa dal paziente stesso.

Il compito primo di ogni psicologo dovrebbe essere il rimettere in moto la macchina del pensare (che nei clienti è solitamente congelata o disfunzionale). Si tratta di agire e perturbare i processi di conoscenza delle persone, il loro modo di pensare, rendendo più articolata la visione della realtà, fornendo loro i mezzi interpretativi necessari.

Lo strumento primo dello psicologo per raggiungere questo obbiettivo sono allora le domande. 

Porre domande attiva il processo di pensiero. E non sono importanti tanto le risposte, quanto il fatto che una persona ci pensi, che rifletta e studi modi altri di vedere il problema, cominciare a fare collegamenti tra i diversi eventi e persone, riconoscere le discrepanze tra quanto uno si racconta di fare e quanto uno poi nei fatti riesce a concludere.

Tra il dire e il fare…

Luca Mazzucchelli

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