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Cellulare mon amour: da strumento di “difesa relazionale” a incentivo per il falso sè

Attualità / Psicologia

Cellulare mon amour: da strumento di “difesa relazionale” a incentivo per il falso sè

Il mio parere: Germano Manco è sempre bravo a partire da spunti di attualità per affondare poi il colpo su questioni psicologiche ad essi legate.

In questo articolo analizza molto bene alcuni aspetti legati all’utilizzo del cellulare nel nostro quotidiano, con le implicazioni relazionali ed emotive che questa cosa porta con sé, per arrivare a parlare di un concetto fondante la psicologia psicodinamica attuale: il falso sé.

Dopo aver letto questo articolo, guarderò con occhi diversi chi telefona per strada…

Voto articolo: 9/10

Tratto dall’articolo:

“Il cellulare mi piace moltissimo (…) Lo strumento non poteva non diventare argomento di dibattito su innumerevoli fronti. Per quanto attiene il filone psicologico se ne sono dette tante: il telefonino è un sostituto del pene, oppure della mammella, la digitazione sulla tastiera rimanda ad elementi masturbatori, il touch screen ricorda il corpo di una donna e così via dicendo.

Ma c’è un fattore di cui pochi parlano e che mi piacerebbe dibattere: la teatralità espressa nell’uso del telefonino.

Il nostro telefonista o la nostra telefonista camminanao tenendo in una mano l’amato oggetto e con l’altra accompagnano con ampi gesti sincronici alle parole, il contenuto del discorso, il tutto spesso in uno stereotipato movimento di gambe che consiste nell’andare andare avanti e indietro con un perimetro di azione di circa 30 metri.

Metri che sono pochi, ma che sembrano delimitare uno spazio esistenziale di assoluta padronanza, nel quali gli altri non possono entrare, ma possono solo ascoltare o meglio possono anzi devono anche osservare quanto in quel momento sono speciale, importante, quanto domino la situazione, insomma quanto esisto e lo faccio vedere.

Nel momento in cui faccio una di queste cose, l’illusione che mi deriva dal muovermi e dall’atteggiarmi in un certo modo, i gesti con cui accompagno la voce, tutto ciò mi porta ad essere quello che non sono, nella completa illusione di esserlo.

Ciò rappresenta quello che gli psicologi chiamano “falso sè”.

Il consiglio di psicosopravvivenza di oggi sta proprio nell’avvertire la pericolosità di tali situazioni perchè se l’illusione prende spazio al posto della realtà, il sollievo è solo temporaneo, prima o poi lo stato di fatto presenta il conto e noi rischiamo di farci trovare impreparati e quindi di dover affrontare violente frustrazioni.”

Leggi tutto l’articolo

Luca Mazzucchelli

See on psicosopravvivenzapergiovani.wordpress.com

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