Il lavoro perfetto per noi? Quello che ci assomiglia
10 Novembre 2013 2013-11-10 15:03Il lavoro perfetto per noi? Quello che ci assomiglia
Il lavoro perfetto per noi? Quello che ci assomiglia
Il mio parere: trascorriamo sul lavoro più della metà della nostra vita e fare una scelta che incontri le nostre passioni e che sia in grado di gratificarci è fondamentale.
Si dice che lo stress per essere positivo debba avere due caratteristiche.
La prima è che vi sia uno scopo conseguente allo stress per il quale ci sentiamo gratificati e riconosciuti, la seconda è che non perduri troppo nel tempo.
Affinchè il lavoro sia uno stress positivo, chiaramente, è importante fare una buona selezione del personale da parte dell’azienda, ma anche i lavoratori devono avere il coraggio di rischiare e buttarsi in ciò che veramente piace loro fare.
E poi non dimentichiamo mai che la nostra personalità e lavoro non è solo incentrata e costruita sulla base dei risultati lavorativi, ma anche e soprattutto dalla sfera degli affetti.
Se riusciamo a stare bene in quest’ultima, gli altri ambiti avranno maggiore difficoltà ad abbatterci.
Tratto dall’articolo:
“VOGLIO un lavoro che rispecchi le mie ambizioni, i miei sogni”.
Questa frase la ripetono come un mantra neolaureati, insoddisfatti, precari, disoccupati.
Poi guardano in faccia la realtà (e quella italiana è particolarmente deprimente), aggiustano il tiro e si accontentano del primo contratto decente che capita.
Eppure, la soluzione a tutti i mali, almeno sul fronte professionale, potrebbe star proprio in quel lavoro “qualsiasi”. In quello mai sognato, mai ambito, estraneo a ogni aspirazione.
Perché, secondo uno studio svizzero, il lavoro che fa per noi è quello che più rispecchia non le nostre ambizioni ma il nostro carattere.
Che il legame tra carattere e professione sia strettissimo comincia a percepirlo sempre più anche chi assume, come conferma il report americano “Social networking websites, personality ratings, and the organizational context: more than meets the eye? 5”, secondo cui il primo biglietto da visita al momento di un colloquio ormai è il profilo su Facebook, che altro non è che la trasposizione virtuale di ciò che siamo o mostriamo di noi.
E’ dunque probabile che un domani i colloqui prenderanno spunto anche da un profilo web per trovare il lavoro perfetto, valorizzando al meglio quanto emerge da post, tweets e fotografie.
Nella speranza che l’interrogato di turno sia riuscito ad esprimere, in rete, tutti e otto i propri strategici punti di forza.”
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