Disturbi alimentari Archivi - Psicologo Milano
31 Luglio 2013

Disturbo da alimentazione incontrollata: quale approccio più efficace?

 

Approccio Breve Strategico vs approccio Cognitivo-Comportamentale per pazienti affetti da Disturbo da Alimentazione Incontrollata.

 

L’obesità, una delle problematiche mediche maggiormente rilevanti della nostra epoca, è spesso accompagnata da complicanze di ordine psicopatologico, quali il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder, BED) caratterizzato dall’alternanza di periodi di digiuno e momenti in cui l’individuo si abbandona completamente al piacere delle abbuffate. Contrariamente a quanto avviene per la Bulimia Nervosa, l’assenza di condotte compensatorie (es. uso di lassativi, vomito autoindotto, ecc.) porta inevitabilmente il soggetto ad aumentare di peso.

29 Luglio 2013

Binge eating desorder e disturbi alimentari Non Altrimenti Specificati

Binge eating desorderUn’altra categoria dei disturbi dell’alimentazione inclusa nel DSM-IV, oltre alla Bulimia e all’Anoressia Nervosa, è quella dei Disturbi dell’alimentazione Non Altrimenti Specificati (NAS o EDNOS, nella terminologia inglese) la quale comprende l’insieme dei casi che non soddisfano i criteri di nessun altro specifico disturbo alimentare. Risulta, infatti, importante considerare, come entità clinicamente rilevanti, anche le sindromi parziali, che possono anticipare o far seguito ad una sindrome completa e sono accompagnati, solitamente, da significativa e manifesta sofferenza psichica (depressione, tentativi di suicidio, disturbi somatoformi).
29 Luglio 2013

Ortoressia: l’ossessione di mangiare sano

ortoressiaOrtoressia

Mangiare cibi biologici, fare sport, non bere, non fumare sono tutte condotte tipiche di quello stile di vita esemplare che i media, a partire dagli anni ’90, hanno incessantemente promosso con campagne su salutismo, benessere, fitness e wellness.
La ricerca ossessiva di tale modus vivendi, tuttavia, può divenire un problema soprattutto per quanto concerne il rapporto col cibo: si inizia escludendo alcune macro categorie alimentari, come la carne o i cibi di origine vegetale, per poi giungere a frequentare solo supermercati specializzati, fare propri esclusivamente regimi nutrizionali alternativi (Macrobiotica, Veganismo, Crudismo, etc.) ed avanzare, quindi, una crociata contro il cibo sospettato di essere inquinato, industriale, nemico, sviluppando, così, una vera e propria patologia: l'Ortoressia.
Il termine Ortoressia deriva da greco “orthos”, ossia “giusto” e “orexis”, ovvero “appetito”, ed indica l’ossessione psicologica per il mangiare sano;
29 Luglio 2013

I numeri dei disturbi alimentari

epidemiologia disturbi alimentariL'epidemiologia dei disturbi alimentari

Negli ultimi anni sono stati numerosi gli studi che hanno mostrato gli elevati tassi di prevalenza dell’anoressia e della bulimia nella maggior parte dei paesi occidentali, nonché la presenza pervasiva, soprattutto fra gli adolescenti, di fattori aspecifici che possono considerarsi predisponenti allo sviluppo di questi disturbi, come il desiderio di dimagrire, l’insoddisfazione per il proprio peso corporeo e la propria immagine, il frequente ricorso a diete, il valore estetico della magrezza, ecc (Speranza, 1998).
Negli ultimi venti anni, anche se le rilevazioni non sono chiare per via dei diversi criteri diagnostici utilizzati, è apparso evidente un aumento notevole dei disturbi alimentari. Gli studi degli anni ‘70 negli Stati Uniti e in Europa rilevavano una prevalenza dello 0.5-0.6% per l’anoressia e del 2% per la bulimia nella popolazione a rischio.
29 Luglio 2013

