Come riempire il vuoto interiore - Psicologo Milano
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11 Aprile 2019
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Come riempire il vuoto interiore

Quando ero al liceo avevo creato un gruppo musicale che si chiamava “Vuoto a Rendere”.

Era l’epoca in cui i ragazzi tiravano i sassi giù dai ponti per colpire le automobili, così i giornali parlavano di questo vuoto adolescenziale che portava i ragazzi a occupare il loro tempo in maniera distruttiva…

Da qui il nome del gruppo, i “Vuoto a rendere”, uno slogan di protesta per dire “ridateci quello che ci avete tolto, vogliamo che ci aiutiate a riempire il vuoto che ogni adolescente prova dentro di sé”.

Questa intro per introdurre il tema circa il vuoto che adolescenti, ma anche persone adulte, possono in alcuni momenti sentire al loro interno. Nessuno insegna ad affrontare questi buchi e, per questo, quello che solitamente si fa è ciò che spontaneamente ci viene da fare davanti ad essi, ovvero: riempirli.

C’è chi li riempie con il cibo, chi con la droga, chi con la pornografia, l’alcool, il fumo, gli acquisti…

Il punto è che nonostante tu ci riversi dentro tutte queste cose, il giorno dopo ti svegli ed il buco è ancora lì vuoto da riempire. In spiaggia fai una buca, ci versi dentro l’acqua, e quello che vedi è che dopo poco il buco è ancora vuoto e allo stesso modo funziona su di noi, resta la sensazione di incompletezza, manca qualcosa…

Non ho ricette magiche per far sparire queste sensazioni di vuoto, ma un paio di spunti, alcuni provati sulla mia pelle e altri imparati nel fare questo lavoro, li lascio volentieri.

 

1. Concentrati su tutto il resto

La prima cosa che voglio dire è che chi vive questa condizione, spesso spende denaro, tempo e attenzioni attorno a questo buco con il fine di riempirlo. In questo modo si finisce per dimenticarsi di quasi tutto quello che buco non è: dal corpo alla mente a ciò che ci circonda.

Se non prendiamo precauzioni, se non contrastiamo questa tendenza, finiremo per trascurare il corpo, magari lasciandoci ingrassare, smettendo di esercitarci e di seguire le cose che ci piacciono, isolandoci e lasciando sempre più spazio di avanzamento a quel vuoto.

È così che gli renderemo la vita facile per distruggere il nostro umore. Concentrarsi di meno sul buco e più su tutto quello che gli sta intorno significa che dobbiamo preoccuparci meno sul come riempirlo e spendere più tempo ed energie sul migliorarci come persone.

Comportati come se questo buco non dovesse cambiare, non dovesse andare da nessuna parte, non dovesse chiudersi, come se fosse una parte di te che è lì per rimanere e quindi a te non resta nulla se non agire su tutto ciò che lo circonda.

 

2. Crea qualcosa

La seconda soluzione che voglio condividere è quella di creare qualcosa.

Prima parlavo del mio gruppo musicale liceale, i “Vuoto a Rendere”, ed è curioso come attraverso la creazione di alcune canzoni che parlavano di vuoto, paradossalmente il vuoto svaniva e anzi, proprio grazie a quel vuoto ero in grado di scrivere testi e musicarli.

Al liceo a me fare musica aiutava un sacco, ma in realtà la creazione può avvenire in forme molto diverse: musica ma anche arte, scrittura o danza. Il punto è che quando tu crei, la tua attenzione non è più sul tuo buco ma si sposta al di fuori del tuo corpo. E questo è un punto fondamentale secondo me, perché lì dove metti attenzione allora ottieni risultati.

Hai presente quando ti punge una zanzara? Se ti concentri sulla puntura il prurito aumenta e viene percepito come insopportabile, altrimenti decanta prima.

Se invece che riempire il vuoto con droghe e alcool provi a creare, ti stupirai di vedere come la creazione il giorno dopo è ancora lì che aspetta di vederti lavorare ancora su di lei.

E giorno dopo giorno cresce, assieme a te, prende sempre più forma, ti segue sulla strada passo a passo, giorno dopo giorno.

 

3. Impara a conviverci

Il terzo e ultimo punto è quello di imparare a convivere con queste sensazioni. Tutte le emozioni che proviamo sono a un qualche livello “giuste”, nel senso che sono una parte di te e fare loro la guerra non è mai una buona soluzione. Ci sono libri e strumenti che ti possono aiutare in questo percorso, la meditazione ad esempio è uno di questi strumenti che ti lascia lì, faccia a faccia con le sensazioni, anche quelle di vuoto, e ti permette di affrontarle e toccarle con mano, per conoscerle invece che combatterle. Ed è soltanto conoscendo queste emozioni che possiamo renderci conto che tutto sommato non sono poi così male!

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.