Psicologia della quarantena e isolamento sociale: proteggi la tua salute mentale - Psicologo Milano
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Psicologia della quarantena e isolamento sociale: proteggi la tua salute mentale

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Cari amici, il Coronavirus sta imponendo a tutti noi diversi stili di vita, l’adozione di differenti abitudini rispetto a quelle a cui siamo abituati e molto probabilmente la quarantena diventerà nelle prossime settimane per tutti noi la norma.

Facile? Tutt’altro che facile, anche perché la quarantena medica o – più in generale – l’isolamento sono spesso associati a delle gravi problematiche psicologiche.

Una recente rassegna di ricerca pubblicata su “The lancet” ha dimostrato come la quarantena, ad esempio, è spesso associata a disturbi post traumatici da stress, a confusione, rabbia e alcune di queste ricerche dimostrano come questi effetti possano poi perdurare per un lungo tempo, anche una volta terminato l’isolamento. Più nello specifico, se analizziamo gli studi e le ricerche effettuate a seguito delle quarantene dovute alla SARS, si parla di un 29% di persone con un disturbo post traumatico da stress e un 31% di individui con sintomi depressivi invalidanti a seguito dell’isolamento.

In questo articolo vorrei parlare un po’ di questo argomento, non ovviamente per invitare le persone a non rispettare la quarantena, perché da questa situazione ne usciremo tutti sani e salvi nella misura in cui riusciremo a stare nelle regole, ma per riflettere su come utilizzare al meglio il tempo che si libera in questa reclusione forzata.

Partiamo dalle caratteristiche che si riscontrano nelle persone che stanno facendo la quarantena…

 

1. Confusione

La prima caratteristica riscontrata dalle persone è sicuramente è confusione.

Se ti capita di dover uscire di casa, ad esempio per andare a fare la spesa, ti sembra di trovarti in mezzo a un film apocalittico ambientato in una città fantasma: silenzio ovunque, code lunghissime per entrare al supermercato, tutti con le mascherine, ovviamente rispettando in maniera rigorosa due metri di distanza l’uno dall’altro.

Tutto questo provoca una sensazione di estraniazione che ovviamente crea un substrato di confusione.

La professoressa di psichiatria Rima Stira ha studiato questo fenomeno durante le quarantene della SARS ed ha visto come l’antidoto a questa situazione sembra essere stata la chiarezza nella tipologia delle informazioni e degli aggiornamenti distribuiti rispetto alla malattia. Queste informazioni dovrebbero essere chiare, affidabili e coerenti, in modo da far capire a chi è isolato tutto quello che sappiamo, tutto quello che non sappiamo e che cosa stiamo facendo per cercare di colmare il vuoto tra queste due dimensioni.

 

2. Solitudine e introspezione

Altro spunto di riflessione è dato dalla solitudine che stiamo vivendo nella quarantena, o comunque nella situazione di isolamento sociale nella quale ci troviamo. Noi tutti siamo animali sociali e mettere a repentaglio la nostra dimensione sociale e relazionale è un grandissimo problema.

In questa situazione accade che le persone inizino a guardarsi dentro più frequentemente del solito. Per chi è abituato a farlo non è un problema, anzi, può essere un’opportunità. Invece, le persone che non sono abituate a guardarsi dentro possono trovarsi in difficoltà, soprattutto nel maneggiare in solitudine alcune emozioni ingombranti o spiacevoli.

Che cos’è che ci aiuta in questa situazione? Sicuramente cercare di stare in contatto il più possibile con i nostri cari grazie ai mezzi che le tecnologie mettono a nostra disposizione.

Tuttavia credo che sia anche importante entrare almeno un po’ in contatto con l’angoscia che questa dimensione crea in noi. Non ha senso ignorarla o nasconderla nel proprio profondo, perché prima o poi tornerà fuori con gli interessi.

Mettersi a scavare dentro di noi, magari con l’ausilio di un foglio di carta, può essere più semplice. Infatti, il diario rappresenta un ottimo strumento per farlo senza il rischio di perderci nei meandri della mente. Ovviamente possiamo anche fare questo percorso accompagnati da uno specialista, da uno psicologo, magari via webcam.

 

3. Impotenza

Altra sensazione molto frequente di questo periodo è l’impotenza.

A questo proposito Frank McAndrew, che è un professore di psicologia dell’università dell’Illinois, osserva che la quarantena forzata è particolarmente angosciante perché ci dà la sensazione di essere in balia di altre persone o di forze incontrollabili, come ad esempio l’epidemia.

Tutto questo porta a sviluppare una sensazione di impotenza, di incertezza sul futuro che ovviamente diventa fortemente destabilizzante.

