Psicologia dei gruppi - Psicologo Milano
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Psicologia dei gruppi

Tenendo a mente il discorso circa la psicologia dei gruppi, sapete qual è il grande segreto della Danimarca?

Il sociologo Ruut Veenhoven e il suo gruppo di ricerca hanno studiato la percezione della felicità in 91 Paesi e hanno visto che la Danimarca è al primo posto, vincendo il titolo di patria delle persone più felici del pianeta. Se andiamo a studiare la popolazione danese, colpisce che il 92% di loro appartiene almeno a un gruppo, che varia da quello sportivo a quello di interesse culturale.

Quindi, l’attenzione qui si sposta dalla terra danese e le sue attrazioni turistiche al tema del gruppo e dei benefici che l’appartenenza e l’adesione a obiettivi e valori condivisi può portare nella nostra vita.

Appartenere a gruppi come una rete di amici, la famiglia, i club, le squadre sportive e così via, migliora la salute mentale, poiché i gruppi forniscono sostegno, aiutano la nostra autostima e consentono di restare mentalmente in forma. I gruppi hanno il magico potere di promuovere la resilienza negli individui, ovvero la capacità di non spezzarsi davanti agli urti della vita. Non solo, se uno appartiene a più gruppi, magari diversi tra loro, questo può renderlo non solo psicologicamente, ma anche fisicamente ancora più forte. Infatti, la ricerca ha visto che queste persone affrontano meglio situazioni di tensione, come il recupero dopo un infarto, oppure riescono a rimanere immuni dai virus anche se vi entrano in contatto.

Una professoressa della Università di Brigham, ha compiuto un’analisi su 148 casi e ha concluso che la mancanza di supporto sociale anticipa le cause di morte, mentre le persone con un solido gruppo di amici hanno il 50% in più di possibilità di sopravvivere rispetto a chi non ne ha nemmeno uno.

Ma, come poter avviare una propria piccola comunità e goderne dei fantastici benefici?

Vediamo 3 punti da cui partire.

 

1) Incontri regolari

Se ti incontri una volta ogni tanto con una persona, questo non darà origine a una comunità. In un incontro puoi parteciparci a una festa o vederci un film, ma per instaurare un legame benefico nei termini in cui dicevo prima serve ben altro.

La prima cosa da tenere a mente per crearsi una piccola comunità e goderne dei benefici è organizzare incontri regolari e costanti, è solo così che potrai creare un legame di fiducia e percepire le belle sensazioni che questo comporta.

Se ci pensi è comico: fissiamo in agenda gli orari di lavoro, l’appuntamento dal parrucchiere, il tagliando della moto, le lezioni di inglese… Ma quando si tratta di relazioni – ovvero ciò che, secondo quasi tutti gli articoli scientifici, filosofici e religiosi, rende la vita meritevole – tendiamo a improvvisare.

Nulla di innaturale nel programmare certe cose, perché lasciare al caso la felicità è un modo perfetto per garantirsi l’infelicità.

Dopo la parte di programmazione, occorre concentrarsi su quella di reclutamento, ovvero quella in cui ci si interroga su che tipo di persone vorreste invitare nella vostra comunità.

 

2)  Chi ti fa stare bene? Chi ammiri?

Se questo gruppo deve essere un supporto al nostro benessere, è ovvio che dobbiamo cercare la partecipazione di individui per noi piacevoli, che ammiriamo.

A volte trascorriamo il nostro tempo libero con alcune persone perché “dobbiamo”, e questo causa ansia e stress.

Al contrario, dovremmo ambire a creare un gruppo di persone cui vorremmo somigliare, perché che vi piaccia o no, finirete con l’essere simili a chi avete accanto. I gruppi a cui ci si associa spesso determinano il tipo di persona che diventeremo, ci aiutano a cambiare abitudini e promuovere comportamenti auspicati.

 

3) Lotta, aiuto e festa

Terzo spunto da tenere a mente è accelerare o comunque rendere solido il processo di coesione tra le figure che compongono la squadra. A questo proposito sono tre le strade.

La prima è cercare un elemento di difficoltà da superare, una sfida da vincere, una “lotta” da combattere assieme. I gruppi che hanno attraversato un “calvario importante” si legano di più rispetto a quelli che hanno vissuto difficoltà blande, perché l’esperienza di lottare fianco a fianco per uno scopo condiviso avvicina le persone. Questo è il motivo per cui i soldati si sentono come in famiglia.

La seconda strada, che non è in conflitto con la prima, è quella dell’aiuto, del dare valore alle vite dei compagni di viaggio. È curioso ma le persone che vivono più a lungo solitamente non sono quelle che ricevono più aiuto, ma quelle che lo offrono in quantità maggiore.

Terza strada per rendere più coesi gli individui del gruppo è festeggiare i successi condivisi. Indicazione forse un po’ banale e scontata ma indubbiamente vera: dunque, quando voi e i vostri consorti o cugini o migliori amici vincete con onore, congratulatevi con loro (e con voi stessi) e festeggiate.

 

Cari amici, nessuno vuole avere rimorsi sul letto di morte e tutti desiderano avere una vita buona.

Quando le persone stanno morendo, cosa rimpiangono maggiormente?

“Aver trascorso più tempo con gli amici…”.

La sola cosa che davvero conta nella vita sono le relazioni interpersonali, e all’interno di un gruppo puoi ovviare a questo problema e al contempo divertirti.

 

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Luca Mazzucchelli
Luca Mazzucchelli
Direttore della rivista "Psicologia Contemporanea", Vicepresidente dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia, psicologo e psicoterapeuta. Ha fondato il canale youtube “Parliamo di Psicologia”, con cui ispira migliaia di persone su come vivere meglio grazie alla psicologia, ha dato vita alla "Casa della Psicologia" assieme ai colleghi dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia ed è consulente editoriale delle collane di Psicologia Giunti Editore.