Problemi alimentari e abusi emozionali

cibo emozioniCibo ed emozioni

Il concetto di abuso emozionale è di difficile definizione, in quanto tale forma di abuso non è caratterizzato da un comportamento specifico da parte del soggetto abusante, ma la definizione tende a dipendere dalla percezione da parte della vittima degli intenti e dei pensieri del perpetratore (Waller et al., 2007). In termini generali l’abuso emozionale “si riferisce a persistenti  maltrattamenti emotivi e atteggiamenti di rifiuto e denigrazione che determinano conseguenze negative sullo sviluppo affettivo e comportamentale. Tale categoria dovrebbe essere utilizzata quando si presenta da sola o è prevalente, dato che tutte le altre forme, in qualche modo, la comprendono.” (Di Blasio, 2000).
29 Luglio 2013

Abuso infantile, Disturbo di personalità borderline e problemi alimentari

E’ ormai ampiamente noto come esperienze traumatiche infantili ripetute determinino un’enorme varietà di conseguenze psicologiche negative nell’età adulta. Tali conseguenze comprendono differenti difficoltà sul piano sociale ed interpersonale, nonché numerosi disturbi psichiatrici.  Tra le più comuni conseguenze è possibile riscontrare i disturbi del comportamento alimentare (Duran et al., 2004; Heim & Nemeroff, 2001; Kendler, Kuhn, & Prescott, 2004; Roy, 2002; Schechter et al., 2000), nonché il disturbo di personalità borderline (BPD), un Disturbo della Personalità caratterizzato da instabilità nelle relazioni interpersonali, nell’immagine di sé e nelle relazioni affettive, e da impulsività elevata (Sansone & Sansone, 2006).
29 Luglio 2013

Problemi alimentari e traumi infantili

traumi infanzia alimentazionePTSD e alimentazione

Pubblico con piacere un articolo di Francesco Panzeri, in cui si evidenza un'interessante correlazione tra il disturbo post-traumatico da stress e le problematiche legate all'alimentazione. In particolare trovo utile mettere l'accento sul processo per cui la condotta alimentare viene vista come aiuto dell'individuo per gestire parte delle emozioni negative derivanti dal trauma stesso.
Buona lettura
Luca Mazzucchelli

Negli ultimi anni numerosi clinici e ricercatori hanno posto l’attenzione sugli effetti che i traumi precoci possono avere sullo sviluppo di varie forme di psicopatologia in età adulta e adolescenziale, tra le quali i disturbi del comportamento alimentare. L’esperienza clinica ha portato molti studiosi ad interrogarsi sulla frequenza con cui si rilevano eventi traumatici di natura sessuale, fisica o psicologica nei pazienti che hanno sviluppato una patologia anoressico-bulimica.
29 Luglio 2013

Bigoressia

bigoressiaLa bigoressia

Tra gli ormai innumerevoli mali dell’ultimo secolo, in cui culto e percezione del corpo assumono importanza rilevante, oltre ad Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa, è il caso di aggiungerne altri, non meno importanti e preoccupanti. Tra questi la BIGORESSIA.

Tale termine medico trova la sua origine etimologica nell’inglese “big” = grande e nel latino “orex” = appetito, ad indicare la “fame di grossezza”, ovvero il desiderio di possedere un corpo sempre più muscoloso e asciutto, il tutto accompagnato da cronica insoddisfazione per il proprio aspetto fisico e ossessivo timore di perdere il proprio stato di “perfetta” forma fisica, raggiunta in seguito ad anni di duro allenamento, diete e sacrifici.

29 Luglio 2013

√ La questione femminile

ruolo donna disturbi alimentariIl ruolo della donna e i disturbi alimentari

Nonostante siano in netto aumento i casi di maschi che soffrono di disturbi alimentari, questa patologia colpisce soprattutto le donne.