Su questo fronte è fondamentale cercare di reagire, ad esempio progettando o, più in generale, mantenendo viva la dimensione della generatività, cioè creare. Puoi creare un libro, un contenuto per il tuo brand, lavorare attorno a un progetto professionale o a un progetto personale, puoi disegnare, crea!

L’importante è che tu non spenga l’interruttore della dimensione del futuro: oggi più che mai ne abbiamo molto, molto bisogno.

 

4. Senso di controllo e scopo

Quarta peculiarità di chi vive in quarantena, o isolato socialmente, è quella di avvertire sempre un minor senso di controllo sul mondo che lo circonda.

Sue Firth, una psicologa del lavoro del Regno Unito, afferma che gli esseri umani hanno bisogno di prendere delle decisioni, hanno bisogno di sentire il controllo sul mondo, di percepire un senso di efficacia, nonché di restare in contatto con quello che è il senso di scopo.

Credo che questo sia molto importante e credo anche che noi riusciamo a mantenere un contatto con la nostra dimensione di scopo anche nella misura in cui ci adoperiamo per aiutare gli altri. Dobbiamo cioè chiedere aiuto se siamo in difficoltà, ma a un certo punto dobbiamo anche interrogarci sul valore che possiamo distribuire al mondo.

Possiamo donare del denaro, del tempo, delle energie e delle competenze e questo senza necessariamente dover impattare sul mondo universo, ma semplicemente su quello che è il tuo mondo. Dal fare ad esempio la spesa al tuo vicino di casa quando già esci per andare a fare la tua, oppure fare quella telefonata a una persona che si sente sola e che ha bisogno di sentire la tua voce.

 

In ultima analisi, cari amici, in questo tempo che si sta liberando noi dobbiamo assolutamente prenderci cura di noi: deve diventare una priorità. Per farlo dobbiamo mettere al centro la psicologia e i suoi derivati, gli strumenti self help, le competenze psicologiche e quando necessario anche chiedere aiuto a uno specialista del settore.

Il rischio per tutti noi è che l’uragano del coronavirus faccia diventare più resilienti le persone che già sono resilienti, ma invece, rispetto a chi è più fragile, rischia di creare delle problematiche invalidanti.

Magari ora tu sei lì che leggendo questo articolo e dici: “Bah, non so sai, in fin dei conti io non sento di avere delle problematiche specifiche”. Magari è vero, però può anche essere che ti succeda la stessa cosa che succede ai guerrieri, che se vengono feriti in guerra, non sentono il dolore perché sono travolti dalla trance agonistica. Le ferite, però, ci sono.

E il dolore quand’è che si farà sentire? Dopo, quando il guerriero potrà permettersi di sentire quel dolore e l’emergenza sarà terminata.

Allo stesso modo, per limitare i danni del post emergenza c’è bisogno di prevenzione e di psicologia ora.

Le aziende possono attivarsi in questo modo: possono istituire degli sportelli psicologici per offrire uno spazio di ascolto ai loro dipendenti, oppure possono facilitarli per entrare in contatto con dei video corsi di matrice psicologica.

A livello individuale, invece, tutti noi dobbiamo attivarci per non sottovalutare questa situazione e utilizzare al meglio delle nostre possibilità il tempo che si è liberato. Possiamo leggere libri e acquisire maggiore consapevolezza, possiamo formarci online, possiamo fermarci e riflettere sulle nostre emozioni, possiamo chiedere aiuto a uno psicologo a distanza. Devi dedicare ora del tempo a rinforzare le tue radici, a migliorare quelle che sono le tue soft skills, a coltivare le relazioni, a rinforzare nuove buone abitudini, a riflettere su ciò che davi per scontato fino a ieri.

Forse sei tra quelli che leggendo questo articolo penseranno “Mah, guarda tutto giusto, però vedi, io ora ho la testa altrove”. Eppure è ora il tempo per fare queste cose. Non sottovalutare l’impatto che questa situazione avrà sul tuo Io futuro.

É ora il tempo della psicologia.

Alcuni link utili:

  • Qui l’articolo di The Lancet: https://bit.ly/2QoIsyL
  • Qui i dati sulle conseguenze psicologiche dell’epidemia di SARS del 2002-2003: https://bit.ly/2TZsvRL
  • Insieme a Mindwork abbiamo pensato di offrire un colloquio psicologico gratuito in videochiamata a tutti coloro che sentono il bisogno di essere supportati in questo delicato momento che stiamo vivendo. Se vuoi usufruire del colloquio gratuito vai su www.mindwork.it, registrati, scegli il tuo psicologo e inserisci il codice MINDFREE.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.