Pensare alla morte fa bene alla vita? - Psicologo Milano
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Pensare alla morte fa bene alla vita?

Alla fine del 1569, un nobile francese di nome Michel de Montaigne venne dato per morto dopo essere caduto da cavallo. Mentre i suoi amici portavano a casa il corpo sanguinante, Montaigne osservava la sua vita scivolare via, per tornare ad afferrarla tra le mani all’ultimo secondo possibile.

Questa esperienza segnò il momento in cui Montaigne cambiò la sua vita. Entro pochi anni, sarebbe diventato uno dei più famosi scrittori d’Europa. Dopo il suo incidente continuò a scrivere volumi di saggi popolari, servì due mandati come sindaco, viaggiò a livello internazionale come dignitario e servì come confidente del re.

La storia di Michel de Montagne racconta una scoperta antica come il tempo. L’uomo che sta per morire prende atto di quanto sta per succedere ed emerge dall’esperienza estrema come una persona completamente diversa e migliore.

Come osservava Samuel Johnson:

“Quando un uomo sa che deve essere impiccato in un paio di settimane, concentra la sua mente in un modo meraviglioso”.

Fu così anche per Montaigne. La morte non era più una cosa di cui avrebbe avuto paura, perché guardarla negli occhi era stata un’ispirazione.

Per nostra fortuna non abbiamo bisogno di un’esperienza vicino alla morte per sfruttare questa energia. I potenti e i saggi hanno trovato diversi modi per ricordarsi della loro mortalità per secoli. La loro arte è piena di questi segni, come anche su di loro si basano le scritture che creavano. I loro scaffali erano allestiti con totem per ricordare loro l’urgenza della vita. Indossavano anelli, collane o si facevano tatuaggi con la frase “Memento Mori” affinché non dimenticassero che possiamo andarcene in qualsiasi momento.

Nella nostra società abbiamo la tendenza a censurare e rimuovere l’argomento della nostra morte. Spesso agiamo e ci comportiamo come se fossimo invincibili. Come se fossimo impermeabili alle prove e alle tribolazioni della mortalità.

“Quella roba succede agli altri, non a me. Io ho abbastanza tempo.”

Così dimentichiamo quanto sia veramente fragile la presa che abbiamo sulla vita. Dimentichiamo quanto facilmente possa sfuggirci dalle mani, dal nostro controllo.

Non importa chi sei o quante cose hai lasciato da fare, da qualche parte c’è qualcuno che ti ucciderebbe per mille dollari o per una fiala di crack o per farsi strada. Una macchina può colpirti a un incrocio e farti fuori in un istante e comunque, come afferma lo scrittore Edmund Wilson, “la morte è una profezia che non manca mai“.

Ogni persona è nata con una condanna a morte.  Per ogni secondo che scorre, diminuiscono le probabilità che saremo vivi domani.

Ora chiediamoci: come possiamo farci trovare il più possibili pronti nel momento del grande giorno? Non ho risposte universali, io cerco giorno dopo giorno di vivere al meglio delle mie possibilità quello che la vita mi offre, un paio di idee però secondo me utili ai più ci sono e le voglio condividere con voi.

 

1) La preghiera della serenità

La preghiera della serenità è usata molto nei gruppi di alcolisti anonimi e, in buona sostanza, dice che se qualcosa è sotto il tuo controllo vale la pena investirci ogni grammo di sforzo ed energia per migliorarla. Se non fosse invece sotto il tuo controllo dovresti trovare un modo per accettarlo e conviverci. La morte non è pienamente sotto il nostro controllo, lo è invece la nostra vita e quindi possiamo decidere di spendere ogni secondo consapevolmente.

 

2) Pensa ogni giorno alla morte

Per fare questo ci aiuta una seconda idea, che è quella di pensare ogni giorno alla nostra fine. Non credo sia morboso pensare alla morte molto spesso, anzi credo sia ingenuo non farlo. Andare con il pensiero per qualche minuto ogni giorno alla nostra morte, tenere in tasca un piccolo totem che ci ricorda che dobbiamo morire o altri espedienti del genere non è una cosa triste anzi, ti crea delle prospettive e ti mette davanti a delle urgenze reali. L’esistenza della morte non deve essere repressa. Perché è qualcosa di potenzialmente veramente tonificante.

Ricordarci ogni giorno che moriremo, ci aiuta a trattare il nostro tempo come un dono. Chi sente di essere vicino alla morte non perde tempo a lamentarsi di come vorrebbe che le cose fossero. Non lascia spazio a cose inutili e a sciocchezze. Impara a usare il proprio tempo come una cintura nera di clessidra.

Io mi sono fatto fare una moneta un po’ più grande delle altre, con una incisione che mi ricorda proprio questi concetti. Ogni volta che metto la mano in tasca penso alla morte e a ogni istante di tempo che ho in dono. Questo mi aiuta molto a spendere al meglio delle mie possibilità il tempo, a non temporeggiare, a dare valore a chi mi sta vicino.

Ai tempi degli antichi la morte era molto più comune e la vita più imprevedibile. Era più complesso allontanarsi dalla morte e perdere di vista l’importanza della vita.

Non ti allontanare dalla morte. Dedicale del tempo. Fa che diventi familiare. Lascia che faccia il suo lavoro e che ti aiuti a vivere una vita migliore.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.