Le 5 strategie per comunicare con persone passivo-aggressive - Psicologo Milano
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Le 5 strategie per comunicare con persone passivo-aggressive

comunicazione passivo aggressiva

Cari amici, ricevo spesso domande relative all’atteggiamento aggressivo-passivo da parte di persone a noi vicine e come poterlo fronteggiare. 

Vediamo cosa si intende per comportamento aggressivo-passivo. 

Semplificando, possiamo dire che ci sono persone assertive, ovvero quelle che spiegano perché non ti possono aiutare e se vogliono qualcosa te lo chiedono. Poi ci sono le persone aggressive, che rispondono alle tue domande con un secco NO e sono ben felici di asfaltarti pur di raggiungere i loro obiettivi. Poi ci sono le persone passive: hanno la tendenza a schiacciarsi, a fare quello che gli si chiede e rinunciare a ciò che desiderano per fare ciò che gli chiedi di fare. 

Ma c’è un’altra categoria di persone, quelle definite aggressivo-passive: non ti dicono di no, ma nemmeno ti seguono. Non ti chiedono quello che vogliono, ma questo non le ferma dal provare ad averlo. 

L’aggressività passiva fa riferimento ad una modalità di esprimere rabbia e ostilità indirettamente, cioè ferendo gli altri senza apparentemente fare nulla. Essa può esprimersi in vari modi: complimenti ambigui, sarcasmo, eccessive dimostrazioni di interesse e gentilezza non autentici, procrastinazioni, finti fraintendimenti, omissioni, agire inefficacemente in modo intenzionale e, ovviamente, negazione dei propri sentimenti di rabbia quando qualcuno li coglie. 

Avrai quindi capito che non sono persone facili con cui avere a che fare e, a causa di questo, molti vorrebbero semplicemente tenerli alla larga. Se ti trovi in una di quelle situazioni dove non puoi farlo, ecco 5 indicazioni da seguire che ti potranno tornare utili.  

 

1. Non cedere ai loro capricci

Tipicamente le loro richieste ti fanno venire l’emicrania: hanno sempre una scusa buona, sono sempre le vittime, e nulla va mai bene. Cedere al loro modo di fare e risolvere per conto loro i problemi che li assillano potrebbe sembrare la cosa più semplice in modo che si azzittiscano e ti lascino in pace.  

In realtà se lo fai li premi in questo atteggiamento, e mostri loro che comportandosi in quel modo avranno la vita più facile. A spese tue.  

 

2. Evita di arrabbiarti con loro, perdere il controllo o accusarli

Il punto è che se diventi furente allora dai loro un pretesto credibile per accusarti di essere un bullo. E se tu sei il bullo, indovina loro in che ruolo si rinforzano? In quello di vittime! Che è poi ciò che vanno in giro dicendo a più non posso. E – inoltre – finiresti sulla lista dei loro nemici, risultato che possibilmente è meglio evitare di raggiungere. 

Inoltre, spingerli ad assumersi le responsabilità delle loro azioni non solo è solitamente inutile, ma anche controproducente. Se trasformi la situazione tra te e l’aggressivo passivo in una battaglia, hai già perso in partenza. 

Allora abbiamo visto cosa non devi fare, veniamo ora ai passi per ottenere che queste vittime si comportino in maniera diversa. 

 

3. Parla il loro linguaggio

Devi imparare ad esprimere i tuoi bisogni con un linguaggio che sia compatibile con la loro realtà di “io sono la vittima”.  

Accoglili nel loro essere vittime, apprezza che fanno il meglio possibile e di’ loro che occorre comunque rimboccarsi le maniche e andare avanti, o riprendere nuovamente la questione in sospeso per risolverla. 

Ciò che dici deve riflettere che comprendi il loro modo di vedere il mondo, invece che imporre il tuo e chiedere che loro lo accettino. 

Comunica sempre in un modo che non aggredisca la loro visione della realtà. Invece che criticarli, riconosci che hanno fatto del loro meglio, poi allora potrai fare sapere loro come potrebbero ancora migliorarsi un pelo.  

Evita di rivolgerti a loro in tono arrabbiato o ostile, perché lo vivranno come un abuso verbale. 

Una volta che hai instaurato con loro un clima emotivo di questo tipo, e per cui non ti rifiuteranno, sei pronto per il punto 4, che ti aiuterà a far fare loro ciò che già avrebbero dovuto fare.  

 

4. Sii diretto e premia i buoni comportamenti

Fai tu quello che loro riesce bene, cioè a differenza loro sii diretto su quello che vuoi.  

Altrimenti, in quel momento, diventi proprio come loro e si finisce per avere due persone passivo aggressive che comunicano l’uno con l’altro. E per la cronaca tu perderesti, perché l’altro ha molta più esperienza di te. Non lasciare mai accordi non detti o aspettative non esplicite. 

Ora che sei stato chiaro su ciò che vorresti e loro ti hanno seguito, dai loro quello che desiderano: approvazione. Ma dalla su comportamenti specifici, non essere generico. Di apertamente loro quello che ti fa piacere avere da loro e lodali più e più volte quando lo fanno. 

Questa strategia è molto potente, non funziona sempre sullo stretto giro ma vale la pena tenere duro. 

 

5. Non punirlo, ma fagli ripagare comunque il problema causato

Quando attuano comportamenti scorretti trincerandosi dietro ad un “non è colpa mia”, utilizzare punizioni o ritorsioni pubbliche e palesi non funzionerà. Semplicemente alimenteresti la loro narrazione: “Io sono vittima, tu sei il bullo.  

Per scoraggiare questi comportamenti negativi, lo strumento migliore è non dargli quindi una punizione nel senso classico del terminema comunque fare pagare un qualche prezzo per il “pasticcio” fatto 

Prendi un esempio dal mondo lavorativo: se gli chiedi di andare in posta ma lui non ci va adducendo la scusa che “la metropolitana è stata ferma sei ore”, dopo averlo compatito, non solo l’indomani gli chiedi di rifare lo stesso compito, ma anche di compilare moduli ulteriori sul pagamento in ritardo. Questo lo scoraggia a continuare a comportarsi così perché anche lui ci perde, non solo tu. 

 

  

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.