Psicologia dell'innovazione: dove nasce la creatività - Psicologo Milano
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Psicologia dell’innovazione: dove nasce la creatività

da dove nasce la creatività

Innovare amici, innovare! La parola d’ordine un po’ per tutti sembra essere questa.

Eppure di persone che innovano veramente ce ne sono proprio poche.

Oggi vediamo una dinamica che può sicuramente tornarci utile se vogliamo cercare di innovare in modo serio la nostra vita, professione o mondo, che si basa sull’approccio dei principi primi del buon vecchio Aristotele.

L’idea di base di Aristotele era quella di ridurre delle situazioni in una forma semplice, in modo da trovare soluzioni efficienti che altrimenti non avremmo notato.

Facciamo subito un esempio pratico, ovvero un esperimento coniato da John Boyd, un famoso pilota di caccia e stratega militare.

Immaginati di avere a disposizione:

  • un motoscafo con uno sciatore dietro
  • un carro armato militare
  • una bicicletta

Ora scomponiamo gli oggetti nei loro fondamentali:

  • motoscafo: motore, scafo e un paio di sci
  • carro armato: catene di metallo, armatura in acciaio e un’arma da fuoco

Ecco, ora che hai i principi primi, puoi chiederti: cosa si può creare con queste singole parti? Una possibilità è una motoslitta, unendo il manubrio e il sellino della bicicletta, le catene di metallo del carro armato e il motore e gli sci del motoscafo. Questo è il processo del pensiero originario in sintesi.

L’indicazione per gli innovatori o aspiranti innovatori all’ascolto è quella di comporre le situazioni fino al fulcro e ricomporle in modo più efficiente. Decostruire e poi ricostruire.

In questa operazione di scomposizione, come abbiamo visto, una cosa interessante è provare a combinare idee appartenenti ad ambiti apparentemente diversi. Carro armato e bicicletta già così montati sembrano avere nulla in comune, tuttavia alcuni loro elementi separati, se rimessi assieme tra loro, possono evolvere in una motoslitta.

Se ci fai caso, molte idee innovative nella storia sono state il risultato di cose ridotte alla loro essenzialità prima e poi ricomposte in soluzioni originali.

Per esempio, Gutenberg ha unito la tecnologia della pressa a elica – usata per fare il vino –  con i caratteri mobili, la carta e l’inchiostro: ha così creato la grande innovazione della macchina da stampa. I caratteri mobili erano stati usati per secoli, ma lui è stato il primo a considerarle parti costitutive del processo. Il risultato è stato un’innovazione che ha cambiato il mondo e per la prima volta nella storia la distribuzione diffusa dell’informazione.

Ora, mi dirai: questa tecnica è molto interessante, molto bella, molto semplice da spiegare ma molto complessa da mettere in pratica!

Vero: come in tutte le cose serve allenamento. Tuttavia uno degli ostacoli che vedo spesso bloccare le persone nell’applicare questa logica è la tendenza a ottimizzare la forma, invece che la funzione. La storia della borsa ci offre un esempio perfetto di quello che intendo.

Nell’antica Roma i soldati usavano tracolle di cuoio e buste per trasportare il cibo, mentre si spostavano a cavallo per la città. Nel contempo i romani avevano diversi veicoli con le ruote, come le carrozze e i carri. Eppure, per migliaia di anni, nessuno aveva mai pensato di unire la borsa alle ruote, tanto che la prima valigia a rotelle è stata inventata nel 1970. E allora cosa è successo in tutti questi anni? Si è lavorato sull’ottimizzazione della forma della borsa e non sulla funzione. Le borse in pelle si sono specializzate in usi particolari come zaini per la scuola, per i viaggi e per le escursioni. Negli anni 30 del 1900 alle borse sono state aggiunte le cerniere. Gli zaini in nylon sono stati venduti per la prima volta negli anni 60. Nonostante questi miglioramenti nella forma, l’efficacia della funzione era rimasta pressoché uguale.

Tutto questo per dire che ciò che a volte appare come un miglioramento è spesso la ripetizione di forme precedenti, pur senza migliorarne la funzione.

É un po’ come quelli che dicono “Come mai nel 2020 ancora non abbiamo inventato le automobili volanti?”. Questa affermazione viene detta da una persona che guarda la forma, ma non la funzione. Le macchine volanti ci sono già, sono gli aerei. Svolgono quella funzione anche se non hanno la forma delle automobili.

Ricapitolando, il modo migliore per sviluppare idee avanzate è iniziare a scomporre all’osso le cose. Anche se non stai cercando di sviluppare idee innovative, comprendere le origini prime del tuo ambito è un utilizzo intelligente del tuo tempo. Senza dubbio ogni innovazione richiede un lungo periodo di iterazione e miglioramento. Ma il principio dei principi primi applicato al campo dell’innovazione altera la direzione del miglioramento perché pone l’individuo su una diversa traiettoria.

 

Bene amici, siamo arrivati alla fine dell’articolo – un po’ diverso probabilmente da quelli cui siete abituati.

Voi che ne pensate? Come cercate di innovare nel vostro campo?

Aspetto i vostri commenti come sempre nello spazio dei commenti.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.