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Genitorialità: 5 suggerimenti per crescere figli felici e responsabili

Se non sarai tu – da genitore – a correggere il comportamento sbagliato del bambino, questi si cementificheranno sempre di più nel suo bagaglio di abitudini. In questo modo, sarà poi il più ampio contesto sociale a punirlo in maniera ahimè molto, molto, molto più amara e tragica di quanto potresti fare tu.

Questo in sintesi il pensiero di Jordan Peterson, autore del libro super interessante “12 regole per la vita”, una delle quali è dedicata proprio al tema educativo.

Diversi studi, ma anche solo il buon senso comune in realtà, ci mostrano che bambini poco educati andranno incontro a una vita terribile, perché affronteranno la società senza saper leggere e rispondere ai vari stimoli che giorno dopo giorno arriveranno loro. Rischieranno di trovarsi isolati e infelici, venendo sempre più rifiutati dalle altre persone: nessuno augurerebbe a proprio figlio una sorte di questo genere.

Ecco perché i genitori devono assumersi la responsabilità di fornire una educazione e una disciplina ai loro figli, anche se questo implica assumere nel breve periodo il ruolo di cattivi ai loro occhi.

Ora il punto è che i bambini hanno un temperamento molto differente gli uni dagli altri, e non è facile trovare un metodo unico di educazione che possa andare bene per tutti loro.

Oltre a ciò di cui ho parlato anche altrove – ovvero educarli attraverso complimenti, premi e riconoscimenti per ciò che di buono fanno – oggi volevo condividere qui 5 indicazioni generali sull’educazione, suggerite dallo psicologo Jordan Peterson.

Lo scopo dell’articolo come sempre non è dare assolutismi, ma idee sulle quali riflettere.

 

1.Poche regole

La prima idea è che le regole non dovrebbero andare oltre il necessario. Questo perché? Leggi sbagliate potrebbero far perdere il rispetto anche per quelle buone. 

Limita le regole significa concentrarsi sui fondamentali. Ad esempio:

1) Non mordere e non picchiare, se non per autodifesa.

2) Mangia in modo educato e riconoscente.

3) Impara a condividere, così gli altri bambini giocheranno con te.

4) Presta attenzione quando gli adulti ti parlano, così non risulterai antipatico e decideranno di insegnarti qualcosa.

5) Vai a dormire all’ora giusta e senza fare storie, così poi i genitori possono stare insieme e non ce l’avranno con te.

6) Prenditi cura dei tuoi oggetti.

7) Comportati in modo di rendere felici le persone della tua presenza.

Un bambino che rispetta queste regole sarà benvenuto ovunque.

 

2.La punizione

Secondo principio è che ogni regola infranta deve andare incontro a una punizione. Punizione è un termine da maneggiare con attenzione, ma secondo Peterson necessario. Quanto deve essere “dura” la punizione? Questa è una domanda decisamente difficile. Peterson suggerisce il principio della minima forza necessaria. Dovresti cioè sperimentare quale sia il più piccolo intervento possibile da esercitare per far sì che il bambino interrompa quella azione. Alcuni bambini con un’occhiataccia già si immobilizzano. Con altri è necessario passare all’ordine verbale. Altri ancora potrebbero avere bisogno di una “schicchera” sulla mano. Certo poi c’è contesto e contesto e bambino e bambino: occorre sempre osservare e bilanciare gli interventi.

Secondo Peterson è troppo facile riempirsi la bocca di cliché come “picchiare i bambini ha l’unico risultato di insegnare loro a picchiare”. Le argomentazioni che fornisce a tal proposito sono secondo me curiose e interessanti, e suggerisco la lettura del suo libro per approfondirle. L’unica accortezza da tenere a mente mentre lo leggerete, è che il discorso che Peterson fa è corretto in generale, ma non esplicita forse con la dovuta precisione le sfumature presenti tra bambini di diversa età, che appunto richiederebbero interventi tra loro molto diversi.

Nella pratica l’autore descrive poi due tecniche che in casi estremi sarebbe bene usare: l’allontanamento momentaneo del bambino e il contenimento fisico. A prescindere dalle tecniche, comunque, secondo me di fronte alla nostra intenzione di punire i nostri figli è giusto chiedersi sempre: quale il più piccolo intervento possibile che posso attuare ora come ora, per interrompere immediatamente l’azione che va corretta?

 

3.Genitori uniti

Un terzo principio è quello che i genitori devono rimanere uniti. Questo in alcuni casi è molto difficile, anche solo per il fatto che in alcuni casi fare il papà – e soprattutto la mamma – nei primi anni di vita del bambino, è veramente logorante. Notti insonni, pappe non mangiate, pianti a non finire… sono tutte condizioni che torturano il genitore e lo fanno poi comportare di gran lunga al di sotto delle sue possibilità.

In questo contesto la coppia deve stare il più possibile unita. Se gli ordini vengono dati in disaccordo, infatti, è più facile che vengano trasgrediti. 

 

4.Consapevolezza dei tuoi limiti

Un quarto principio ha a che fare con il fatto che i genitori dovrebbero essere consapevoli della loro capacità di essere duri, vendicativi, arroganti, risentiti, arrabbiati e disonesti. 

Anche tu sei un po’ così, soprattutto se sotto stress, e devi saperlo. Se in un certo momento con tuo figlio ti mostri super paziente ma in fondo in fondo sei risentito per quel capriccio che ti ha fatto al ristorante davanti a tutti, succede che questo sentimento tu te lo porti dietro, mentre magari lui 5 minuti dopo il capriccio si è già dimenticato di quello che aveva fatto.

Allora il punto è che un genitore realmente consapevole della propria limitata tolleranza può pianificare una strategia disciplinare adeguata, soprattutto se monitorato da un partner altrettanto sveglio.

 

5. Rendi tuo figlio socialmente accettato

Ultimo principio è che secondo Peterson il compito principale del genitore è rendere i figli socialmente accettati. Questo un po’ per il discorso che facevamo nella premessa all’articolo: è così che fornirai opportunità al bambino, rispetto di sé e sicurezza. 

 

Amici, è tutto. Devo dire che leggere alcuni di questi 5 punti la prima volta nel libro “12 regole per la vita” mi ha lasciato perplesso. Tuttavia, per come l’autore li argomenta, ha una capacità di farti riflettere sul tuo stile educativo.

Soprattutto mi è rimasto il fatto che se il comportamento dei miei figli li rende antipatici a me, devo pensare a quale effetto quello stesso comportamento avrà in futuro su altre persone a cui importa molto meno che a me di loro. E le altre persone li puniranno severamente, con l’esclusione o con comportamenti negativi nei loro confronti.

Educare è anche prendersi la responsabilità della disciplina dei nostri figli, oltre che degli errori ovviamente che noi come genitori faremo per insegnarla.

Al netto di tutto, quindi, dobbiamo sicuramente entrare nell’ottica che è bene che i nostri figli sappiano da noi cosa è desiderabile e cosa no, affinché diventino abitanti educati del mondo esterno alla famiglia.

 

LINK UTILI:

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.