Dato che, negli articoli precedenti, Alessia Besana ha evidenziato un legame tra questi disturbi e gli aspetti sociali caratteristici di una determinata epoca, oggi ci soffermiamo su uno dei motivi del progressivo e recente aumento di queste patologie: il ruolo che oggi si attribuisce alla donna.
Buona lettura
Luca Mazzucchelli

L’anoressia e la bulimia sono patologie in cui il processo d’integrazione dell’identità “devia da un progetto psicologicamente e culturalmente adeguato” (Confalonieri, Gavazzi, 2002) per seguire un percorso d’insicurezza che riflette non solo caratteristiche individuali,

29 Luglio 2013

√ La funzione paterna

funzione paternaIl ruolo e i compiti della figura del padre

Negli articoli precedenti avevo già accennato che la funzione del padre ha un carattere simbolico e non biologico come invece, quella materna. In particolare si può sostenere che “non è possibile parlare di padre, se non in rapporto alla cultura” (Lo Castro, 1997): già all’epoca dei romani il padre veniva dimostrato dalle nozze, evento specificatamente culturale e sociale (Lo Castro, 1997) e ancora oggi, l’atto di cedere il proprio cognome al figlio rappresenta l’instaurazione di un legame di tipo sociale.

Freud ha lavorato ampiamente sulla funzione paterna e l’ha ricondotta al meccanismo edipico: il padre è colui che vieta il rapporto con la madre al figlio, ponendo quindi un divieto al godimento senza limite (Lo Castro, 1997). Il padre introduce “quell’elemento che fa cadere l’illusione di un accesso senza limiti al godimento. Quel limite che l’anoressia si sforza di tenere ben saldo e che la bulimia cerca disperatamente di stabilire” (Lo Castro, 1997).

29 Luglio 2013

Le nuove schiavitù

nuove dipendenze psicologiche

Nuovi padri, nuove dipendenze

Dopo avere analizzato il declino della funzione paterna in questo precedente aritoclo, Alessia Besana analizzare gli effetti che ciò porta con sé e che si manifestano attraverso nuove forme di sintomo (Manzetti, 1999). Per dirla con le parole di Lacan (1984) “un grande numero di effetti psicologici ci sembrano dipendere da un declino sociale dell’imago paterna”.
Buona Lettura
Luca Mazzucchelli

In Il disagio della civiltà, Freud scrisse che “l’iscrizione dell’uomo nel campo della civiltà esige una rinuncia pulsionale” (Freud, 1971). Così dicendo, il padre della psicoanalisi afferma che è paradossalmente la funzione del limite che permette l’accesso al piacere. La condizione per appartenere a una comunità umana è quella di rinunciare ai propri soddisfacimenti pulsionali: è proprio questa la funzione principale del padre, quella di porre un limite al soggetto in modo da trasmettergli l’impossibilità di avere tutto e in modo da aprirgli l’accesso all’altro, al mondo della cultura (Lo Castro, 1997). Oltre alla funzione paterna occorre analizzare i cambiamenti sociali avvenuti ultimamente:

29 Luglio 2013

Padri Pallidi

In questo articolo la collega Alessia Besana parla della figura paterna e del suo evolversi nel corso degli ultimi anni. Un cambio di ruolo importante che avrà, nel bene e nel male, delle conseguenze sulla psicologia dei figli.
Buona lettura
Luca Mazzucchelli

L’impallidire dell’immagine paterna è un fenomeno riscontrato da Mitscherlich già negli anni ‘70: è un fenomeno che nasce dal fatto che la funzione educativa che il padre ricopre nella nostra civiltà è caratterizzata dalla scomparsa del padre come figura attiva (Mitscherlich, 1970).

La relazione padre-figlio non si fonda su basi di tipo biologico, come avviene nel caso della madre, ma è di carattere simbolico così da rientrare nel campo della cultura (Ferrari, 1995). E’ per questo carattere sociale che contraddistingue la funzione paterna che essa subisce le influenze dei mutamenti della società: dato che ultimamente gli scenari culturali e socio-politici stanno andando incontro a radicali sconvolgimenti (Brutti, Parlani, 1995) si può immaginare come anche la funzione paterna possa essere soggetta a rilevanti modificazioni.