Come migliorare nel lavoro e gestire la competizione: 4 suggerimenti - Psicologo Milano
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Come migliorare nel lavoro e gestire la competizione: 4 suggerimenti

Ci sono 2 modi di vedere i professionisti che lavorano nel tuo stesso business, e che vendono prodotti o servizi simili ai tuoi e al tuo stesso target.

La prima visione, quella predominante, li etichetta con la parola “concorrenti”.

Un concorrente, nella logica del mercato odierno, va tendenzialmente fatto fuori. Se lo elimino riesco a prendere più mercato, o almeno devo mettermici di impegno per superarlo e essere io il leader di mercato, il più venduto, il più consigliato…. Il numero 1.

La seconda chiave di lettura, invece, me l’ha fornita questo libro veramente molto bello e super raccomandato di Simon Sinek Il gioco infinito” ed è quella sulla quale vorrei concentrarmi invece in questo video, perché credo che sia la più utile per entrambe le parti.

Ma procediamo gradualmente e come prima cosa cerchiamo di capire le origini della sensazione di competizione che viviamo quando pensiamo alle ultime mosse di mercato di un competitor.

 

1. La competizione nasce dentro di te

Di norma la ragione per la quale ci sentiamo in competizione con qualcuno che fa il nostro stesso mestiere o con una organizzazione simile a quella alla quale apparteniamo, non ha a che fare con lui o con lei. Cioè non riguarda il concorrente di per sé, ma ha a che fare con noi.

Infatti, invece che investire le nostre energie per migliorarci, ci concentriamo sulle modalità per battere l’altra persona.

Ma cosa significa vincere? Quali parametri possiamo adottare per capire chi ha vinto e chi ha perso? Vincere poi fino a quando? Per quanto tempo? La verità è che il traguardo finale non c’è, non arriva mai perché quello del lavoro – come anche più in generale quello della vita – è un gioco senza fine dove i partecipanti entrano ed escono ma non per questo la macchina si arresta.

 

2. Da concorrente a degno rivale

E allora quale sarebbe l’alternativa alla corsa verso l’abbattimento dei tuoi competitor? Quella di non guardare più all’altro come avversario da battere ma come degno rivale che ci aiuti a migliorare.

Un degno rivale è una persona che partecipa al tuo stesso gioco e con cui vale la pena mettersi a confronto. Questo personaggio, infatti, fa qualcosa bene come te, o magari anche meglio di te.

Magari realizza un prodotto più innovativo, o suscita maggiore rispetto, o comunica in maniera più originale. Oppure ha una visione particolarmente affascinante del mercato del futuro, o è in grado di agire con una lucidità di intenti che a noi sfugge.

Attenzione, non sto dicendo che dobbiamo imparare ad ammirare i suoi punti di forza, o essere d’accordo con lui. Non deve necessariamente piacerci, ma si tratta di riconoscere le capacità che mostra di avere e dalle quali noi possiamo imparare.

Ecco perché il degno rivale va scelto con grande cura: ci mette di fronte ai nostri punti deboli e ci spinge in questo modo a migliorare senza sosta.

 

3. Dal risultato al processo

I vantaggi cui andiamo incontro se impariamo a fare il passaggio da concorrente a rivale sono diversi.

La competizione tradizionale obbliga ad assumere l’approccio della vittoria. Un degno rivale, invece, ci ispira ad assumere una attitudine al miglioramento. Nel primo caso siamo concentrati sul risultato, mentre nel secondo sul processo che porta al risultato. Un salto quantico incredibile che è in grado di portarci a molte più soddisfazioni e aumenta la nostra resilienza.

Non è pensando all’obiettivo infatti che lo raggiungeremo, ma lavorando su chi dobbiamo diventare e su quello che dobbiamo mettere a terra: ovvero sul processo da implementare per far si che la meta diventi reale.

 

4. La salvaguardia della parte etica

Un ulteriore vantaggio di vedere l’altro come degno rivale è quello che possiamo essere più facilitati a restare onesti. Se l’obiettivo primario del gioco è raggiungere il risultato invece che implementare i processi, se la missione dichiarata è vincere sull’altro, allora ci troveremo tanto ossessionati dal traguardo da dimenticare le regole del gioco.

Pensare al degno rivale, invece, ridimensiona l’obbligo della vittoria a tutti i costi e diminuisce il bisogno di agire in modo disonesto.

 

Bene, per oggi è tutto,

Credo che si debba dedicare meno tempo a preoccuparci di ciò che fanno gli altri, e concentrare le nostre forze su come migliorare il nostro lavoro un 1% alla volta (come dice un noto libro di crescita personale che, casualmente, ho scritto proprio io :-))). 

É ora di canalizzare i nostri sentimenti di insicurezza non più contro l’altro, ma di valutare se al contrario non possiamo unirci a lui alla luce della causa comune che si sta portando avanti.

Se riusciamo a riconoscere i punti di contatto tra noi e i nostri rivali possiamo anche gioire del fatto che a loro il lavoro vada bene, perché significa che a diffondersi sono quelle idee nelle quali anche noi crediamo e per le quali anche noi ci battiamo giorno dopo giorno.

Ecco che – come per magia – in questo nuovo contesto se vince lui posso in parte vincere anche io.

 

LINK UTILI:

– Per approfondire l’argomento puoi acquistare il libro di Simon Sinek, “Il gioco infinito” qui al link: https://amzn.to/2R0NvbQ

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.