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Tecnologia e genitorialità: 3 modi per capire se tuo figlio ha l’età giusta per il cellulare

Cari amici, siamo giunti al dilemma che prima o poi costringe ogni genitore a rigirarsi nel letto insonne. Cosa fare quando tuo figlio ti chiede di avere il suo telefono cellulare personale? 

Comprarglielo o non comprarglielo…questo è il problema.

Ma soprattutto, da che età?

Se vuoi barare vai su Google e la risposta la trovi subito: niente cellulare prima dei 12/13 anni. 

Invece, se sei uno di quei genitori e/o educatori che credono sia utile fare una riflessione più ampia e approfondita sul tema, ti trovi nel posto giusto 🙂

Voglio condividere con te 3 spunti ispirati dalla lettura di questo libro: “Come diventare indistraibili”, di Nir Eyal che ha una sezione dedicata proprio a questo argomento. 

Pronti? Il primo è…

 

1. Ogni cosa al momento giusto (non quando lo chiede il bambino)

Immagina un bambino sull’orlo della piscina, mentre i suoi amici giocano tutti in acqua e si divertono.

Il bambino vuole disperatamente tuffarsi, ma tu non sei sicuro che sappia nuotare, cosa fai? Da una parte ammetterai che la piscina può essere molto pericolosa, dall’altra non vorresti impedire per sempre a tuo figlio di tuffarsi in acqua. Se proprio, quando sarà abbastanza grande, ti assicurerai che impari a nuotare. E dopo che avrà imparato le basi, continuerai a tenerlo d’occhio finché non sarai fiducioso nelle sue capacità di godersi la piscina in sicurezza.

Ecco: ci sono un mondo di attività che non lasceremmo sperimentare ai nostri figli da soli, prima che siano pronti: leggere certi libri, guardare film violenti, guidare un’auto, bere alcolici… e ovviamente usare i dispositivi digitali.

I bambini sanno come essere vagamente insistenti e magari qualche genitore, alla 1412esima volta in otto minuti che il figlio gli chiede il cellulare, finisce per cedere.

Anche il sempreverde “Eh ma tutti i miei compagni ce l’hanno!”, non regge. Ogni cosa al momento giusto, e non quando un bambino semplicemente la chiede.

Quindi l’analogia della piscina ci torna utile: quando i bambini imparano a stare in acqua iniziano dove si tocca. Magari hanno un salvagente o usano una tavoletta per restare a galla in sicurezza. Più avanti, quando avranno dimostrato la loro abilità, allora saranno liberi di nuotare da soli.

E da qui possiamo estrapolare una seconda riflessione, ovvero:

 

2. Parti graduale e verifica le loro competenze

Cioè, invece che dare ai tuoi figli uno smartphone pieno di funzioni allettanti, meglio partire con un telefono semplice, in grado di fare solo chiamate e inviare messaggi di testo. 

Evitiamo magari di comprargli lo stesso modello di telefono del nonno, quello con i tasti grandi come tessere del domino. 

Va benissimo un telefono dal costo limitato e, soprattutto, senza quelle 16.000 app senza le quali noi adulti ormai ci sentiamo nudi, ma che possono distrarre un bambino e metterlo di fronte a cose più grandi di lui.

C’è da dire che per i genitori più ansiosi un pro del telefono è consentirti di tracciare la posizione di tuo figlio…

…anche se realisticamente, 9 volte su 10, starà giocando online alla Playstation e ti basterà staccare il wifi e ascoltare da dove provengono le sue urla per scoprire dov’è.

Ecco… magari piuttosto che sognare un figlio geolocalizzato, lavora perché tu non abbia bisogno di doverlo continuamente controllare o sapere dov’è in ogni momento. Come? Attraverso l’instaurazione di un rapporto di fiducia con tuo figlio, innanzitutto.

C’è però un modo per capire se i tuoi figli sono pronti per un particolare dispositivo.

Prova a fare questo test:

Sanno usare la funzione “non disturbare”?

Sono capaci di disattivare le notifiche delle app se devono concentrarsi su altro?

Oppure di tenere il telefono lontano dagli occhi e dalla mente nei momenti dedicati alla famiglia o agli amici?

Se non lo sanno fare, non sono pronti e devono prendere ancora un po’ di “lezioni di nuoto” per così dire.

 

3. Insegna loro l’autonomia

Terza idea è che affinché i ragazzi sviluppino un buon rapporto con i vari device, devono per forza imparare a monitorare in autonomia il loro comportamento. In questo modo potranno usarli in modo corretto anche se i loro genitori non sono presenti.

Nella pratica cosa significa? Che i ragazzi vanno informati sulle insidie dei cellulari e pc, occorre fare capire loro il perché le aziende che li producono hanno interesse a far sì che loro spendano tutto il tempo lì sopra, e quindi insegnare loro a usarlo in modo consapevole: cioè usarlo secondo le proprie regole e non quelle del produttore.

Quindi idealmente si potrebbe capire assieme ai figli quanto è il tempo “giusto” da passare davanti al cellulare. Negoziare quindi un tempo che per noi sia accettabile e poi far sì che il bambino impari a rispettarlo. Attraverso l’uso di un timer per esempio, magari su Alexa, così da poter verificare che rispetti le promesse fatte.

 

E voi? Avete già dato il telefono a vostro figlio? Come gestite l’avvicinamento dei vostri figli a smartphone, tablet e simili? Fatemelo sapere nei commenti qui sotto.

Ma soprattutto… caro papà e cara mamma all’ascolto… Sai avere un buon rapporto con il cellulare? Usi bene le nuove tecnologie oppure sono loro a usare te? Perché forse anche tu devi rimetterti li a studiare. 

D’altra parte: come puoi insegnare a fare qualcosa che tu per primo non sai fare? L’educazione passa attraverso l’esempio, e se tu non sei un buon esempio per tuo figlio lavora per diventarlo.

 

LINK UTILI:

– Puoi approfondire l’argomento attraverso la lettura del libro “Come diventare indistraibili” di Nir Eyal. Per comprare il libro clicca qui al link: https://amzn.to/31q27Dq

– Per apprendere strumenti pratici che ti consentano di utilizzare in modo più consapevole il tuo smartphone, e per scoprire gli effetti che le nuove tecnologie hanno sul tuo cervello e sulla tua vita sociale, scopri il mio Programma di Allenamento Mentale “Liberati dallo Smartphone” qui al link: https://bit.ly/3vnjWki

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.