Come dire di no senza sentirsi in colpa - Psicologo Milano
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Come dire di no senza sentirsi in colpa

Dire di NO, per me è sempre stato un problema enorme.

Quando ho iniziato ad avere un pelo di visibilità prendevo tutto quello che arrivava, quindi non mi rendevo conto della mia incapacità a dire di NO. Poi con gli impegni crescenti, con l’arrivo dei bambini e una vita da portare avanti… dire di NO è diventata una necessità.

Eppure, ho sempre fatto un sacco di fatica, mi sentivo in colpa nel dire di no, ma se poi dicevo di sì mi sentivo frustrato per avere dato corda a una cosa che mi rubava tempo prezioso.

Allora vediamo come è possibile dire no senza sentirsi in colpa. È un tema sul quale ancora sto lavorando, sia chiaro, ma ho fatto grandi progressi e voglio condividere alcune strategie con voi.

 

1) Annota i NO

La prima indicazione è “consapevolezza e realismo” rispetto ai concreti effetti dei NO che distribuiamo. Prova ad annotare tutti i NO che dici e verificare i disastri supposti che ne deriverebbero.

Tutti noi ricordiamo molto bene le poche volte che le persone poi effettivamente ci hanno portato rancore, ma la verità è che la maggior parte delle volte che diciamo di no, poi non subiamo alcuna conseguenza.

Eppure ci concentriamo sullo 0,02% delle volte in cui l’altra persona ha fatto una tragedia e non ci ha più rivolto la parola. Che poi diciamolo, con il senno di poi meglio sia finita così: certa gente meglio perderla che tenercela…

 

2) Prendi tempo

Ho sempre avuto la percezione che, quando interrogato, dovessi subito rispondere alle richieste che mi venivano fatte. In realtà questa è una balla, non sta scritto da nessuna parte. Un buon modo per attenuare la pressione è quella di chiedere tempo per valutare effettivamente se desideri accettare o no la proposta.

“Pensare prima di parlare” è una regola d’oro in generale e anche in questo ambito. Una volta imparato a inserire il tempo tra un invito, una domanda o una richiesta e la tua risposta, il tuo senso di controllo aumenterà parecchio.

“Controllo l’agenda e ti faccio sapere”; “Sento mia moglie se avevamo già altri impegni e ti dico”; “Grazie per avere pensato a me, faccio mente locale sugli impegni che ho preso e ti faccio sapere a strettissimo giro”.

Mi raccomando: non domande, ma affermazioni. Tono piacevole ma assertivo, fermo.

Certo non sempre prendere tempo è sufficiente a calmarci e a restare fermi sul NO, quindi andiamo avanti con i prossimi punti.

 

3) Pensa a cosa stai sacrificando

Dire sì agli altri, significa dire NO a qualcos’altro che ti riguarda. Viceversa, dire NO agli altri significa dire Sì a te stesso. Allora prima di dare una risposta al tuo interlocutore pensa ai tuoi altri motivi, impegni, priorità che stanno sull’altro piatto della bilancia e che sacrificheresti. Con questo pensiero in testa, io ho trovato più facile dire di NO e stare fermo sulle mie posizioni.

 

4) Fai appello alla tua “policy”

Quando vivi seguendo chiari principi, regole, “linee politiche” di gestione del tempo e affari vari, tutto è più semplice perché l’altro si sentirà meno rifiutato se tu rispondi “sì o no” in base a una regola che tu vivi con costanza.

“Vieni al nostro evento di settembre?” “Mi spiace, ma ho una politica per la quale non faccio più di un intervento pubblico al mese, settembre sono già full”.

Riferirsi a una policy personale aggiunge peso e serietà quando si ha bisogno di dire “no”, perché il rifiuto suona meno personale.

E se ti trovi davanti a uno troppo insistente, tu cerca di restare il più possibile aderente al tuo messaggio di partenza. In casi un po’ estremi, puoi valutare di utilizzare il quinto punto di cui ti voglio parlare.

 

5) Usa un valore relazionale

Puoi dare una risposta che preservi la tua immagine di persona accondiscendente e premurosa, ma che allo stesso tempo rinforzi il confine attorno al tuo NO.

La tua risposta dovrebbe ricalcare questa struttura: “Se accettassi, dovrei venire meno agli impegni promessi ad altri”.

Prendi quello che mi ha risposto l’assistente di Angela Duckwort, autrice del libro “Grinta” quando le ho chiesto una intervista: “Angela apprezza la tua offerta ma purtroppo non ha la possibilità di schedulare un’intervista. Si sta sforzando di preservare del tempo per la ricerca e per stare con la sua famiglia, e purtroppo non riesce più a soddisfare tutte le richieste che le arrivano”.

O ancora, un altro NO che ho ricevuto da parte del leggendario “Mihaly Csikszentmihalyi”:

“Caro Luca, la situazione è la seguente: ho celebrato il mio 81esimo compleanno la settimana scorsa. Ho circa 40 anni di lavoro ancora da compiere. Quindi non sembra che avrò l’opportunità di finire nemmeno una frazione delle mie obbligazioni, a meno che non riesca a raggiungere i 121 anni d’età. Il che sembra improbabile, specialmente se continuo ad aggiungere progetti a quelli già accumulati. Tra parentesi, le tue interviste sono ben fatte e sostanziali. Saluti”.

Ricevere questi NO, per me è stato bello. Per altro, con il russo abbiamo avuto uno spassosissimo scambio di mail a seguito di questa, e abbiamo fissato un appuntamento via skype alle 6 di sera del 29 settembre 2056…

 

6) Fai una contro offerta.

Ultimissimo punto per gestire le persone troppo insistenti è quello di fare una contro offerta. Non abusare di questa strategia, mi raccomando, ma se proprio devi cedere provaci:

“Non sono qualificato per fare questa cosa che mi chiedi, ma posso fare qualcos’altro, come questo…” oppure “questo non è tra le mie capacità, ma posso suggerirti il nome di qualcuno che ti può essere utile…”

 

Ecco qui i 6 consigli pratici di cui ti volevo parlare, spero che possano tornarti utili 😊

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.